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Cucina di casa, cucina di paese

10 mamme hanno messo a disposizione le loro cucine per un particolare "ristorante"

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Ho trascorso i primi anni della mia vita in Via dei Tribunali, storica strada del centro di Napoli, caratterizzata dalla presenza dei “Bassi“, piccole abitazioni di uno o due vani poste al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada. I Bassi, caratteristici non solo del centro cittadino ma di tutto il circondario partenopeo, sono storicamente considerati espressione di degrado urbanistico e sociale.

Per me, che li ho “vissuti” da piccolo, Basso vuol dire casa, vuol dire mamme e nonne perennemente affacciate per osservare qualunque cosa potesse accadere in strada, e significa soprattutto cucina, tradizione, odori intensi sin dalle prime ore del mattino. Quando ho letto dell’iniziativa delle mamme di Borgo Tricase (in provincia di Lecce), ho avuto la stessa reazione che ha il critico gastronomico del film d’animazione “Ratatouille” quando assaggia il piatto preparato dal topino: sono stato immediatamente catapultato nel passato, nella parte più intima del mio passato.

Un piccolo borgo abitato da sole 250 anime che però vuol pensare in grande: “Nell’ottobre del 2014 c’è venuta l’idea – racconta Eleonora Bianchivolevamo rivalutare il borgo di Tricase, volevamo questa rinascita anche per il porto. La maniera più facile per farlo era coinvolgere gli abitanti con le loro attività culinarie“.

Da questa idea è nata l’iniziativa “Le mamme del Borgo“, un sorta di ristorante dislocato nelle 10 abitazioni messe a disposizione dalle mamme del paesino: “In un primo momento avevamo pensato ad un home restaurant, ma poi visto che nel borgo c’è spazio ci siamo detti che sarebbe stato ancora più bello creare un ristorante comune, nel quale le mamme cucinano per tante persone“. Un’iniziativa che ha richiamato circa 200 persone che comprando un ticket al prezzo di 15 euro hanno avuto diritto ad un pasto completo.

Il successo delle prime due edizioni ha portato a nuove, interessanti idee: cene a cadenza settimanale, con un massimo di 300 persone, alle quali offrire ricette preparate con prodotti locali. Ma l’obiettivo principale è quello di riuscire a portare questo progetto in altri piccoli borghi d’Italia, per permettere ai visitatori di scoprire altri suggestivi luoghi attraverso i sapori locali.

21 ottobre 2015

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