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Carote di tutti i colori

Un ortaggio "fresco" e colorato da 5000 anni

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Le carote e il colore arancione sono sempre andati a braccetto. Negli ultimi tempi sui banchi dei mercati rionali e tra i contadini più sciccosi si vedono apparire carote di altri colori…vi diranno che sono carote “antiche” e allora cerchiamo di chiarire tutti i dubbi: è nata prima la carota arancione o quella nera?

La carota esiste fin dalla notte dei tempi. Già gli Egizi usavano questa pianta come cicatrizzante e Plinio e Galeno la citano nei loro trattati, attribuendole le più diverse proprietà, da diuretiche, ad abortive ad afrodisiache. Da questo possiamo dedurre che gli antichi mangiavano le carote arancioni come noi? Niente affatto! La radice della carota arancione, nata in Afghanistan e diffusa almeno dal 3000 a.C., in versione selvatica o coltivata, era molto asciutta e legnosa e non veniva mai mangiata. Se ne consumavano invece le foglie, soprattutto a scopo curativo-medicinale, e i semi, molto aromatici.

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Juniana Anicia Codex: carota selvatica e carota coltivata (512 dC); Tacuinum Sanitatis: paesano che coltiva carote (1380-1400).

 

Dall’analisi dei testi illustrati genera una certa confusione la somiglianza visiva tra carote, pastinache e rape, e spesso non è immediato capire di quale ortaggio si parli. In alcuni testi botanici medievali compaiono però delle carote arancioni, prova che era una tipologia diffusa e conosciuta.

Furono gli Arabi a portare la carota viola in Europa attraverso la Spagna nel XII secolo, ma nel Rinascimento sono le carote gialle o quelle bianche a diventare le preferite nel consumo dei ceti elevati, perché i cibi troppo scuri erano distintivi dell’alimentazione delle classi povere.

Caterina De’ Medici spinse la diffusione e il consumo delle carote di colore chiaro in Francia, migliorandone, attraverso la perizia dei suoi giardinieri, la tenerezza e la succosità.

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J. Beuckelaer – Venditrice con frutta, verdura e pollame (1564); J. Beuckelaer – Venditrice di verdure (circa 1560)

Il pittore Arcimboldo, nel XVI secolo, nei suoi celebri ritratti antropomorfi creati con l’utilizzo di elementi vegetali e zoomorfi, dipinse più volte la carota bianca, diffusa parimenti a quella gialla e quella nero/viola. E proprio nello stesso secolo cominciarono ad apparire le carote arancioni, ben allestiste sui banchi del mercato, e quindi ormai pronte per il consumo della radice a tavola; esse furono create, attraverso l’incrocio di semi di carote gialle e viola, dai coltivatori olandesi in onore della loro casa regnante, gli Orange-Nassau. La carota che ne derivò non era soltanto di un bel colore vivace, ma era anche particolarmente succosa. A quel punto si cominciò a prediligere l’arancione, frenando la diffusione delle altre qualità.

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L’Arcimboldo – ritatto (1580 circa); Nicholaas Maes – Il banco della verdura (1655-1665)

Nutrizionalmente parlando le arancioni ci regalano il betacarotene; questa sostanza è liposolubile, quindi niente carote lesse: meglio passarle brevemente nel burro o in un po’ di olio extravergine, per assimilarla completamente e regalarci una bella abbronzatura. Le carote nere, invece sono ricche di antociani, antiossidanti che favoriscono il rinnovamento cellulare e inoltre aiutano nella fragilità dei capillari e nei disturbi circolatori.

Fonti fotografiche e bibliografiche:

http://www.carrotmuseum.co.uk

http://www.billmurray.it/ricette/materieprime/carote/carote.htm

http://www.wga.hu

19 maggio 2015

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