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Mela, visioni surrealiste

Da Magritte a Kush, un frutto perfettamente surreale

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Una città chiamata Grande Mela. La mela di Biancaneve, quella della Apple, il frutto proibito di Adamo ed Eva, una rossa, caramellata e croccante comprata al luna park. Infinite combinazioni di sapori, vitamine, colori e idee. Avere una mela tra le mani è molto più di quello che si può immaginare, è un piccolo viaggio nella natura, nell’arte della natura, di come un frutto possa essere elemento di tradimento, veleno, dolcezze e fortuna imprenditoriale.
Tra le – infinite – prospettive di osservazione dalle quali si può descrivere la mela, qui cerchiamo di raccontare di come due artisti del surrealismo abbiano reso questo frutto un protagonista, talvolta ingombrante, nelle loro opere, molto particolari e poco immediate, almeno a prima vista.

Sembra strano forse dover partire parlando di Michelangelo, artista poliedrico che dal rinascimento non ha mai smesso di essere attuale: il frutto proibito, nonostante sia il motivo scatenante della violenta Cacciata dal Paradiso Terrestre (1510 circa), non viene nemmeno mostrato nell’affresco parte delle storie dell’Antico Testamento nella Cappella Sistina. Michelangelo sceglie di non dipingere la mela, contrasto evidente con le due opere di René Magritte, qualche secolo e movimento artistico dopo. Da La camera d’ascolto (1958) a Il figlio dell’uomo (1964) (praticamente identico ad un altro suo quadro La grande guerra, dello stesso anno), l’artista belga la mette evidentemente in primo piano, rendendola la protagonista inconsapevole di questi due lavori così famosi.

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René Magritte, La camera d’ascolto – Il figlio dell’uomo

La saturazione, l’oppressione, la totale chiusura dello spazio de La chambre d’écoute rende la mela verde raffigurata come un invasore, una minaccia, una presenza cromatica importante, ma allo stesso tempo, come suggerisce il titolo, la usa in modo concreto per raffigurare il suono e la sua propagazione all’interno di uno spazio. In ogni caso Magritte afferma che:
L’amore dell’ignoto equivale all’amore della banalità: conoscere è pervenire ad una conoscenza banale (…). La banalità comune a tutte le cose è il mistero.
Una mela, frutto banale, banale ma misterioso in questo contesto, in questa scelta comunicativa, custodisce un segreto.
Ne Le fils de l’homme Magritte pone la mela davanti al volto del protagonista del quadro:
Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile.
Quasi un rebus, una critica forte verso chi si nasconde dietro maschere e meschine formalità. Tutto questo solo con la presenza di una mela. Il frutto proibito prima è tentatore di coscienze, poi nasconde coscienze.

Dal surrealismo di Magritte a quello di Vladimir Kush, artista russo contemporaneo attualmente attivo negli Stati Uniti, molto vicino ad una realtà immaginata, onirica, una pittura precisa e sovente enigmatica, che richiama molti artisti della corrente ma allo stesso tempo è originale, limpida, decisa.

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Vladimir Kush, Butterfly apple – Green apple – Clockwork apple

Kush dipinge una Butterfly Apple, creando un’illusione visiva notevole: può quel coltello aver cesellato in modo così preciso le ali di una farfalla nella metà della mela che vediamo? E’ un quadro leggiadro, non ci appesantisce, potremmo osservarlo per ore. Lo stesso vale per Green Apple, cambia il colore, la forma del frutto ma il senso è molto simile. In pochi centimetri l’artista riesce a racchiudere il ciclo della vita della farfalla, che poi prende il volo all’apice del picciolo, un volo che si fa reale grazie alla carica della Clockwork Apple che si libera in un cielo affollato di nuvole, salutata (o accolta) da figure filiformi in una spiaggia sconosciuta.

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Paul Cézanne, Natura morta con mele e arance

L’arte è una via delle tante che ci aiuta ad osservare la realtà. È un modo che scegliamo, per il quale è necessario liberarsi da ogni schema e pregiudizio. Non servono particolari conoscenze, lauree o esasperanti studi. È un po’ come prendere tra le mani una frusta per impastare una torta, affettare una mela e renderla da banale…un po’ speciale. L’arte, come la cucina, forma perfetta, colori brillanti, profumi incantevoli, diventa improvvisamente comprensibile e meno surreale. Basterà accoglierla per farla nostra.

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Fonti fotografiche e bibliografiche:
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_figlio_dell’uomo_(Magritte)
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Listening_Room
https://www.facebook.com/VladimirKushFineArt
http://www.vladimirkush.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Kush

12 maggio 2015

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