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E’ un altro paio di maniche!

Un modo di dire attualissimo che trova le sue origini nel Medioevo.

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Giacomo Legi (1600-1640), Cuoca che prepara le torte di mele. Genova, Palazzo Bianco

“È un altro paio di maniche” è un’espressione ricorrente nell’italiano colloquiale e letterario col significato di “tutta un’altra cosa, non paragonabile con la precedente”. Questo detto è ancora molto usato, ma, per capirlo, bisogna conoscere l’usanza dell’abbigliamento medievale e rinascimentale.

Nel Medioevo, il problema principale era l’acqua, che era spesso salmastra e stagnante. Quindi, anche quella che sgorgava dalle fonte era inquinata e non poteva essere, perciò, utilizzata né per lavarsi né per lavare i panni. L’acqua, per essere usata, doveva essere bollita e sterilizzata con erbe o radici detergenti, un’operazione molto costosa anche per i ricchi che, per risolvere il problema, ripiegavano su spugnature profumate.

Fare il bucato era, dunque, un’incombenza molto impegnativa e veniva spesso evitata o risolta con quella che era la “moda” del tempo: i vestiti venivano realizzati e venduti con delle maniche intercambiabili. Avere delle maniche di scorta era molto comodo e vantaggioso, in quanto erano la parte più soggetta a sporcarsi rispetto al resto del vestito.

Quindi, le maniche non erano cucite all’abito, ma erano staccate e venivano cambiate a seconda delle diverse occasioni: in casa si usavano delle maniche più modeste, mentre per uscire si sceglievano delle maniche più eleganti e preziose. Bastava cambiare le maniche per avere un abito diverso.

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Vincenzo Campi, La cucina, 1580 ca., Milano, Pinacoteca di Brera

Dal XIV sec. fino agli inizi del XX sec., le maniche sono state preziose e utili per moltissimi lavoratori: dagli impiegati che venivano chiamati mezze maniche, perché usavano, appunto, delle mezze maniche nere poiché si sporcavano spesso con l’inchiostro, ai cuochi, sottocuochi, sguatteri, etc., nelle cucine, ai contadini, coltivatori e produttori nei campi.
La servitù non riceveva lo stipendio, ma solo vitto, alloggio e un vestito nuovo da far durare un anno. Le maniche dell’abito erano le prime a consumarsi, perciò il padrone elargiva al servo una “mancia” per permettergli di comprare le maniche di ricambio. La parola mancia deriva dal francese manche, ossia manica, che però è giunta in Italia, tradotta a orecchio, appunto in mancia, col significato generico di “dono”, che poi col tempo è passata a definire un regalo sempre più povero, dato per cortesia a chi ci ha dato un servizio.
Le maniche che si indossavano erano un chiaro segnale di appartenenza sociale, infatti, osservando solamente quel dettaglio si riusciva subito a capire chi si aveva di fronte.

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Jean-Francois Millet, Le spigolatrici, 1857, e I piantatori di patate, 1861

Le maniche erano anche un pegno d’amore: le dame usavano donare una manica al loro cavaliere preferito, che la legava alla corazza come uno stendardo svolazzante. I fidanzati avevano l’abitudine di scambiarsi le maniche e, in caso di rottura del fidanzamento, avveniva la reciproca restituzione. Il gesto certificava una situazione nuova: si era liberi di prendere una nuova direzione di vita, poteva nascere una relazione completamente diversa rispetto alla precedente. Allora, appunto, era il momento di “un altro paio di maniche”.

Le maniche separabili erano indossate, logicamente per moda e non per opportunità, da nobili, donne ricche e da regine. Costituivano l’elemento più ricco e ricercato del vestito e venivano applicate con nastri, fiocchi, lacci e bottoni, in genere di stoffa più ricca e di colore diverso dell’abito e ornate con ricami, pizzi, gioielli, sbuffi e foderate di pelliccia.
Nel 1297, Violante di Sicilia, moglie del re Roberto d’Angiò, fu derubata da un ladro abilissimo, che riuscì a sfilarle di dosso una delle sue preziose maniche, mentre era assorta a guardare uno spettacolo. Tutto a sottolineare il pregio e il valore dell’oggetto.

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Ambrogio de Predis, Ragazza con ciliegie, 1491, Metropolitan Museum of Art, New York

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 Leonardo da Vinci, La Belle Ferronnière, 1490 ca., Mousée du Louvre, Parigi e Tiziano, Ritratto di Vincenzo Mosti, 1520 ca, Galleria Palatina, Firenze.

Spesso veniva indossato lo stesso abito, con le maniche in inverno, senza maniche nella versione estiva.

 

Fonti bibliografiche e fotografiche:

https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%88_un_altro_paio_di_maniche

http://www.treccani.it/enciclopedia/manica_res-badcd92e-8bb1-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/

http://www.festivaldelmedioevo.it/portal/e-tutto-un-altro-paio-di-maniche/

http://lasapevi.blogspot.it/2012/03/perche-si-dice-mancia.html

Chiara Frugoni, Medioevo sul naso, Laterza.

 

8 marzo 2016

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