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Apparecchiamo… la tavola

La nostra lingua non è mai casuale ed è interessantissimo e curioso fare un tuffo nel passato per andare a scoprire le radici da cui deriva un particolare termine o un modo di dire.

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Giusto de’ Menabuoi, Nozze di Cana, 1375-76. Padova, Battistero.

Prima di pranzare o di cenare apparecchiamo la tavola. La tavola? Perché diciamo la tavola se, quello che apparecchiamo, è un tavolo??
Il termine tavola deriva dal Medioevo, quando, per preparare un banchetto, si prendevano alcune tavole di legno (mensae) e si appoggiavano sopra a dei cavalletti o banchetti: questo permetteva ai ricchi di preparare conviti per tante persone e ai poveri di sfruttare meglio lo spazio all’interno della cucina. Inoltre, poteva essere allestita dove tornava più comodo, per esempio, davanti al camino durante l’inverno o all’aperto d’estate.
Quindi, noi diciamo “apparecchiare la tavola” direttamente da questa consuetudine medievale.


Nel Perceval il Gallese di Chrétien de Troyes si legge che “mentre il signore e il garzone si lavano le mani nell’acqua tiepida, due valletti portano una larga tavola d’avorio […] .Essi la tengono per un momento davanti al signore e all’ospite suo, mentre altri due valletti portano due trespoli […] d’ebano.”

Intorno alla tavola venivano posti sgabelli o panche, a volte con alto schienale, resi più comodi da cuscini, disposti solo sul lato esterno della tavola, lasciando libero quello interno per il servizio e per assistere ad eventuali intrattenimenti. Generalmente uomini e donne sedevano alternati fra loro.

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Scena di banchetto da “Perceval au le compte du Graal”, Chrétien de Troyes, 1181-1185, Bibliothèque Nationale de France, Paris, Ms FR 12577 Fol 074v (trascrizione del 1330 circa).

La tavola veniva, già in età altomedievale, adornata con una tovaglia bianca (ciò testimoniato dalle molteplici raffigurazioni cristiane, dall’Ultima cena, alle Nozze di Cana, …) generalmente in lino, o anche più di una: quella più pesante e lunga ricadeva quasi fino a terra e quella più leggera e più corta serviva ai commensali per asciugarsi la bocca e le mani, essendo poco in uso il tovagliolo. Infatti, era usuale il lavaggio delle mani con acque profumate alle erbe, non solo all’inizio del pasto, ma anche durante lo stesso.
La diffusione degli acquamanili tra gli arredi delle tavole è la testimonianza di questa pratica: Le ménagier de Paris (1393, guida di gestione domestica e cucina) consiglia di preparare quest’acqua bollendovi dentro della salvia, o camomilla, o maggiorana, oppure rosmarino, insieme a bucce d’arancio.

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Ghirlandaio, Cenacolo di Ognissanti, 1480, Firenze.

Mangiare sulla stessa tovaglia aveva un significato di uguaglianza sociale e il colore bianco un valore simbolico. Tovaglie bianche, ricamate a bordi colorati, ornate di strisce e riquadrate con balze dai colori intensi erano usate per le occasioni importanti. Talvolta si arrivava a profumare i tessuti e a sovrapporne di diverse tinte in modo che si intonassero di volta in volta al colore delle pietanze servite (anche se Platina, umanista e gastronomo italiano, sconsigliava di utilizzare quelle colorate perché potevano infastidire i commensali).
L’importanza della tovaglia è confermata dal fatto che la si ritrova persino sulle tavole di pasti informali, presi in comune all’aperto durante la caccia.
Mangiare senza tovaglia era segno di povertà o di penitenza: i Templari, che mangiavano sempre su una tavola con la tovaglia, il Venerdì Santo ponevano gli alimenti penitenziali, il pane e l’acqua, su tavole ben pulite, ma prive di tovaglia. Era segno anche di umiliazione: durante le Crociate avveniva che alcuni cavalieri giuravano di non mangiare più con la tovaglia fino a che non avessero assolto l’impegno di combattere in Terra Santa. A metà del ‘300 era applicato un rituale infamante per radiare i cavalieri che avessero macchiato il proprio onore: si facevano sedere a tavola apparecchiata e davanti a loro veniva rimossa la tovaglia tagliata a destra e a sinistra.

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Grandes Chroniques de France, rievocazione della conquista di Gerusalemme al banchetto offerto da Carlo V, fatta per l’incoronazione di Carlo VI, Bibliothèque Nationale de France, Paris, Ms FR 2813 Fol 473v (1375-1380).

Mettersi a tavola è un modo di far ordine, di arginare il caos, di dedicare alla nostra carne, fragile, peritura e destinata a corrompersi, l’attenzione e il rispetto che essa – in alcuni momenti «gloriosa», come dice la fede – merita. (Claudio Meris).

 

Fonti fotografiche e bibliografiche:

http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/banchetti_medioevo.html

http://www.cucinamedievale.it/2014/09/sulle-tavole-del-medioevo/

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/usi—costumi/Storia-della-tovaglia-e-dei-tovaglioli.html

http://www.castellodipagazzano.it/

 

21 novembre 2015

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