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Il Paese della Cuccagna, un mito senza fine

Tra Cuccagna e Bengodi fino ai contemporanei foodscapes

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Il paese di Cuccagna, luogo dell’abbondanza culinaria e del benessere assoluto dovuto alla pancia piena, è un mito antico quanto il mondo, radicato fortemente alle epoche in cui la carestia e la fame erano all’ordine del giorno per la gran parte del popolo; eppure oggi, in epoca d’abbondanza, il mito sembra non essere del tutto perduto.

La parola Cuccagna forse deriva dal latino coquere o dal provenzale cocagna che a sua volta deriva da coque, buccia d’uovo o di frutta. O anche dal provenzale coca, pan dolce. Ma disseminate in tutte le lingue europee, fino al francese cockaigne, l’irlandese antico cucainn e ancora lo spagnolo cucaña sono i riferimenti alla cucina, intesa anche come razione alimentare, alla pigrizia, alla gola e al mangiare fino a sfinimento, possibilmente senza lavorare. In Olanda lo stesso concetto è associato alla Luilekkerland, terra della pigrizia e della gola.

La traccia più antica si trova nella commedia greca di Ferecrate del V secolo a.C, dove viene narrato di un luogo negli inferi dove scorrono fiumi di polenta e di brodo nero, e sulle rive di questi fiumi, a posarsi spontaneamente, pezzi di carne arrostita, e ancora pesce e cosciotti, cotti a puntino, e intingoli prelibati, tutto ciò per allietare l’infinito riposo dei morti nel regno degli inferi.

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È solo un esempio tra tanti poeti greci e romani che si sono fatti ispirare dal mito del cibo a profusione.

Ma è nell’Europa Medievale, che conosceva molto bene lo spettro della fame e della carestia, che queste tematiche vengono riproposte con crescente frequenza: il mito era non solo avere una quantità di cibo necessaria alla sussistenza, ma una quantità tale da mangiare fin quasi a scoppiare; solo in questo modo ci si poteva ritenere ricchi.

In questo contesto si spiega il successo delle favole legate al cibo e della nascita dei non-luoghi come Cuccagna dove chiunque poteva mangiare a sazietà gratuitamente e senza lavorare.

La prima favola a riportare in auge il mito raccontato da Ferecrate è del XIII secolo, il Fabliau de Cocaigne, dove per assurdo non vengono menzionati pane, verdure e formaggi, considerati cibi da plebe e non da ricchi. Il fiume è di vino, daòl cielo scende una golosa pioggia di budini. Gli alimenti che riempiono le pance degli abitanti sono carne, pesce, vino e dolci, quelli normalmente assenti dalle tavole dei poveri. A completare il quadro compaiono abiti, stoffe e oggetti preziosi che crescono sugli alberi e dei quali ciascuno si può servire.

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Nel XIV in Italia la Cuccagna è riproposta da Boccaccio nel Decameron con la novella Calandrino e l’eliotropia, in cui si narra del mitico paese di Bengodi. Da luogo di benessere generale quasi un paradiso terreste la mitica Cuccagna si era già trasformata in regno assoluto della pancia.

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Nelle immagini degli artisti di tutta Europa le tematiche legate all’abbondanza si moltiplicano. L’ironia pungente di Bosch pone un albero della Cuccagna al posto dell’albero maestro nella nave dei folli.

Bruegel fa del paese di Cuccagna un’opera a sé ed alcune tematiche, come quella della torte sul tetto, sono riproposte dalla sua opera “Proverbi fiamminghi” del 1559, dove si può avere la tangibilità della presenza del chiodo fisso di un’agognata abbondanza nella quotidianità dell’epoca.

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Pieter Bruegel il Vecchio, Paese di Cuccagna, 1567

Infinita si rivela la serie delle incisioni umoristiche che giocano sull’abbondanza e sulla carestia, fino a diventare vere e proprie mappe esplicative del mitico non-luogo di Cuccagna.

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Stampa di Anonimo, Descrittione del Grande Paese de Cuccagna, XVII secolo
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Stampa di Anonimo, La Cucagna Nuova, trovata nella Porcolandia l’anno 1703 da Seigoffo, XVIII secolo

Altri riferimenti letterari, più tardi, si trovano nei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, responsabili di aver fatto un’immane ricerca nella cultura popolare ed aver raccolto antiche leggende. La loro Cuccagna si ritrova nella casetta di marzapane di Hansel e Gretel, ma nella favola breve Cuccagne, non si parla più del regno della gola, ma di quello del non-sense: un mondo alla rovescia.

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Il Renzo Tramaglino di Manzoni, una volta giunto a Milano,durante la rivolta, pensa subito al paese di Cuccagna, vedendo il pane sparso per le strade.

Altro intendimento, questa volta in chiave ironica, si ha nel romanzo Il Paese di Cuccagna di Matilde Serao, nella descrizione di Napoli, dove è la passione, talvolta rovinosa, per il gioco del Lotto, il vero miraggio di Cuccagna come facile arricchimento.

Per concludere, mi sono posta una domanda: con l’abbondanza culinaria delle nostre latitudini, il mito di Cuccagna si è oggi perduto? Curiosando tra immagini di artisti fotografi sembra tutt’altro. 

I foodscapes, paesaggi culinari, sembrano rifarsi direttamente agli scenari del mitico paese. Ricordiamo quelli di Carl Warner, fotografo inglese di Liverpool.

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Carl Warner, Bread Village
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Carl Warner, Cucumber Bridge

Impossibile non far riferimento anche alla fotografa torinese Patrizia Piga che inserisce anche la presenza umana all’interno degli scenari, elaborati con l’uso sapiente della tecnica fotografica abbinata al fotoritocco. Il risultato ci incanta e sognamo un paese di Cuccagna da gustare.

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Patrizia Piga – Moonlight Dream
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Patrizia Piga – Shopping List

[Fonti bibliografiche e fotografiche:
http://www.tiragraffi.it/2015/07/mito-del-paese-cuccagna-immagini-stampa-dalla-raccolta-bertarelli/

http://www.sagarana.net/rivista/numero36/saggio5.html

http://www.lacorte.fvg.it/pagD.htm

hhtp://www.gallica.bnf.fr

Foodscapes di Carl Warner e di Patrizia Piga]

4 febbraio 2016

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