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Stoviglie e Galateo

Come venivano usati piatti e bicchieri sulle tavole del Medioevo?

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Domenico Ghirlandaio, dettaglio del Cenacolo di San Marco (Ultima cena), 1480, Museo nazionale di San Marco, Firenze

Nel Medioevo era importante la collettività, la dimensione conviviale del consumo del cibo. Mangiare da soli non era visto di buon occhio, era prerogativa degli eremiti, che sceglievano di allontanarsi dalla società civile alla ricerca di Dio.

Fino al 1400, piatti e bicchieri non erano individuali, ma venivano condivisi ogni due commensali. Si cominciò così a dire “stare a tagliere” con qualcuno, indicando proprio l’azione di cibarsi dalla stessa mensa.

I piatti variavano, non tanto nelle forme, quanto nei materiali. I contadini utilizzavano taglieri semplici in legno o in terracotta, mentre i re e i signori, in oro e argento, ma in ogni caso il numero dei pezzi era limitato. Come piatto, talvolta, veniva usata una fetta di pane senza lievito (detta mensa), sotto la quale, soprattutto nelle famiglie più agiate, veniva posto un tagliere tondo, dapprima di legno, poi di maiolica, ma anche d’oro e d’argento, impreziosito con pietre preziose. I piatti dei “ricchi”, infatti, dal 1500, non erano soltanto oggetti d’uso quotidiano, ma venivano anche appesi alle pareti o incorniciati.

I bicchieri, invece, presentavano maggior varietà sia nelle forme che nei materiali. C’erano, ad esempio, coppe, caraffe e boccali, in legno, terracotta, peltro e anche in vetro. Già nel 1200, infatti, la produzione del vetro cominciò a concentrarsi in alcuni centri come Altare (SV) e Venezia, dove esistevano corporazioni di mastri “fiolari”, fabbricanti di bottiglie, per garantirne i segreti della lavorazione. Anche osservando gli affreschi di molti pittori, si possono notare scene di “tavola imbandita”, apparecchiata con bicchieri di vetro, stando ad indicare che la produzione vetraria italiana era già diffusa.
Tuttavia, la trasparenza del bicchiere, può essere anche interpretata dal punto di vista del pittore, in quanto gli permette di mostrarne anche il contenuto (pieno/vuoto, vino/acqua), venendo quindi considerata proprio un’iconografia della tavola, pronta a rappresentare le usanze di determinate popolazioni in determinati periodi.

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Zavattari, Banchetto delle nozze di Teodolinda, rievocante il banchetto nuziale di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, affreschi della cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza (1444).

Considerando, quindi, che l’apparecchiatura della tavola consisteva in poche stoviglie da condividere, già nel Medioevo, vennero codificate una serie di regole di buona educazione a tavola (elencati ad es. nel Ménagier de Paris, 1393), delle accortezze molto importanti per non mettere in imbarazzo il commensale vicino che si sarebbe servito, per esempio, dallo stesso bicchiere:

  • Quando mangi non parlare con la bocca piena, ma mastica silenziosamente senza far vedere cosa hai in bocca.
  • Pulisciti la bocca prima di bere, in modo tale da non mettere in imbarazzo il tuo vicino che si servirà della stessa coppa.
  • Non nettarti le dita sulla giubba o sulla tovaglia, ma lavale nell’acquamanile.
  • Non pulirti i denti con il coltello e non emettere nessun rumore sgradevole che possa indurre il tuo vicino ad avere schifo di te.
  • Non prendere il boccone più grosso e non rovistare nelle parti già tagliate cercando la più prelibata.
  • Si accorto a non sporcare ne’ il tuo vestito ne quello dei commensali.

E ancora:

  • Siedi a tavola come si conviene, cortese, educato, allegro e di buon umore; quindi non devi essere né astioso né corrucciato né scomposto e neppure tenere le gambe incrociate.
  • Se possibile non ci si deve appoggiare alla tavola imbandita, poiché non è educato appoggiare i gomiti o stendere le braccia.
  • Non mangiare né troppo né troppo poco, ma moderatamente. Colui che mangia troppo o troppo poco, non trae alcun vantaggio né per l’anima né per il corpo.
  • Non sorbire rumorosamente quando mangi col cucchiaio. Altrimenti l’uomo e la donna che lo fanno, si comportano veramente come la bestia che mangia il pastone.
  • Chi stesse mangiando da un tagliere con donne, deve tagliare la carne per sé e per loro. L’uomo deve essere più premuroso, più sollecito e servizievole della donna che per riservatezza non è in grado di esserlo.
  • Ogni giovane educato che voglia soffiarsi il naso a tavola, si pulisca con i fazzoletti. Chi mangia o chi serve, non deve pulirsi il naso con le dita: si pulisca con teli e usi cortesia.
  • Non raccontare storie tristi, perché coloro che sono con te possano mangiare serenamente. Fin che gli altri mangiano non dire cose angoscianti, ma taci oppure dì parole confortanti.

Queste sono solo una parte delle regole comportamentali che miravano a non offendere gli altri, con lo scopo di insegnare ad essere piacevoli e graditi.
Uno dei manuali di buone maniere, che godette di grande successo fin dalla sua pubblicazione, fu “Galateo overo de’ costumi” (scritto nel 1551 ma pubblicato nel 1558) di Giovanni Della Casa (letterato, scrittore e arcivescovo italiano, 1503-1556), che consigliava di iniziare la pratica delle buone maniere fin da piccoli, perché “la tenera età, sì come pura, più agevolmente si tinge d’ogni colore”. Un trattato suddiviso in trenta capitoli che spiegano le regole di un corretto comportamento sia a tavola che nelle diverse occasioni della vita sociale: “non abbiamo potere di mutar le usanze a nostro senno, ma il tempo le crea” (ovunque ci troviamo, è giusto e doveroso adattarsi ai costumi locali). 
Un gentiluomo deve essere in ogni occasione costumato, piacevole e di buone maniere, ma deve curare anche l’aspetto esteriore, considerato altrettanto importante: i vestiti devono essere fatti su misura e calzare come un guanto, rispettare lo status sociale di chi li indossa e soprattutto seguire le mode locali.

Un galateo, che in gran parte si può applicare anche ai giorni nostri, indicando che il modo di presentarsi e di comportarsi sono molto importanti oggi come allora.

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Sala da pranzo scena: Luttrell Salterio, scritto e disegnato intorno al 1325 – 1335 da scribi anonimi e artisti. E’ stato commissionato da Sir Geoffrey Luttrell (morto nel 1345), un ricco proprietario terriero inglese.

Le buone maniere sono la consapevolezza sensibile dei sentimenti degli altri. Se hai quella consapevolezza, hai delle buone maniere, non importa quale forchetta tu stia usando.”
(Emily Post)


 

Fonti bibliografiche e fotografiche:

http://www.treccani.it/enciclopedia/banchetto_(Enciclopedia_dell’_Arte_Medievale)/

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/usi—costumi/Servizio-e-buone-maniere-a-tavola-dal-Medioevo.html

http://www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1076

https://it.wikipedia.org/wiki/Galateo_overo_de%27_costumi

http://www.castellodipagazzano.it/ 

 

25 febbraio 2016

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