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I Vegani e il consumo sostenibile

Quattro milioni e mezzo di italiani hanno abbandonato carne e pesce

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Chi consuma abitualmente carne, pesce e formaggi è convinto che il Vegetarianesimo, cioè la presa di coscienza relativa ai danni degli allevamenti intensivi o della violenza di certe pratiche di macellazione, che ha spinto un numero sempre maggiore di persone a decidere di non consumare più alimenti di origine animale, sia fondamentalmente una moda destinata a scomparire.

Alcuni dati però testimoniano da tempo come il consumo di carne sia dannoso per l’equilibrio dell’ambiente e per la gestione delle risorse di cibo e acqua necessarie per la vita dell’umanità sulla Terra. Produrre un solo chilo di carne comporta il consumo di circa 20 mila litri di acqua; gli animali da macello trasformano in carne da consumare non più del 10% del cibo che ricevono, e che potrebbe essere impiegato nell’alimentazione umana. L’altro grande paradosso è costituito dalla quantità di soia e cereali utilizzata per nutrire 5 miliardi di animali, che successivamente diventano cibo che permette di sfamare un miliardo di persone, tra l’altro sovralimentate, e che potrebbe essere utilizzata per sfamare persone che soffrono la fame.

Un mito da sfatare è quello relativo alla povertà di scelta a tavola per chi decide di diventare vegano: ormai gli arancini vengono preparati ai funghi o ai pistacchi, la pasta si può condire in vari modi e presto sarà possibile mangiare il “Vegorino Romano“. Di cosa si tratta? del primo alimento stagionato vegetale, crudo, fermetato con probiotici di calcio e magnesio. A Torino ha aperto il primo Fine Vegan Fast Restaurant che propone lasagne al sugo di seitan e torte Sacher senza burro.

In Italia il 6% dei consumatori non mangia più né carne né pesce e il 3% rifiuta tutti i prodotti animali. La Coop, nel suo ultimo rapporto sui consumi del maggio 2015, ha analizzato attentamente le nuove abitudini degli italiani. “Un tempo — ha affermato Albino Russo, responsabile dell’ufficio studi economici della Coop — le persone iniziavano da piccole a mangiare i cibi del proprio territorio, e perlopiù continuavano così per tutta la vita. Ora invece ogni persona sceglie da sé il proprio menù“. “Non siamo certi che l’aumento dei vegani continuerà all’infinito, magari molte persone cambieranno idea — ha aggiunto Russo — Ma altre tendenze, come la rinuncia alla carne pensata anche in favore di una vita più lunga, sono molto forti e potrebbero durare a lungo“.

E se il veganesimo non è più una religione, è molto importante per chi decide di sceglierlo avere la certezza di quel che si compra: in quest’ottica è nata VeganOk, la prima società di certificazione nel campo, che dal 2009 ha già certificato 400 aziende.

Ed ora anche la pizza è diventata vegana: Marco e Daniela Matino gestiscono a Sidney la pizzeria “Gigi e la loro pizza “tradizionale e doc” (rigorosamente cotta nel forno a legna) adesso è vegana, cioè priva di alimenti di origine animale, quale ad esempio la mozzarella.

Una vera rivoluzione fino ad un certo punto perché, come spiega lo stesso Marco, in realtà una pizza tradizionale vegana esiste da sempre: la marinara. Loro però hanno tolto insaccati e salami da tutte le pizze e ovviamente anche formaggi e mozzarella, per una scommessa che sembra aver riscosso grande successo.

5 ottobre 2015

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