posate

Coltello, cucchiaio e forchetta: le posate nella storia.

Coltello, cucchiaio e forchetta, utensili a noi comunissimi, ma che non sempre sono esistiti sulle nostre tavole.

condivisioni

Bartolomeo Scappi, Opera dell’arte del cucinare, Michele Tramezzino, Venezia, 1570.

Le posate, utensili che servono per apparecchiare la tavola, servire e portare i cibi alla bocca, comprendono numerosissimi pezzi, come i vari tipi di cucchiaini, le posate per il pesce, per i dolci, le molle per lo zucchero, per il ghiaccio, per il gelato, per l’insalata, e moltissime altre.

Per un’approssimativa storia delle posate, consideriamo i tre pezzi principali: coltello, cucchiaio e forchetta.

Il coltello, la posata più importante. Nel Medioevo, divenne arma da caccia e da combattimento, di solito, portato appeso alla cintura e infilato in un’apposita custodia, di legno, pelle o cuoio, a volte anche decorata, che serviva per proteggersi e proteggere l’arma stessa.  

Il manico era lavorato ed abbellito nei modi più svariati a seconda dei gusti e delle possibilità economiche del proprietario: d’osso, d’avorio, di legno, di pietra dura, di tartaruga, di metalli vari, decorato con figure simboliche, grottesche, fantastiche o religiose.

Divenne un oggetto individuale, al punto che ognuno arrivava a tavola portando il proprio coltello personale “alla cintura”. In seguito, in tale fodero, si cominciarono a portare anche cucchiai e poi forchette (si trattava quindi di una dotazione prevalentemente maschile). Da qui il significato della parola “posate”: fa infatti riferimento al fatto che si tratta di oggetti appoggiati, posati appunto, sulla tavola.

Diverso, invece, era nelle case dei nobili, dove, chi veniva invitato ad un banchetto, trovava già un coltello posto sulla tavola, che serviva, in aiuto alle mani, per infilzare i cibi e portarli alla bocca.
Ogni portata veniva servita già tagliata a pezzi, sia pane e frutta, che carni e pesci, dal trinciante, carica onoratissima che comprendeva anche una sovrintendenza generale sugli approvvigionamenti in cucina e sulle tavole nobiliari.
Da sottolineare, quindi, che esisteva già una gran varietà di coltelli: per tagliare la carne, per disossare i volatili, per rompere le noci, …, e svariatissimi coltelli per il pane, usati per tagliarli a fette sottili piuttosto che in grossi pezzi.

Il cucchiaio, la posata più antica. Il suo nome deriva da cochlea, chiocciola o conchiglia, il primo strumento naturale usato dall’uomo per portare i liquidi alla bocca. La sua forma, inoltre,  ricorda anche quella della mano chiusa per raccogliere l’acqua.
Da sempre, viene usato come unità di misura, sia negli usi domestici, in cucina, sia in quelli medicinali.
Più comunemente fabbricato in legno, per l’ampia reperibilità del materiale, la facilità di lavorazione, e la buona resistenza e flessibilità, nel Medioevo, era considerato la “posata dei poveri”; erano infatti gli appartenenti alle classi più umili quelli costretti a cibarsi per lo più di zuppe di verdure. 

In seguito, per rispondere alle esigenze di lusso e raffinatezza dei signori, il cucchiaio iniziò ad essere fabbricato in materiali preziosi come argento, cristallo, onice, serpentino, con il manico impreziosito di smalti e pietre preziose.
Curioso il fatto che, di frequente, veniva usato come pegno d’amore: c’era infatti l’usanza, tra i novelli sposi, di scambiarsi in dono due cucchiai come segno di fedeltà e condivisione.

 

posate1

La forchetta, la posata con la storia più complessa. Documentata in immagini già prima del Mille, produsse un enorme scandalo: fu presentata dal clero cattolico come stumento di mollezza e simbolo del demonio e il suo uso venne bollato come peccato. San Pier Damiani (teologo, vescovo e cardinale italiano 1007-1072) non ebbe alcuna pietà per la principessa bizantina Teodora, sposa del Doge Domenico Silvio nel 1071, che già usava la forchetta: «Non toccava le pietanze con le mani ma si faceva tagliare il cibo in piccolissimi pezzi dagli eunuchi. Poi li assaggiava appena portandoli alla bocca con forchette d’oro a due rebbi»; la terribile morte della giovane donna, le cui carni andarono lentamente in cancrena, fu vista come una giusta punizione divina per un così grande peccato!

Il papa Innocenzo III, quando era ancora Lotario dei Conti di Segni (1160-1216), nel suo “De miseria humanae condicionis” fece calare l’ombra cupa della morte su un lungo catalogo di delizie che comprende anche l’uso della forchetta: «Cosa c’è di più vano che ornare la mensa con tovaglie decorate, con coltelli dal manico d’avorio, con vasi d’oro, con ciotole d’argento, con coppe e bicchieri, crateri e catini, con scodelle e cucchiai, con forchette e saliere, con bacili e orci, con scatole e ventagli? […]». Sta scritto infatti: «Quando l’uomo morirà non porterà con sé nulla di tutto ciò, e la sua gloria non scenderà con lui.».

In Italia, le forchette iniziarono a diffondersi nel XIV secolo, di pari passo con il diffondersi della pasta, conosciuta già dagli antichi Romani ma fino a quel momento poco diffusa, risultando lo strumento più adatto per infilzare quel cibo caldo e scivoloso, dai maccaroni, alle lasagne, ai vari tortelli: invece di usare la punta del coltello, o delle mani, utilizzate a dire il vero anche più avanti nei secoli, si diffuse la consuetudine di usare questa nuova posata.

Se in Italia, dunque, l’uso della forchetta fu sollecitato dal diffondersi della pasta, più lentamente si diffuse nel resto d’Europa: Thomas Coryat (viaggiatore e scrittore britannico, 1577-1617) in visita a Venezia, ne apprese l’uso diffuso e rimase fortemente impressionato dai vantaggi che l’adozione della forchetta presentava sul piano igienico. In Francia, fu Caterina de Medici (1519-1589) a portare sulle tavole la forchetta, perchè i francesi mangiavano ancora con le mani. Tuttavia, Luigi XIV, il Re Sole (1638-1715), trovava disdicevole l’uso della forchetta preferendo, con le mani, un contatto diretto con il cibo. E’ proprio da qui che nasce il detto “mangiare il pollo con le mani, è da Re”, togliendo così dall’imbarazzo chi non sa usare coltello e forchetta e mangia, appunto, con le mani.

L’uso della forchetta venne quindi, per molto tempo, guardato con ostilità tanto che, come per i cucchiai, quelle fabbricate in materiali pregiati furono tenute chiuse in forzieri più come cimeli di famiglia che come posate.

posate2

Pranzo con coltello e forchetta e Un ricco banchetto. Disegni colorati, inizi dell’XI sec., da  Mauro Rabano, De Universo. Montecassino, Abbazia.

 

«Perché le posate non si chiamano “posate” solo quando sono posate, ma si chiamano “posate” anche quando si prendono e si usano per mangiare?».

[Franco Pennasilico, Poesie, Angossie & Altre Storie]

 

 

[Fonti bibliografiche e fotografiche:

Chiara Frugoni, Medioevo sul naso, Laterza.

Giancarlo Signore, Storia delle abitudini alimentari, Tecniche Nuove.

http://www.treccani.it/

http://www.villaggiomedievale.com/forum/default.asp ]

7 gennaio 2016

Le Ricette Più Viste