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Vino Bio, l’Italia tra i leader nella produzione

La produzione biologica si conferma una carta vincente da giocare per il futuro della nostra viticoltura

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L’Italia si conferma ai primi posti nel mondo per la produzione di vino bio, con dati e numeri in costante aumento: per quel che riguarda il numero delle aziende e delle superfici, ma soprattutto crescita di attenzione da parte dei consumatori. Nel 2014 oltre 70 mila ettari sono stati dedicati alla vitata biologica che è arrivata a rappresentare l’11% di quella totale.

Le cantine biologiche certificate in Italia sono diventate circa 1.300 che vinificano, secondo un disciplinare definito dal Regolamento europeo, circa 4,5 milioni di ettolitri di vino bio. Le regioni leader in questo ambito sono la Sicilia, la Puglia e la Toscana. Ma buone performances vengono raggiunte anche da altre regioni tra le quali spicca, ad esempio, la Calabria.

Interessante lo scenario in Calabria, fanalino di coda nella produzione vinicola tradizionale, che si trova attualmente in prima linea nella produzione biologica, e non a caso anche quest’anno due dei tre vini premiati con i Tre Bicchieri della Calabria nella guida Vini d’Italia 2016 del Gambero Rosso arrivano dai terreni fertili di Cirò.

Nel 2015, la percentuale di italiani che hanno acquistato almeno una bottiglia di vino bio è notevolmente aumentata passando dal 2% nel 2013 a quasi il 17% odierno, a fronte del boom di vendite presso enoteche, ma anche negozi specializzati e GDO. “E se – dice Vincenzo Vizioli, presidente di AIABmentre fino a pochi anni fa rimanevano molti dubbi sulla qualità del vino biologico oggi questa è nettamente aumentata a detta di esperti enologi e consumatori e il vino bio è equiparato ai vini convenzionali di fascia medio alta.

Ma a spingere la crescita è anche l’export, come del resto accade anche per il vino “classico”. Solo negli Stati Uniti infatti un terzo delle bottiglie di vino importate dall’Italia sono di vino bio. “Un altro settore del biologico che valorizza e monetizza le ricchezze del nostro territorio e le produzioni autoctone“, aggiunge Vizioli. “Lo hanno capito le aziende che hanno deciso di investire su validi enologi che hanno fatto decollare qualità e consumi della produzione bio. Deve capirlo anche lo Stato che non deve farsi sfuggire questa opportunità per premiare tutte quelle produzioni che rispondono ai bisogni sempre più emergenti di salute, benessere, gusto di consumatori italiani e mondiali.”

21 settembre 2015

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