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Ristorante Monzù a Capri

Ristorante Monzù: un'esperienza che colpisce tutti i sensi, nella culla del mare di Capri.

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Per me scendere a Capri è sempre un’esperienza unica e irripetibile. Il profumo di limoni è la prima cosa che mi arriva subito  dritto al cuore senza che me ne accorga; poi solo in un secondo momento riesco ad assaporare pian piano i colori, la luce, il blu del mare, il bianco incandescente delle case, le bouganville, che qui sono regine senza eguali.

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L’altra settimana le mie amiche blogger Francesca e Giorgia furono accolte nel ristorante Mammà e come accadde a loro, anche io in questa isola minuscola mi sono persa. Ho pensato allora che non dovesse trattarsi di un fatto di orientamento (anche se il mio è inesistente), ma della magia di questo piccolo lembo di terra, che ti cattura e ti lascia in uno stato di felice beatitudine. Non pensi più a nulla sei un bambino col sorriso stampato in faccia, che cammina e si perde felicemente tra i vicoli mentre sbircia dentro ogni negozietto di frutta o di pesce. 

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Arriviamo a piedi fino alla Punta di Tragara, dove siamo accolti nell’hotel e sistemati in una stanza che ha il mare dentro e i faraglioni adagiati pigramente in un lembo di mare che sfiora la nostra doccia. E’ come planare in una dimensione altra, lontana dalla realtà. Scivoliamo via da noi stessi, e siamo liberi. Pronti ad accogliere un’emozione dietro l’altra. Prima fra tutte l’esplorazione della Stracasa, così fu chiamata dal suo proprietario l’ingegnere Emilio Vismara nel 1920, era più di una dimora, una vera emanazione della roccia, un’espressione della natura.  

E dulcis in fundo pronti per degustare la cena al Ristorante Monzù. 

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Monsieur si chiamavano i grandi chef delle famiglie aristocratiche napoletane, e come tante parole la lingua napoletana reinterpreta da qui Monzù.

Si apre una sala elegante con pareti di vetro a picco sul mare e sui faraglioni; scendiamo all’esterno, dove piccoli tavoli si appoggiano sulla costa riparati da paratie trasparenti per godere del tramonto. Andateci presto per godere il sunset credo uno dei più belli al mondo.

Il servizio impeccabile, giovani e ragazze addestrate al culto della bellezza e dell’eccellenza. Senza pomposità. La semplicità dello chef è replicata e ripetuta in sala da ognuno dei suoi collaboratori. La piacevolezza con cui si parla con loro, la spiegazione dei piatti e il servizio del sommelier sono quelli che ti riserva un amico carissimo, molto molto preparato. 

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Solo il giorno dopo mi gusterò una chiacchierata con lo chef Luigi Lionetti a bordo della piscina dove mi racconta la sua storia professionale e personale che non scindono mai una dall’altra, soprattutto in lavori con alto tasso di passione come il suo.

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Il fuoco sacro per la cucina gli viene dal nonno e dai suoi pranzetti squisiti, mentre me ne racconta i rituali, sembra affiorare al naso il profumo del sugo che gli preparava la domenica già dalla sera prima perchè il sugo deve pappolare: Nonno prima di andare in chiesa mi dava un cartoccio di carta con un pezzo di pane e un buco in mezzo con dentro il ragout. Arrivavo in chiesa sporco di salsa ma non mi importava, ero felice.

La sua è la storia di un ragazzo che è stato capace di rialzarsi e cogliere la seconda opportunità che la vita gli offriva. Era nella squadra del Pescara ai tempi del liceo e trasferendosi in questa città si iscrisse alla scuola alberghiera. Dopo una malattia alla gamba che lo bloccò nella carriera calcistica, trovò in questo anno di immobilità l’energia e la motivazione per proseguire la strada della cucina con grande determinazione. Si diplomò e tornò a lavorare a Capri al ristorante da Paolino per 7 anni. Acquisì velocità e organizzazione, ma voleva altro per studiare piatti che le persone potessero ricordare.

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Si trasferì al Monzù dove portò avanti un progetto di eccellenza e contaminazione che gli è stata trasferita dal grande Gennaro Esposito. Non c’è niente che lui non sappia, è una vera enciclopedia di cucina e tecnica e possiede un cuore e un’umanità di una persona semplice e generosa pur essendo un grande personaggio. Dalla sala ti dice che cosa stai cucinando solo dal profumo che ne proviene.

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Una volta gli chiesi delle patate violette (che andavano tanto di moda e ora stanno passando, perché o ci prepari le chips o una purea che è però pesantissima). Ma perché dopo due o tre giorni si fanno vecchie? E Gennaro Esposito mi consigliò di prendere della sabbia del mare e ricoprirle con questa. Durarono settimane come nuove.

Con lui viaggia in Cina, Giappone, Dubai, Singapore durante i mesi invernali, acquisisce profumi e spezie, tecniche che porterà nel suo ristorante senza stravolgimenti. Il connubio che ne esala dai suoi piatti ha dell’incredibile. Tutto si concilia senza confondersi. Il suo menu degustazione è un percorso sensoriale, ha dei tempi che vanno rispettati, non voglio rapire il cliente a tavola ma neanche affrettare momenti di sosta tra un sapore e l’altro. C’è una tabella di marcia precisa che si stabilisce nella riunione con i suoi collaboratori, tutti, dal lavapiatti alle persone di sala che sono la sua “voce” con l’ospite. Sono amici, davvero, il clima è quello di una squadra serrata e allenata a lavorare duramente ma in armonia. La sera, dopo la fatica, devono ritrovarsi insieme a bere una birra a rilassarsi e raccontarsi in libertà. Tra di loro una menzione speciale va a Riccardo Ragozzino pasticcere da mille e una notte e amici di anni.

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“Qual è l’ingrediente che prediligi, il tuo preferito in assoluto. Ho sentito che la nota del profumo di limoni accompagna ogni piatto della degustazione fino al dolce.” E’ esattamente così, il limone è per me elemento prediletto, per la sua acidità, per la nota aggressiva che pulisce la bocca prima ancora del vino. E la prepara così ad accogliere i sapori successivi senza contaminazione.

Così chiudo un cerchio e vado a letto felice. I limoni mi accolgono appena metto piede in quest’isola magica, e tornano ad accompagnarmi per tutta la cena con la loro determinata caratteristica a rendere tutto fresco, profumato, leggero come l’isola di Capri.

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5 luglio 2016

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