Le arance

L'arancia, frutto dell'albero dell'arancio, dalla Cina fino al Mediterraneo.

L'ingrediente del Mese

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Le arance sono il frutto dell’albero dell’arancio, dal nome scientifico Citrus Sinensis, perché originario della Cina, nello specifico della Cina meridionale, ma anche dell’Indonesia e dei versanti meridionali dell’Himalaya.

Pare che i greci non conoscessero il frutto, anche se il mito del Giardino delle Esperidi, con i suoi pomi dorati, pare facesse proprio riferimento ad alberi di limoni ed arance. I fiori degli agrumi, legati attraverso questo mito a Giunone e Giove diventarono, fin dal tempo dei Romani, il simbolo della castità delle spose.

Il termine “arancio” arriva a noi dal persiano ciaranù, e dunque si ipotizza che proprio dall’Iran arrivarono le prime arance, ancora amare, importate nel bacino del Mediterraneo dagli Arabi, dopo la conquista delle propaggini meridionali dell’Italia, attorno al X secolo d.C. Gli alberi che producevano questi frutti bellissimi ma amari erano detti melangoli e diventarono il vanto di ogni giardino degno di questo nome.

La pianta di arancio era imprescindibile poiché sempreverde, e quindi atta a regalare ombra tutto l’anno, e per i suoi bellissimi frutti dai colori vivaci.

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In Sicilia ancora oggi agli agrumeti viene attribuito il nome di giardini. Conservano questa denominazione ancora oggi i giardini panteschi di Pantelleria, appunto: costruzioni in pietra a secco che circondano e proteggono un solo albero di agrumi. A tutt’oggi, e patrimonio del FAI, nell’antico Giardino della Kolymbetra vicino ad Agrigento, spettacolare raccolta botanica di specie più o meno attuali, fanno bella mostra di sé antiche piante di limone, arancio e chinotto.

In ogni caso, almeno dalla metà del XV secolo l’arancio decorava il giardino raccolto tra mura, l’hortus conclusus, di tutte le grandi famiglie nobiliari.

L’arancio dolce arriva a noi poco più tardi dall’estremità ovest dell’Europa; il responsabile della scoperta è Vasco De Gama: in una delle sue esplorazioni verso le Indie orientali, lo importa in Portogallo e da lì viene conosciuto nel resto d’Europa anche con questo nome.

Viene subito apprezzato ed inserito nei menù più raffinati ed elitari del XVI secolo, in particolare negli abbinamenti delle salse agrodolci con carne e pesce; vengono citati: spiedini di quaglie e salsicce alternate con fette d’arancia, bottarga, calamaretti, capponi, capretti serviti con succo d’arancia. Da lì il suo successo è inarrestabile, nei dolci, nelle bibite rinfrescanti, nei sorbetti.

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Da ottobre a giugno la maggior parte delle arance presenti nei nostri mercati è di origine nazionale. Si distinguono le qualità a polpa bionda da quelle rosse, in particolare si ricorda la deliziosa Tarocco, dalle punte leggermente piccanti; si ricordano poi le sanguinella, dalla polpa ancora più scura, alcune dolcissime, altre più amarognole, per l’alto contenuto di acido citrico.

Ricchissima di vitamina C, come tutti gli agrumi, soddisfa da sola con 200 g di prodotto l’esigenza giornaliera di tale vitamina, utilissima inoltre nella sintesi del ferro. Contribuisce inoltre al mantenimento dell’elasticità dei tessuti, dall’epidermide ai muscoli, e combatte la fragilità capillare.

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Fotografie di Vatinee Suvimol

[fonti bibliografiche:

http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/Appr.Koly_leggero.pdf

http://www.gingerandtomato.com/ricette-dolci/larancia-storia-e-curiosita-di-questo-frutto/

http://www.aranciadiribera.com/curiosita-arance]