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La Francia contro lo spreco alimentare

Pronta la legge che impone ai grandi supermercati di stipulare accordi con le organizzazioni del terzo settore

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La Francia ha deciso di muoversi in maniera concreta nella lotta agli sprechi alimentari, cercando con una serie di iniziative, ed addirittura con una legge, di aiutare i 3,5 milioni di francesi che dipendono per il loro sostentamento dal sistema di distribuzione dei pasti gratuiti.

Il 10 dicembre infatti è stata approvata la legge ideata per provare a ridurre i circa 8 milioni di tonnellate di cibo che ogni anno vengono sprecati e la definitiva entrata in vigore del dispositivo è prevista per questi primi giorni, dopo il passaggio al Senato. La Legge prevede che i supermercati (di almeno 400 mq e quindi di grandi dimensioni) siano obbligati a girare alle organizzazioni caritatevoli il cibo la cui data entro la quale è “preferibile” consumarlo è vicina alla scadenza; in alternativa si può decidere di trasformarlo in mangime per gli animali. Salatissime le multe previste per chi non rispetterà tali obblighi, con sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a 75.000 euro.

Ma la regolamentazione dei rapporti tra Supermercati  e le organizzazioni caritatevoli non è l’unico passo a cui si è pensato: è anche previsto infatti che ristoranti e bistrot vengano incentivati a distribuire le “doggy bag, utili per permettere ai clienti di portare a casa gli eventuali avanzi.

In questo secondo caso l’ulteriore innovazione francese in tema di alimentazione e lotta agli sprechi verrà applicata ai ristoranti che servano almeno 180 pasti al giorno. I clienti potranno chiedere gli eventuali avanzi del loro pasto per portarli a casa nelle “doggy bag“, fino ad ora viste sempre con grande scetticismo dagli addetti ai lavori della ristorazione francese. Una volta attuata la legge ci sarà da vincere la ritrosia dei clienti, che considerano la “doggy bag” un’abitudine tipica soprattutto della ristorazione americana. Recenti sondaggi evidenziano come il 75% dei francesi sia favorevole all’idea, ma addirittura il 70% non ha mai fatto ricorso alla possibilità di portare a casa il cibo.

6 gennaio 2016

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