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L’Italia ribadisce il suo ‘no’ alla produzione di formaggi senza latte fresco

Il Governo Italiano ha inviato alla Commissione Europea una lettera per confermare la propria posizione

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Il commissario europeo dell’agricoltura, Phil Hogan, ha confermato tramite il suo portavoce, che la Commissione europea ha ricevuto la lettera dell’Italia sulla normativa che vieta alle aziende lattiero casearie, con sede nel nostro paese, di produrre latte e latticini a partire dal latte condensato e quello in polvere.

Il Governo italiano nella sua lettera all’Unione Europea ha confermato il “NO” alla produzione di formaggi senza latte fresco e di non voler assolutamente modificare l’attuale normativa nazionale. Il Governo ha quindi risposto alla procedura di infrazione che era stata avviata da Bruxelles, secondo cui la legge italiana n.38 del 1974 costituisce a tutti gli effetti una forma di restrizione per le importazioni, andando ad interferire con il corretto funzionamento del mercato unico.

La lettera del Governo italiano dovrà esser ora tradotta e sottoposta all’analisi della Commissione Europea, che ha fatto notare come tutte le eccellenze del made in Italy, come ad esempio le denominazione d’origine e le indicazioni geografiche protette (Dop, Igp), non siano interessate da un adeguamento della normativa alle regole Ue: ciò è possibile perché tali denominazioni sono già tutelate dal loro disciplinare di produzione.

La Commissione ha inoltre sottolineato che la modifica della normativa interesserebbe solo i prodotti “standard“, che è possibile produrre e commercializzare solo rispettando le relative norme sanitarie. “Un’adeguata alternativa al divieto di impiegare latte in polvere nella produzione lattiero-casearia potrebbe essere un’etichettatura appropriata dei prodotti” ha inoltre affermato il commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan. “Gli Stati membri -continua Hogan – possono adottare disposizioni che richiedono ulteriori indicazioni obbligatorie per tipi o categorie particolari di alimenti, a condizione che tali indicazioni siano giustificate da una serie di motivi, fra cui “protezione dei consumatori, prevenzione delle frodi, delle indicazioni di provenienza e delle denominazioni d’origine”.

La “battaglia” per la salvaguardia del Made in Italy quindi continua grazie alla ferma presa di posizione del nostro Governo. Ora la palla passa alla Commissione Europea, sperando che l’ostinata ricerca del “libero commercio” non comporti un abbassamento della qualità dei prodotti presenti sulla nostra tavola.

2 ottobre 2015

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