POLLO ALL'ACETO BALSAMICO 3

Pollo all’aceto balsamico

Un piatto corroborante contro il grigiore autunnale, il pollo in un succulento panino.

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Il pollo all’aceto balsamico è un secondo piatto facile da realizzare e allo stesso tempo dal sapore gustoso conferito dalla cottura con l’aceto. L’aceto infatti rilascia i suoi zuccheri e caramella perfettamente la carne, dandole un gusto dolce-acido equilibrato e piacevole per tutti i palati. All’interno la carne rimarrà umida e morbida, non si seccherà. Qui lo presento in un panino succulento e irresistibile. Andiamo a vedere insieme come si fa.

POLLO ALL'ACETO BALSAMICO 19

 

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POLLO ALL'ACETO BALSAMICO
2015-11-08 19:02:35
Per 4 persone
Tempo di Preparazione
Tempo di Cottura
Tempo Totale
Tempo di Preparazione
Tempo di Cottura
Tempo Totale
Ingredienti
  1. 1 pollo disossato e tagliato a pezzi,da circa 1 chilogrammo
  2. 500 gr di pelati sgocciolati
  3. 250 ml di aceto balsamico
  4. concentrato di pomodoro
  5. 1 pizzico di peperoncino
  6. 1/2 bicchiere di brodo
  7. 1 spicchio di aglio
  8. 2 foglie di alloro
  9. olio evo
  10. sale
Istruzioni
  1. Usate le mani per spappolare i pelati.
  2. Scaldate olio in una casseruola e unite l'aglio e le foglie di alloro.
  3. Fate rosolare il pollo insieme alla carcassa.
  4. Sfumate con l'aceto balsamico.
  5. Aggiungete i pelati insieme al concentrato di pomodoro e il pizzico di peperoncino.
  6. Unite il brodo,salate e coprite con l'aceto balsamico che vi è rimasto.
  7. Coprite con un coperchio e fate sobbollire a fuoco basso per 30 minuti.
  8. Fate tirare il sughetto e spegnete la fiamma.
  9. Con l'aiuto di una forchetta eliminate la carcassa ed eventuali ossicini che si sono staccati in cottura.
Note
  1. Servite il pollo sfilacciato e usatelo per farcire dei panini.
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POLLO ALL'ACETO BALSAMICO 8 POLLO ALL'ACETO BALSAMICO 9

Lungo il fiume c’era una casa bianca.
Aveva piccole finestre all’inglese, una grande porta verde e un cortile ampio e pulito.
Un grande campo di zucche sul davanti e un orto ordinato e curato subito a fianco.
Proseguendo lungo la strada erbosa e ricoperta di rugiada l’occhio si perdeva tra i vitigni e la distesa d’erba medica.
Da una stradina sassosa si arrivava alla casa.
Dal comignolo usciva sempre un filo di fumo, a segnalare che la stufa in cucina era accesa.
Su un lato c’era una legnaia, e a fianco ad essa una capiente cesta di paglia.
Il bucato appeso ai fili, ad asciugare e sventagliare all’aria fresca.
Dalla porta semi-aperta della serra si potevano scorgere le piantine più delicate, tenute al riparo.
C’era un cappello di paglia appoggiato ad una sedia sistemata in un angolo.
Un zinalone blu scuro appeso ad un gancio e un innaffiatoio zincato sul pavimento.
Guanti da giardinaggio e un consunto libro di botanica su una mensola ricavata da una cassetta di legno.
Nelle fredde giornate invernali, Caterina amava sistemarsi sulla vecchia sedia per riposarsi dopo aver lavorato nella serra.
Riponeva gli attrezzi e si sedeva quasi di schianto, lo sguardo perso all’orizzonte.
Rientrava in casa solo quando il respiro si faceva meno corto.
La vita all’interno scorreva più lenta che nei campi.
La cucina era il suo regno.
E la stufa una fidata compagna con cui passare pomeriggi uggiosi.
Era una vecchissima stufa in ghisa, panciuta e smaltata all’esterno.
Scaldava l’ambiente e vi si poteva cuocere prelibate pietanze.
I succulenti pomodori dell’orto venivano cucinati con pane grattato ed erbe aromatiche,invadendo la stanza di invitante profumo e appannando leggermente i vetri squadrettati.
Anche la torta di mele si poteva preparare e cuocere in un pomeriggio.
Il profumo della frutta cotta e del burro avrebbero conquistato la cucina.
Con la manica della camicia, Caterina puliva un vetrino appannato per poter guardare fuori.
Guardava il marito chino nei campi, intento a raccoglier carciofi dalle piante rigogliose e verdognole.
Sorrideva e si rimetteva all’opera.
Impastava il pane canticchiando e mentre lievitava nella calda cucina, si copriva con lo scialle di lana azzurra e usciva a prendere la legna.
Riempiva la cesta di paglia e con le braccia forti anche se datate la portava all’interno.
Ravvivava il fuoco della stufa e inseriva qualche legnetto.
Toglieva lo scialle e si dedicava ai pomodori, che per fare il pollo le servivano pelati.
Metteva a bollire dell’acqua in un grande pentolone e lo poggiava sulla stufa.
Faceva una croce ai pomodori e li faceva sbollentare.
Nel frattempo preparava il pollo per cuocerlo a lungo,in umido.
Era quello che ci voleva.
Le giornate si erano già accorciate di tanto e l’aria si faceva sempre più fresca.
Il marito sarebbe tornato infreddolito dai campi e si sarebbe ristorato al calore della cucina.
Dove la moglie Caterina, ancora bella nonostante l’età non più giovanissima, era intenta a preparargli  la sua pietanza preferita.
In quella cucina che ne aveva viste tante ma che ancora oggi era piena d’amore.

14 gennaio 2016

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