collage personalità

Le 10 personalità a tavola: dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Le diversità psicoculinarie dal perennemente affamato al ristorante addicted, ecco chi sono

condivisioni

Come i tipi di cultura, razza, generi musicali e mode, esistono anche tanti tipi di personalità a tavola e alcuni dettagli culinari sono sintomatici di un temperamento umano.
Oggi, essendo il cibo diventato quasi una tendenza e non più motivo esclusivo di sopravvivenza, ci permette di cambiarlo, provarlo e preferirlo come se stessimo scegliendo un vestito dall’armadio, ed è così che si plasmano le diversità psicoculinarie che rivelano la vera indole di una persona.
Chi mangia tanto, chi poco, chi è devoto ai pasti etnici, chi mangia una volta al giorno.
Abbiamo individuato 10 personalità gastronomiche.

1 – Perennemente affamato
“Ogni momento è buono per mangiare” è il suo motto. Che sia la colazione, il pranzo o la cena, la pausa sigaretta, lo spuntino di mezzanotte, quello del pomeriggio o quello tra la prima e la seconda digestione, il perennemente affamato mangia praticamente sempre, anche nei momenti più impensabili. L’unico gorgoglio sacro e concesso è quello dello stomaco: musica per le sue orecchie. Spesso il perennemente affamato è il più invidiato da tutti, è quello dotato di una forma smagliante nonostante ingurgiti chili e chili di cibo al giorno. Il suo segreto? Quel maledetto metabolismo accelerato.

2 – Choosy
Lo riconosci ad occhi chiusi: ha la puzza sotto al naso e se si tratta di prendere del cibo con le mani (perché costretto) userà solo le punte dei polpastrelli: fosse per lui mangerebbe anche il pane con forchetta e coltello. Odia i semini dei fichi d’india e dell’uva, per non parlare di quelli del melone. Non sopporta lo yogurt con i pezzi, ma solo quello vellutato. La pasta deve essere al dente, e se scotta va buttata. Il choosy è schizzinoso e mangia solo roba biologica ed artigianale che abbiano subito controlli di sicurezza altissimi.

3 – Fissato con la dieta
Dieta a zona, dieta della banana, dieta del limone, cronodieta e dieta della luna. Le ha provate tutte. Il fissato con la dieta basa le sue giornate su pranzi monotematici, tristi e molte volte privi di gusto, per mantenere una forma fisica che spesso non riesce a raggiungere. I pranzi in ufficio si riducono a barrette di cereali e guarda in cagnesco chi mangia a sproposito come se fosse un alieno, un intossicato.

4 – Signor No
“No, grazie non mangio fuori pasto” è la risposta che vi darà il Signor No ogni volta che vorrete offrirgli un tè a casa con dei biscottini, un birretta dopo cena con gli amici, o addirittura un caffè nella pausa di mezza mattinata. Il Signor No è fedele alla linea, ai tempi e mangia solo ad orari prestabiliti. Non va oltre i tre pasti (colazione, pranzo e cena) e quando a metà mattinata o all’ora della merenda sta per svenire per carenza di zuccheri, attua il mantra mentale reiterato del “Mancano poche ore alla cena, mancano poche ore al pranzo, mancano poche ore alla colazione”, a seconda del momento della giornata.

5 – Solo roba di Mammà
Il mammone è spesso di sesso maschile. Non ha ancora staccato il cordone ombelicale, soprattutto quello culinario. Nonostante la veneranda età (parliamo anche di 50-60enni), gli unici pasti che predilige sono quelli della mamma. Guarda con sospetto tutte le torte e i manicaretti preparati da qualunque donna che non sia la sua generatrice: la fidanzata, come la coinquilina o la vicina di casa. Mangiare roba altrui potrebbe attentare alla sua vita.

6 – Etnico mon amour
Entrare in casa sua vuol dire sentire solo odore di curry, cumino e coriandolo. Nel portaposate spesso spuntano le bacchette e in dispensa conserva cous cous, germogli di soia, avocado e mango. L’amante dell’etnico non sa nemmeno cosa sia la pasta alla carbonara, un bel timballo o una torta della nonna. Se si parla di carne, vi citerà solo il pollo tandoori, e se si parla di pesce, non farà a meno di raccontarvi come preparare il ceviche.
Lo vedi comparire solo in ristoranti indiani, eritrei, giapponesi o cinesi, uniche volte in cui avrete l’onore di fare una cena in sua compagnia.

7 – Ristorante addicted
Trattoria, osteria, paninoteca, ristorante stellato, pizzeria, tavola calda, qualunque luogo sia basta che sia fuori casa. Il ristorante addicted ha una certa allergia ai pranzi in casa, tra amici, in solitaria o con la famiglia.
Un invito a cena a casa è un’eresia detta ad alta voce: restare nel luogo domestico vuol dire mangiare male, sbagliare le cotture, restare chiusi come in carcere, deprimersi davanti ad un piatto intorno a quattro mura guardando sempre le stesse e poche facce: il partner, gli amici, i parenti, i coinquilini.
È così bello il via vai di gente, il cameriere che ti serve, il vino che non trovi al supermercato, le specialità dello chef. Certo, fino a quando il portafogli non comincia a piangere!

8 – Tradizionalista
Pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e pomodoro, bistecca di carne, pollo alla cacciatora, pizza, parmigiana di melanzane, lasagne. Sono questi i piatti che abbondano nel menù del tradizionalista. Per lui esiste solo pasta, carne, formaggio, pesce, latticini, ingredienti prettamente italiani preparati magari con ricette dell’anteguerra. Il tradizionalista e l’etnico mon amour sono i peggiori nemici, una discussione tra loro non finirebbe a tarallucci e vino, ma a colpi di cous cous e spezzatino.

9- Junk food dipendente
Per lui esistono solo merendine e snack. La sua verdura? Le patatine fritte. La sua colazione dolce? Un kinder bueno o un duplo. La pausa pranzo in ufficio è il momento per fare compere, pagare le bollette. Il pasto? Si recupera dopo davanti al computer magari con dei crackers oppure con salamini e tarallini dalla macchinetta degli snack. E se in pausa pranzo ha deciso di dedicarsi allo sport facendo una corsetta, sa come ripristinare i sali minerali persi: una Coca Cola è quello che serve!

10 –One shot lunch
Mangia solo una volta al giorno, è iperattivo e cibarsi è un’attività accessoria, una perdita di tempo. Perché sedersi a tavola per almeno tre volte al giorno? Generalmente questo cliché culinario è manager, ha riunioni una dopo l’altra, conference call a tutte le ore e le più produttive (per lui) sono quelle fissate proprio all’ora di pranzo mentre i dipendenti tirano giù i santi tra i borborigmi dello stomaco e lui si trastulla tra report, budget, business plan ed investimenti.

 

[Si ringraziano per le foto Antonella Pagliaroli, Mary Pellegrino, Pancetta Bistrot e Alessandra Giovanile ]

1 ottobre 2015

Traduci

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Le Ricette Più Viste