L'asparago - Edouard Manet, 1880

Manet, Proust e gli asparagi

Declinazioni pittoriche e poetiche sull'asparago

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Ne mancava uno al vostro mazzo.

È il 1880 e Edouard Manet (1832 – 1883) regala, accompagnato a questo biglietto, il piccolo capolavoro del solitario asparago al committente del mazzo già dipinto. Charles Ephrussi, intenditore e amante d’arte, aveva pagato 1000 franchi l’opera precedente, nonostante ne fossero stati richiesti solo 800. Manet, persona ironica e anima istrionica, decise quindi di regalare questo dipinto al generoso banchiere.

È il 1922 e Marcel Proust (1871 – 1922), invitato ad una cena di grande importanza a Parigi, gusta uno dei suoi piatti preferiti, gli asparagi. Nella sua opera più famosa, Alla ricerca del tempo perduto (1909 – 1922), ne parla spesso, trovando in questo delizioso ortaggio primaverile numerose ispirazioni per i suoi pensieri filosofici, come possiamo leggere qui di seguito:

M’indugiavo a guardare, sulla tavola, dove la sguattera li aveva appena sgusciati, i piselli allineati e numerati come bilie verdi in un gioco; ma sostavo rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa, e il cui gambo, delicatamente spruzzettato di viola e d’azzurro, declina insensibilmente fino al piede – pur ancora sudicio del terriccio del campo – in iridescenze che non sono terrene. Mi sembrava che quelle sfumature celesti palesassero le deliziose creature che s’eran divertite a prender forma di ortaggi e che, attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d’aurora, in quegli abbozzi d’arcobaleno, in quell’estinzione di sete azzurre, l’essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l’intera notte che seguiva ad un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nelle loro burle poetiche e volgari come una favola scespiriana, a mutar il mio vaso da notte in un’anfora di profumo.

Manet amava dipingere. Nature morte, persone o personaggi, dipingeva tutto ciò che vedeva, tutto quello che poteva riportare su tela. Che la natura fosse una nuvola, qualche foglia, un intero parco o un singolo asparago, la sua capacità comunicativa non trovava freno ne’ limite, le sue scelte pittoriche non venivano meno se il soggetto cambiava, se non esprimeva nulla per gli altri. Questo capolavoro in miniatura, solo 16cm x 21cm, riassume la potenza della sua pittura.

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Da sinistra: Edouard Manet – Il mazzo di asparagi, 1880

Proust amava la vita. Amava partecipare agli incontri mondani perché essi erano la linfa per la sua produzione filosofica, per i suoi scritti e pensieri. La sua declinazione sull’asparago è una poesia, un’insalata perfetta di parole intorno ad un ortaggio, condita da illustri vocaboli e colori.

Sembra incredibile, ma a volte basta guardarsi intorno, vicino, senza viaggiare con la fantasia o con gli aerei, per approdare in campi sterminati di ispirazioni vegetali che non arricchiscono solo il nostro stomaco, ma anche la nostra anima.

 

Fonti bibliografiche e fotografiche:
http://www.mensamagazine.it/index.php/le-muse-del-gusto-mar13/proust-gli-asparagi-e-l-immortalita-dell-anima
http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/cerca/commentaire_id/lasperge-18315.html
http://senzadedica.blogspot.it/2012/03/lasparago-di-manet.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Proust
http://it.wikipedia.org/wiki/Edouard_Manet

15 aprile 2015

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