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San Paolo e la cipolla

La lettura divinatoria della cipolla nella notte di San Paolo.

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Pierre-Auguste Renoir, Cipolle henry, 1881.

La cipolla, che sia bianca, giallo-dorata o rossa, è uno degli aromi più usati nella cucina di tutti i paesi in ogni tempo, perché il suo gusto particolare dà alle preparazioni quel sapore che esalta anche gli altri ingredienti.
Curiosa l’importanza che le si dava nel Medioevo: oltre ad essere apprezzata come cibo, veniva utilizzata per pagare gli affitti, come dono e, in campo medicinale, era usata per alleviare il mal di testa, curare i morsi di serpente e contro la caduta dei capelli.
Ma la tradizione medievale più bizzarra, in uso ancora oggi in alcuni paesi, che vede la cipolla come protagonista, è la sua lettura divinatoria. A gennaio, mese che segna il pieno inverno, era necessario per i contadini cominciare a stabilire le semine per l’annata futura e cercare di prevedere il clima. L’usanza prevedeva di utilizzare una cipolla e del sale ed è giunta fino a noi grazie ai proverbi che, si sa, sono un modo per tramandare la cultura orale.

s.Paolo e la cipolla.

Paul Cézanne, Natura morta con cipolle, 1896-98, olio su tela 66 x 82 cm. Musée d’Orsay,  Parigi

La previsione principale avviene la notte tra il 24 e il 25 gennaio, la notte di San Paolo.

Se il giorno di San Paolo è sereno
godrem l’annata e l’abbondanza in seno;
ma se fa freddo guerra avremo ria
e se nevica o piova carestia.

Scriveva nel 1490 Marin Sanudo nei Diarii: « La giornata chiara di san Paolo è indice di un anno ricco di messi; se ci sono neve o pioggia è segno del tempo di carestia; se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli; se sarà nuvolosa ci sarà moria d’animali. »

L’esperimento: si prendeva una cipolla, si tagliava in 12 spicchi, che rappresentavano i dodici mesi dell’anno, si cospargevano di sale e si posizionavano su un tagliere sul davanzale della finestra rivolto ad oriente, per tutta la notte. All’alba del 25 gennaio, si prendeva il tagliere e si procedeva con la lettura che avveniva interpretando l’impatto del sale con i veli dell’ortaggio, ovvero come la cipolla aveva interagito col sale e con l’ambiente esterno: a seconda che il sale si fosse sciolto o meno, si potevano prevedere precipitazioni o clima secco.
A questa previsione principale, si aggiungeva un secondo metodo più semplice, le calende: si segnava il meteo dei primi 12 giorni di gennaio, che rappresentavano i 12 mesi dell’anno (1=gennaio, 2=febbraio, etc.) e ancora dei 12 giorni successivi, i 12 mesi al contrario (13=dicembre, 14=novembre, etc.), la media andava abbinata al risultato della lettura degli spicchi della cipolla.
Ma, già la sola osservazione del clima nel giorno di san Paolo consentiva di ottenere indicazioni, in quanto «delle calende non me ne curo purché a san Paolo non faccia scuro», ovvero, affinché la previsione si verifichi ci dev’essere brutto tempo.

Infatti, «se per san Paolo è sereno, abbondanza avremo», a prescindere dal sistema delle calende.

s.Paolo e la Cipolla

Vincent Van Gogh, Natura morta con tavolo da disegno, pipa, cipolle e cera, 1889.

La notte di San Paolo, era dunque una notte speciale, che consentiva alle comunità rurali di leggere i segni della Natura e di fare previsioni. Ma non é la sola! Attendiamo la prossima notte magica: la notte di san Giovanni il 24 giugno.

 

[Fonti bibliografiche e fotografiche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Delle_calende_non_me_ne_curo_purch%C3%A9_a_san_Paolo_non_faccia_scuro

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/dizionarietti/Ingredienti-magici-e-divinatori.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Allium_cepa ]

21 gennaio 2016

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