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Una nuova “vita” per il cibo scaduto

Una start up siciliana lo trasformerà in mangime per animali

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Un start up per trasformare in mangime per animali il cibo scaduto, un progetto (certificato dall’Università di Messina), per combattere in maniera decisa lo spreco alimentare. Il progetto “SAVE” ha già ottenuto un doppio finanziamento da parte del ministero dell’Università e della ricerca nell’ambito del progetto Smart city. Un’idea nata dall’amore per gli animali, quelli che Giuseppe Galatà aveva nella sua piccola fattoria in Sicilia. Un ingegnere del nord sceso al sud per lavorare per una società di costruzioni, per poi divenire, più di venti anni fa, consulente per le aziende in cerca di finanziatori e di idee per sviluppare nuove attività.

L’idea alla base del progetto è molto semplice: recuperare il cibo che ogni giorno viene scartato dalla grande distribuzione o nei mercati (di qualunque tipo) per trasformarlo in mangime per animali. Attraverso idonei trattamenti lo scarto si è trasformato nell’elemento fondamentale per il pasto di vitelli e vacche. La Frutta e la verdura lavorate posseggono il 18% di proteine in più rispetto ai mangimi tradizionali, grazie alla tecnica utilizzata, ed hanno fatto registrare risultati interessanti nel monitoraggio della crescita dei vitelli.

Grazie ad un accordo con la catena Despar (della Sicilia), il cibo recuperato e lavorato, ma il progetto non potrà che allargarsi ad altre zone d’Italia. Tutti avranno dei vantaggi da questa “catena”: l’operatore commerciale pagherà una tassa più bassa per i rifiuti e gli allevamenti potranno comprare mangime “a chilometro zero”. La start up prevede una prima fase in Sicilia, dove viene lavorato il prodotto fresco mentre nelle zone di Parma e Ferrara viene inviato l’inscatolato e insaccato, perché necessita di un particolare trattamento. In questo modo si potrà combattere il fenomeno dello spreco alimentare che fa registrare numeri davvero allarmanti: 60% per frutta e verdura e 25% per cento per l’inscatolato.

21 dicembre 2015

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