birra-evid

La birra

Breve storia della bevanda più dissetante, nutriente e antica del mondo.

condivisioni

Acqua, cereali e lievito: pane? No, BIRRA!!
Ovviamente è questione di proporzioni, ma, con gli stessi ingredienti del pane, si ottiene la birra, la bevanda più dissetante e gradevole della storia.

Fin dal 3000 a.C., in Mesopotamia, probabilmente presso i Sumeri, i mastri fornai lavoravano a stretto contatto con i mastri birrai. Mastri birrai che, a quanto pare, erano donne. E’ alle donne che si deve l’invenzione delle prime modalità di conservazione dell’orzo che, macerato in acqua, viene trasformato in malto, dando luogo poi alla fermentazione.
Come per gran parte delle scoperte o invenzioni, anche la birra è entrata nella storia dell’uomo per caso, grazie ad un errore, ad una sbadataggine. Narra, infatti, la leggenda che una donna dimenticò fuori un recipiente d’orzo che si bagnò per la pioggia, attivando casualmente la fermentazione, ottenendo così questo liquido, da subito considerato magico, perché dissetante, gradevole e leggermente inebriante.

La birra veniva nominata pane liquido proprio per la ricetta e la modalità con cui veniva prodotta: i cereali (orzo per la sikaru o farro per la kurunnu) venivano macinati per preparare una pagnotta, impastata con acqua e cotta in recipienti di terracotta, che veniva successivamente sbriciolata e messa in ammollo in molta acqua, a volte con altri cereali tritati. L’acqua con i cereali veniva poi riscaldata, fatta raffreddare, filtrata e versata in grandi recipienti. Quindi, veniva fatta fermentare con l’aggiunta di miele, spezie e aromi, a seconda della birra da produrre.
Sì, perché, già al tempo dei Babilonesi, si contavano oltre 20 qualità di birre, tra scure, bionde, rosse, dolci, amare, affumicate, forti o aromatiche.
La coltura dei cereali divenne fondamentale per garantire pane e birra, tanto che si iniziò a progettare nuovi sistemi di irrigazione e di coltivazione, portando così l’uomo ad abbandonare il nomadismo e a diventare sedentario costruendo villaggi e città.

L’importanza della birra nella storia viene sottolineata nel Codice di Hammurabi (il sesto re di Babilonia che regnò tra il 1792 e il 1750 a.C.), la più antica raccolta di leggi scritte che si conosca, scolpita su una stele di diorite quasi 38 secoli fa. Il Codice comprende un sintetico disciplinare per la produzione e la vendita della birra , con tanto di sanzioni severissime per i trasghessori:
_ tutti i cittadini dovevano bere una razione di birra ogni giorno (la quantità dipendeva dallo status sociale);
_ pena di morte per chi annacquava la birra;
_ le donne che servivano cattiva birra dovevano essere affogate;
_ multe per chi avesse aperto mescite senza l’autorizzazione reale.
Questi sono solo alcuni esempi che fanno capire con quanto rigore venivano regolamentati la fabbricazione e il commercio della birra. Tanto rigore giustificato dal fatto che la birra aveva un profondo significato, oltre che culturale, anche religioso. Era considerata una bevanda sacra e un dono degli dei, con la quale rincorrere gioia, sapienza e pace. Non potevano quindi mancare, per esempio, la patrona della birra, Nidaba, dea del grano, Cerere (da qui poi cerveza) dea greca della terra e della fertilità, il gigante Enkiku, un eroe mitico che “ne bevve sette volte e il suo spirito si sciolse” e Gambrinus, il re fiammingo, leggendario inventore della birra.

birra-egizi

Anche nell’antico Egitto a produrla erano proprio i fornai che, con gli stessi ingredienti del pane, ottenevano il bappir, matrice della birra, zythum, la bevanda chiamata portatrice di gioia, un’importante merce di scambio, che veniva utilizzata spesso come salario e bevuta con cannucce per ridurre i sedimenti.
Verso il 2000 a.C. sorsero sul Nilo, sempre abbinati ai panifici, i primi birrifici industriali, in quanto la domanda del mercato era fortissima: la birra veniva somministrata come ricostituente per i lavoratori, come sostituto del latte materno, mescolata a miele per i lattanti e come offerta per gli dèi.
Nel mondo greco-romano, invece, non ebbe molto successo: in Grecia veniva usata solo quando il vino era vietato per motivi di ordine pubblico (per esempio durante le Olimpiadi) e a Roma era molto conosciuta, ma non altrettanto apprezzata.

frate-birraio

La diffusione della birra in Europa, soprattutto nel nord, dove la coltivazione della vite era difficoltosa o impossibile, si consolidò nel Medioevo, a partire dall’XI-XII secolo, grazie principalmente ai monasteri locali. I monaci cristiani costruirono birrifici e realizzarono le loro birre nutrienti per i periodi di digiuno, oltre che per offrire rifugio ai viandanti e ai pellegrini e per salvaguardarsi dalle epidemie. La birra, in effetti, era igienicamente molto più sicura dell’acqua, grazie proprio alla fermentazione, che fungeva da disinfettante.
Alcuni benedettini tedeschi fondarono l’Abbazia di Weihenstephan, presso Freising (Baviera), che dal 1040 ospita il birrificio più antico del monto tuttora attivo e una Facoltà di ingegneria birraria del Politecnico di Monaco.

Sempre in questo periodo iniziò a diffondersi l’uso del luppolo, il vegetale amaro che corregge il gusto dolciastro del malto d’orzo e migliora la tenuta della schiuma. In origine, la birra veniva aromatizzata con salvia, rosmarino, ginepro, anice, finocchio, ciliegie, datteri, erbe o resine, e il luppolo era utilizzato solo a scopo medicinale, per infusi antinfiammatori. La miscela di spezie, gruyt, non aveva le stesse proprietà conservanti del luppolo: la birra aromatizzata senza luppolo doveva essere bevuta subito dopo la preparazione e non poteva essere esportata; l’unica alternativa era aumentare le dosi dell’alcol, risultando però troppo costoso.
Grazie agli studi di santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), mocaca benedettina, naturalista, letterata e musicista a Rupetsberg (presso Magonza), il luppolo venne aggiunto alla composizione base della birra come conservante naturale, grazie alle sue proprietà antibatterche.

Nei secoli, i birrai hanno creato decine di stili di birra. Dai fiamminghi agli scozzesi, dall’Irlanda alla Germania, ogni popolo e ogni paese ha avuto le sue specialità, fino ad arrivare a contarne oltre 400 diverse.
Il successo in Italia è arrivato solamente nella metà del secolo scorso. Fin dal Medioevo infatti, la birra era considerata una bibita strana, tipica delle genti del nord, niente a che vedere col vino, apprezzatissimo, più noto e meno costoso, vista la facile reperibilità… Ma questa è un’altra storia.

birramanet

Lo sapevate che esiste la cenosillicafobia, la paura di trovare il bicchiere vuoto? Chi soffre di questa fobia può avere attacchi di panico quando vede il fondo del boccale!  
 

 

Fonti bibliografiche e fotografiche:

Flickriver

Taccuinistorici

Focus

Edouard Manet

 

6 ottobre 2016

Traduci

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Le Ricette Più Viste