arancina 2

Il giro d’Italia in 10 street food

Dal panino con la meusa al panzerotto, ecco i cibi di strada più famosi dello stivale

condivisioni

Il cibo di strada. Così povero, così veloce da preparare, ma anche tanto osannato.
Negli ultimi anni, un po’ grazie ai programmi televisivi che l’hanno celebrato, un po’ per la vita frenetica che conduciamo, lo street food è diventato il pasto, anche gourmet, da consumare nella pausa da lavoro, per una cena fugace, per una merenda sui generis.
Lo street food è l’anima di un paese, di una cultura, e se siete in giro per l’Italia, allora non potete non gustare questi cibi di strada che raccontano la storia culinaria di ogni angolo dello stivale.

1- Tramezzino

Il classico degli street food ha compiuto 90 anni. La storia fa risalire le sue origini italiane al 1925 direttamente a Torino al Bar Mulassano in Piazza Castello. Il panino fatto con fette di pancarré senza crosta e tagliate a triangolo si condiscono originariamente con salumi, formaggi e verdure e si mangia freddo, ma con gli anni sono nate decine di varianti anche calde. Pare che il tramezzino sia nato prendendo spunto dai tea sandwich inglesi ideati dal duchessa di Bedford, Anna Maria Stanhope, che decise di accompagnare al the dei piccoli paninetti trinagolari o quadrati farciti con cetrioli, salumi e formaggi.

2 – Panino con lampredotto

È tipico della zona di Firenze. Il lampredotto è l’abomaso, ossia uno dei tre stomaci dei bovini. Viene cotto a lungo con pomodoro, prezzemolo, sedano e cipolla e poi viene servito o al piatto, oppure nella versione più street food, come ripieno di un panino, il semelle, che viene prima imbevuto (la parte superiore) ne brodo di cottura del lampredotto, e poi imbottito. A Firenze esistono dei chioschetti di gente che vende per strada il panino con il lampredotto, detti lampredottai e sono l’anima culturale-culinaria del capoluogo toscano.

3- Panzerotto

È diffuso molto Puglia, soprattutto nella zona di Bari. Si tratta di una specie di saccottino di pasta lievitata a mezza luna imbottito, tradizionalmente, con salsa di pomodoro e mozzarella (meglio la scamorza) e poi fritto in olio. Gli attenti alla dieta preferiscono condirlo anche con verdure e cuocerlo al forno. Il panzerotto è diffuso anche in altre regioni del sud Italia come la Campania, la Basilicata e la Calabria e spesso viene chiamato anche calzone. Si condisce anche con ricotta salata, acciughe, olive e prosciutto cotto.

4 – Supplì

Tipico della zona di Roma, il supplì è uno degli street food più pratici da mangiare. Sono delle pallette allungate fatte con riso, sugo da ragù, carne tritata, e un dadino di mozzarella posto nel cuore del supplì. A Roma la versione più diffusa è quella dei supplì al telefono, detti così per via del filo di mozzarella calda che si crea quando il supplì viene diviso in due parti. Pratico da mangiare può essere sia fritto che cotto al forno.

5 – Panino con la meusa

Diffuso nella zona di Palermo, il panino con la meusa è lo street food siciliano per eccellenza. La meusa è composta da milza e polmone di vitello, precedentemente bolliti e poi cotti nella sugna a lungo. Il panino, condito con semi di sesamo, viene imbottito semplicemente con la meusa arricchito con una fetta di caciocavallo. Pare che questo street food sia nato dai macellai della comunità ebraica palermitana del medioevo. Poiché la religione vietava di ricompensare in danaro i macellai, questi pensarono bene di trattenere per sé le interiora degli animali e, dopo averle cotte, venderle ai cristiani come cibo di strada.

6 – Piadina

È tipica della Romagna ed è stata insignita del marchio IGP solo nel 2014. La ricetta della base della piadina prevede farina di grano, sale, strutto e olio d’oliva senza lievito. Viene cotta su piastra, o meglio sul “testo” una lastra di terra refrattaria, e condita a piacere per poi essere ripiegata su stessa a mò di fazzoletto.
Le sue origini risalgono al medioevo, addirittura al 1200, e gli ideatori furono gli Etruschi. La piadina venne tramandata anche tra la “Roma bene” che le attribuì un valore culinario raffinato, anche se tra i contadini si consumava come cibo povero perché non costoso e semplice da preparare.

7 – Focaccia genovese

Nome tipico: fugassa. La focaccia ha messo le sue radici proprio in Liguria. Veniva già consumata nel ‘500 come pasto per i fornai e gli scaricatori di porti che dovevano affrontare la notte e le fatiche del lavoro e anche come mezzo di convivio in chiesa durante i matrimoni. La ricetta tipica della focaccia genovese prevede una lievitazione naturale molto lunga anche di venti ore, gli ingredienti principali sono farina bianca, sale, olio extravergine d’oliva, malto. Una delle particolarità di questa focaccia sta nell’operazione che avviene prima dell’ultima lievitazione: viene spennellata con olio extravergine d’oliva e sale grosso. Di base è condita in questo modo o anche con cipolle tagliate fini, ma ci sono moltissime varianti.

8 – Cuoppo

Tipico della Campania, soprattutto della zona di Napoli, è un cartoccio di fritti nei quali possiamo trovare fiori di zucca, mozzarelline, zucchine, crocchette di patate, melanzane, gamberi, calamari, baccalà, zeppoline di pasta cresciuta, panzerottini etc.. tutti questi ingredienti vengono impanati in una pastella, fritti e serviti caldi nel cuoppo, il cartoccio di carta assorbente di colore giallo.

9 – Arancine

Non chiamateli supplì! I romani, o gli stessi siciliani potrebbero offendersi, diciamo che appartengono alla stessa famiglia di street food. Gli arancini, o arancine, sono tipici della Sicilia, sono pallette di riso di forma tonda o conica, a seconda di quale parte della Sicilia parliamo, condite con ragù, piselli, prosciutto, mozzarella con aggiunta di un pezzetto di caciocavallo. Ma le varianti sono tantissime. Generalmente, viene fritto in olio d’oliva.
Le origini dell’arancino risalgono alla cultura arabo-musulmana. Pare che durante i banchetti si gustasse del riso condito con dello zafferano (uno degli ingredienti spesso utilizzati nella preparazione degli arancini), carne e verdure.
La forma tonda (o conica) fu richiesta da Federico II di Svevia che durante le battute di caccia, pare volesse portarsi dietro questo prelibato pasto e richiese una forma trasportabile.

10 – Ciarimboli

Rappresentano lo street food delle Marche, ma a differenza degli altri cibi di strada, pur essendo un pasto povero, la lavorazione impegnativa porta il suo prezzo ad essere un po’ elevato. I ciarimboli sono le membrane esterne delle budella del maiale che vengono marinate con acqua e aceto per una notte intera, poi bollite in acqua con spezie come basilico e alloro, e poi conciate con altre spezie come aglio, pepe, rosmarino e condita con sale (altre ricette prevedono l’aggiunta di semi di finocchio), e fatta poi asciugare per un giorno circa. Quando sono pronti vengono gustati in un panino. Hanno una forma tipica allungata come degli sfilacci spessi.

Questi sono solo alcuni street food più rappresentativi di ogni regione, ma ce ne sono molti altri come le crescentine o tigelle in Emilia Romagna, o ancora pane e panelle in Sicilia, o panino con le spuntature nelle Marche, panino con la mortazza a Roma, gli arrosticini in Abruzzo e molti altri. Voi quale preferite? Cosa abbiamo dimenticato?

2 febbraio 2016

Traduci

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Le Ricette Più Viste