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La lunga agonia del pomodoro di Pachino

Il comparto agricolo siciliano soffre a causa dei prodotti provenienti dall'estero

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Il pomodoro di Pachino sta subendo una concorrenza sleale a causa delle forti importazioni di prodotti provenienti da Tunisia, Marocco e Turchia. Proprio per questo motivo si chiede un forte intervento ministeriale, affinché si agisca sui trattati commerciali che regolano l’import/export di ortofrutta da e per i mercati esteri“. Le parole di Sofia Amoddio, deputato nazionale del Pd, non sono le uniche spese a favore del pomodoro di Pachino in queste ultime settimane. Una crisi, forte, quasi devastante, sta colpendo il comparto agricolo siciliano, messo in ginocchio dall’aumento dell’importazione dei prodotti provenienti dal nord Africa. A puntare il dito contro l’Unione Europea è anche il deputato europeo del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che trova “devastanti” alcune decisioni che non tutelano le eccellenze ma anzi, contribuiscono a distruggerle.

Il prezzo del pomodoro ciliegino è crollato: oscilla dai 20 ai 60 centesimi al chilo, causando ogni giorno perdite economiche ingenti per centinaia di famiglie, di agricoltori le cui mani sono nere e consumate dalla terra. L’angoscia nello sguardo, la paura nella voce: “Ci hanno detto di non raccogliere più niente perché il mercato è saturo“. La grande distribuzione organizzata, le regole europee, e le frontiere aperte che permettono l’invasione nel mercato ortofrutticolo Italiano ed Europeo di prodotti che provengono dalla Tunisia, dal Marocco e per ultima dalla Turchia stanno contribuendo e deprimere questa terra. “Siamo costretti ad avere regole europee, rigide sulla coltivazione, sul tipo di concime da utilizzare, sui luoghi dove andiamo a piantare i nostri frutti. Mentre nel nord Africa è concesso, per esempio, usare il bromuro di metile che non usiamo più da 14 anni o prodotti derivati dal DDT che in Italia sono banditi dal 1970. Una concorrenza sleale che è aggravata dal prezzo della manodopera. La produzione di un chilo di pomodoro ciliegino si aggira introno ai 60/70 centesimi in Sicilia. Oggi il mercato mi impone di venderlo dai 20 ai 60 centesimi“. Le parole degli agricoltori descrivono al meglio la situazione, caratterizzata anche da un eccesso di quantità entrante di prodotti rispetto a quanto stabilito dal patto UE-Marocco.

Il presidente del consorzio di tutela pomodoro di Pachino Igp, Sebastiano Fortunato, riassume il quadro della situazione: “Abbiamo una concorrenza spietata a livello europeo perché i competitor riescono ad abbattere i costi di produzione. Marocco, Tunisia, e i prodotti spagnoli stanno invadendo il nostro mercato. Ovviamente loro arrivano nei mercati europei con un prodotto che sembra simile al nostro e la grande distribuzione decise quale vendere. Attualmente per il nostro prodotto mancano gli ordini. Il pomodoro convenzionale non arriva all’euro di liquidazione, ma nei punti vendita c‘è un ricarico esagerato. Ci sono punte di 6 euro al chilo. Così viene penalizzato sia il produttore, sia il consumatore“. Da tempo sono in corso proteste e manifestazioni di piazza da parte degli agricoltori a Pachino. A supportarli l’europarlamentare Michela Giuffrida, che sta cercando di affrontare la questione a livello europeo: “Ritengo che le manifestazioni di questi produttori siano più che condivisibili e le loro preoccupazioni sacrosante. Sono più che consapevole del fatto che c’è un disagio enorme. Chiederò che sia applicata la clausola di salvaguardia, perché gli accordi mediterranei prevedono questo e credo che in questo caso può essere riconosciuto per l’emergenza ciliegino“.

Le notizie che arrivano dal mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più importante del Mezzogiorno, sono sempre più preoccupanti e denotano la crisi profonda di un comparto che é schiacciato dagli effetti della crisi ma anche dalle ripercussioni negative di accordi, come quello Euromediterraneo, ormai insostenibili” ha affermato ancora Michela Giuffrida, che è anche un componente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, che ha aggiunto “In questo momento c’è bisogno di un lavoro di squadra che dalla Sicilia passi per Roma giungendo a Bruxelles, non la politica parolaia e populista di chi passa il suo tempo impegnato in inutili show in Parlamento ad uso e consumo di fotografi e cameraman“.

11 marzo 2016

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