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Cosa mangiare a Napoli in mezza giornata

I posti da non perdere a Napoli

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Capita a volte che arrivino delle voglie improvvise, incontrollate, e quello che possiamo fare è solo cercare di farcele passare se sono del tutto sconsiderate, o assecondarle se sono fattibili. La voglia di una vera pizza napoletana per una persona che vive a Roma potrebbe essere uno di quei desideri da inserire nella lista del “meglio farsela passare” ma se si considera che è possibile andare da una città all’altra con poco più di un paio d’ore d’auto, allora quella voglia può passare dritta dritta nella categoria “da assecondare”. Così succede che una mattina d’inverno ci si alza, ci si mette in macchina e si va a fare un giro mangereccio a Napoli!

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 Il tour per me è iniziato con un giro dei bellissimi e affollati vicoli attorno a Via dei Tribunali, aspettando il turno per pranzare da una delle maggiori istituzioni della pizza partenopea: Gino Sorbillo (www.sorbillo.it). Gino è un pizzaiolo doc che ha preso in eredità la pizzeria di famiglia e l’ha porta a livelli di qualità eccelsa e fama mondiale pur facendola restare saldamente legata al suo territorio, al suo quartiere e alla gente che ci vive. Ha mantenuto prezzi spaventosamente bassi e ha riproposto iniziative come la “pizza a credito” da pagare dopo 8 giorni per chi non può permettersi di saldare il conto subito. E’ una persona instancabile e piena di entusiasmo per il suo lavoro, la sua pizzeria  sforna una media di 1200 pizze al giorno rigorosamente preparate con materie prime scelte e selezionate.

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 Questo mix di qualità, passione e prezzo irrisorio fa si che ogni giorno davanti alla sua porta, sia a pranzo che a cena, ci sia una lunga coda di persone in attesa di entrare, ma una volta all’interno i ragazzi di sala sono gentilissimi, veloci e molto cortesi nonostante la grande affluenza. Consiglio di andare sul classico e prendere le pizze più semplici perchè secondo me è in queste che si esprime al meglio la bravura di Gino. In particolare la margherita e la margherita con aggiunta di ricotta fresca che la rende di una cremosità unica. Non si accettano prenotazioni, se vuoi mangiare questo capolavoro di pizza fai la fila e aspetti. Il forno è  in bella vista al piano terra e ci troverete quasi sempre Gino ad impastare a meno che non sia da qualche parte in giro per il mondo ad esportare e diffondere la qualità della sua pizza. Avrei tanto voluto mangiare anche la meravigliosa pizza di Ciro Salvo (www.50kalò.it) ma due pranzi sarebbero stati eccessivi. Mi riservo comunque una seconda fuga napoletana per non far torto a nessuno. 

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Dopo il pranzo serve il dolce, così la pasticceria storica Scaturchio (www.scaturchio.it) è diventata la seconda tappa per l’assaggio del “ministeriale”. Il ministeriale è uno spesso medaglione  di cioccolato fondente di 10 cm di diametro e dal cuore cremoso, inventato da Francesco Scaturchio per una donna, la diva del café chantant Anna Fougez. E’ farcito con una ganache di ricotta, cioccolato e nocciola, resa a lunga conservazione dall’aggiunta di un mix di liquori. Negli anni ’20  divenne uno dei dolci preferiti dalla famiglia reale ma per diventare fornitore della casa reale il pasticcere dovette superare una lunga trafila burocratica di ministero in ministero e da questo è derivato il nome del dolce. Scaturchio è una pasticceria artigianale di tradizione quindi vi troverete anche sfogliatelle, pastiera e babà di alta qualità.

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C’erano ancora altre tappe dolci da fare, ma prima era il caso di camminare un po’ per digerire. Napoli è ottima da girare a piedi, bellissima per perdersi nei vicoli, divertente per le scene che si presentano ad ogni angolo e per le tante piazzette nascoste. Le signore non curanti della propria privacy si affacciano dai terrazzi per chiacchierare con le amiche del palazzo di fronte, secchi colorati scendono con lunghe corde dalle finestre dei piani alti fino ai negozi sulla strada per fare spesa “comodamente”, e per strada si trovano chicche come l’edicola votiva di Maradona (comprensiva di cartello per avvisarti che, se vuoi fotografarla, è bene ripagare il favore andando a prendere un caffè nel bar a fianco).

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Se poi durante la passeggiata digestiva passi davanti all’antica fabbrica di cioccolato Gay Odin (www.gay-odin.it), ti fermi e prendi qualcosa da riportare a casa. Ci sono più punti vendita in città ma sono quasi tutti arredati all’antica maniera sobria ed elegante, col bancone in marmo e gli scaffali di legno a vetrina. E’ una meraviglia anche solo da vedere.

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Il tour prosegue nella zona centrale più famosa: una sosta a Piazza del Plebiscito, una sbirciata ai lussuosi saloni del Gambrinus, un caffè al “Bar del Professore”, un giro alla Galleria Umberto I per poi cadere di nuovo in tentazione al chiosco Mary che si trova proprio all’ingresso della galleria e che ti attira con una vetrina piena zeppa di dolci e di babà spettacolari. E’ impossibile non mangiarne un altro, impossibile!

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Penultima tappa è Pintauro in via Toledo, dove tradizione vuole siano state inventate le sfogliatelle. Si possono assaggiare sfogliatelle in quasi tutte la pasticcerie di Napoli ma se si cerca l’eccellenza, Pintauro è una garanzia. La piccola pasticceria è sempre quella, sta lì da quasi duecento anni. Ha cambiato gestione, ma non il nome e l’insegna, e a quanto pare neanche la qualità. 

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Già da fuori la porta l’odore ti attrae, dolce e con un sentore delicato di cannella. Dentro il tutto è un po’ surreale, con marmo, fiori in vaso, dipinti di madonne e vecchie fotografie in bianco e nero che si addicono più agli altarini dei cimiteri che ad una pasticceria ma tant’è, Napoli è anche così ed è bella per questo.

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Infine un’ultima lunga passeggiata per vedere il mare e lo splendido Castel dell’Ovo, e una puntatina pre-partenza da Leopoldo (www.leopoldo.it) per un bel sacchetto da asporto di taralli con strutto mandorle e pepe. Il Tarallificio Leopoldo ha cinque punti vendita sparsi per Napoli e produce i taralli più buoni che io abbia mai provato, impasto friabile, mandorle dolci e croccanti e quel pepe che lo rende piccante e gustosissimo. Sono davvero una meraviglia napoletana da non perde per nulla al mondo.

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Potete fare questo tour mangereccio tranquillamente a piedi nell’arco di poche ore, sono tutti posti relativamente vicini tra loro. Unica dote richiesta, oltre alla voglia di camminare, è avere parecchia fame ed essere estremamente golosi!

 

18 marzo 2015

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