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L’invenzione della cioccolata

Dai Maya alle corti europee, l'inizio del successo infinito della cioccolata.

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Fin dai suoi primi passi nel mondo dei cibi goduriosi, il cioccolato venne considerato divino, lo dice il nome stesso affibbiatogli da Linneo, Theobroma Cacao, che significa cibo degli dei.

La parola cioccolata invece pare derivare dalla parola atzeca xocoatl che indicava la bevanda preparata con acqua calda e i semi della cabossa di cacao. I semi erano tanto preziosi da essere usati come moneta e come tali contraffatti: un uovo costava 3 semi e pare che il tesoro privato di Montezuma ne contasse oltre un miliardo.

Cristoforo Colombo fece conoscenza con il cioccolato nel 1502 e lo annotò nel suo diario di bordo.

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Pare che i Maya coltivassero il cacao almeno dal 1000 a.C. e che per gli Atzechi fosse la pianta più bella del giardino degli dei, ma un bene di lusso e di importazione che non cresceva nel territorio del loro impero. La bevanda che con i semi si preparava non era naturalmente destinata a tutti, altrimenti le scorte di Montezuma si sarebbero esaurite rapidamente: essa era riservata all’imperatore, per dargli energia durante gli incontri amorosi con le sue numerose mogli e ai sacerdoti durante le cerimonie sacre e in casi particolari ai guerrieri. L’unica occasione in cui i comuni mortali potevano berne era, beffa del destino, quando erano destinati ai sacrifici umani: veniva fatto bere loro un bicchierone di itzpacalatl, bevanda a base di cioccolata e sangue, prima che il sacerdote… strappasse loro il cuore ancora pulsante!

Davanti a questa ritualità è facile comprendere come l’offerta fatta a Cortes nel 1519 al suo arrivo nel Nuovo Mondo avesse una connotazione particolarmente simbolica. Il Conquistatore non gradì e definì la bevanda offerta “cibo più da porci che da huomini”. Ciò nonostante nel 1528 la portò in Europa, assieme alla ricetta e agli strumenti utili a prepararla, e da allora iniziò il successo, a volte osteggiato a volte avallato dalla Chiesa, ma comunque indiscusso.

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La cioccolata dunque arrivò in Spagna, e da lì si diffuse nelle altre corti europee, ma soltanto dopo essere stata addolcita con zucchero e aromatizzata con diverse spezie, tra cui peperoncino alla maniera centramericana, cannella o anice.

La prima ad esportarla dalla Spagna fu Catalina Micaela d’Asburgo, andata in sposa a Carlo Emanuele I di Savoia, che arrivò a Torino con al seguito una molina, la domestica addetta alla preparazione della cioccolata calda. Al contrario di ciò che tramandano le immagini, pare che entrambi, Carlo Emanuele e Catalina, fossero bassi di statura, pallidi, esangui e bruttarelli, così che qualcuno pensò che avessero bisogno di un incoraggiamento per popolare la corte di Torino di piccoli eredi. Così fu, in effetti, con dieci figli messi alla luce da Catalina Micaela e con, indubbiamente, molte tazze di cioccolata consumate insieme.

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Ritratti di Catalina Micaela d’Asburgo e di Carlo Emanuele I di Savoia

Da allora l’uso della merenda a base di cioccolata calda divenne un uso comune nelle corti aristocratiche, per ingannare il tempo e far passare il pomeriggio. La merenda iniziava alle 2 del pomeriggio e proseguiva fino alle 10 di sera, e fino a 10 tazze di cioccolata venivano consumate senza essere ritenuti ingordi. Alla tazza di cioccolata – l’etichetta prescriveva che dovesse essere sorretta con la mano sinistra – venivano abbinati numerosi dolcetti, che dovevano essere intinti nella bevanda calda con la mano destra, e per questo chiamati “bagnati”. Questa usanza, come si può intuire, fece la fortuna di molti pasticceri che trasportarono a corte i biscotti già preparati nella tradizione delle panetterie e delle festività religiose dei piccoli borghi, rendendoli adatti alle aristocratiche boccucce. Nasce un tripudio di pasticceria mignon, tra cui baci di dama, torcetti, meringhette, tutti facili da prendere con due dita e far sparire tra le fauci in un solo morso. Sempre a Torino nasce il diablottino, il primo cioccolatino della storia, una pastiglia di cioccolato, ottenuta dalla colata, poi fatta asciugare, della preziosa bevanda nera.

Ma cosa diceva la Chiesa riguardo alla bevanda scura? Fu osteggiata e avallata, abbiamo detto, perché se non era ritenuto cibo, ma bevanda, e quindi non interrompeva il digiuno da osservare prima della Comunione, era considerato davvero eccessivo che alcune gentildonne europee trapiantate nel Nuovo Mondo ne bevessero delle coppe addirittura durante la messa. D’altronde il potere della cioccolata era talmente forte che il vescovo che osò osteggiare questa usanza finì avvelenato, per “scherzo della sorte” con la sua stessa cioccolata calda.

I Gesuiti della Compagnia di Gesù erano a favore del suo consumo, così i francescani, che avevano iniziato ad esportare il cacao in Spagna con notevole profitto e che cominciarono a commissionare dipinti dove angeli offrivano ai santi martiri tazze fumanti di cioccolata calda. I domenicani, storici rivali della Compagnia di Gesù osteggiavano le tazze di cioccolata: il padre domenicano Giuseppe Girolamo Semenzi, espresse tutta la sua diffidenza verso le delizie ottenute con il cacao, nocivo e peccaminoso, e per gli altri aromi e profumi che provenivano dal Nuovo Mondo «or la vainiglia, ora ‘l cacao si noma, / Quindi pien di fragranze ‘l lusso augusto / Non invidia i lor sorsi a Manfi e a Roma. / Spesso però n’avvampa il sangue adusto / Per troppo caldo e troppo usato aroma, / onde velen fa del rimedio ‘l gusto».

Nel 1662 il cardinale Francesco Maria Brancaccio scrive invece “De chocolatis potu diatribe“, decretendone definitivamente la bontà anche spirituale, tanto che al Conclave del 1740 si consumò qualcosa come 14 chili di cacao…tanto non era cibo, ma bevanda.

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Louis Melendez, Natura morta con cioccolatiera e biscotti, 1770

 

[Bibliografia:

  • Stewart Lee Allen, Nel giardino del diavolo, Feltrinelli, 2007.
  • Tommaso Lucchetti e Paola Mengarelli, Storia e storie di cioccolata, Camera di Commercio di Ancona, 2011.
  • Barbara Ronchi della Rocca, I Paesaggi del Cacao, conferenza svoltasi presso il Cluster del Cacao – Expo Milano 2015.

immagini da:

  • http://www.londonita.com/the-chocolate-festival-londra/#prettyPhoto
  • http://www.ricettelastminute.com/images/stories/cioccolato/Cortez_&_La_Malinche.jpg
  • http:/wikimediacommons]

 

14 gennaio 2016

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