Cresce l’occupazione nei ristoranti

Ma sono anche tante le attività che chiudono

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Due dati significativi e in un certo senso opposti, fotografano lo stato di salute della ristorazione in Italia: dal 2010 al 2015 nel nostro paese hanno chiuso oltre 13.000 ristoranti e altrettanti bar, mentre l’andamento dell’occupazione è in miglioramento grazie al fatto che dal 2013 la spesa per il mangiar fuori ha ripreso a salire in maniera sempre più decisa.

L’occupazione nel settore è quindi cresciuta (1,5%) nel periodo che va dal 2008 al 2015, con oltre 96.000 nuovi addetti, con netta predominanza degli under 40 (72%). Tra le figure professionali più richieste dalle aziende ci sono cuochi, aiuti cuochi, camerieri, baristi, pasticcerie e gelatai artigianali. Un quadro che emerge dall’indagine di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)-Confcommercio.

Da questa indagine emerge inoltre che i lavoratori dipendenti dei pubblici esercizi (che hanno il contratto collettivo nazionale del turismo), sono oggi in Italia quasi 700.000: tra questi più della metà sono donne (54%); uno su quattro è straniero. Per quel che concerne l’età invece da segnalare che il 17% degli occupati ha meno di venti anni, il 31% ha tra i venti e i trenta anni, il 24% fra i 30 e i 40, il resto è over 50.

L’occupazione è attualmente in crescita soprattutto nei ristoranti (+2,2%) e nella fornitura di pasti preparati (+4,9%), mentre fa registrare un calo in alcuni ambiti, come ad esempio quello delle mense (-1,3%). Interessante leggere anche un altro dato, che potremmo definire “rassicurante”: la ristorazione garantisce oggi un lavoro “sicuro”, poiché quasi otto lavoratori su dieci (76%) hanno un contratto a tempo indeterminato, il 18% a tempo determinato e il resto è stagionale.

L’analisi ha messo in evidenza anche un problema legato alla concorrenza: in Italia esistono infatti 440 imprese della ristorazione ogni 100.000 residenti. Tra gli altri paesi europei di riferimento, solo Portogallo (749) e Spagna (541) ne hanno di più, mentre Germania (198) e Francia (329) hanno una minore densità di locali.

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7 dicembre 2016

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