Spiazzo ed i suoi preziosi “Lingotti”

Pizze a lunga lievitazione, condimenti audaci e ottimi fritti nella pizzeria "contemporanea"

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In giornate molto tormentate per il mondo della pizza, a causa della polemica sulla pizza “a canotto“, mi sono imbattuto in un nuovo locale della scena capitolina, Spiazzo. Sito negli spazi dell’ex Bibere Bistrot, questa pizzeria “contemporanea” (aperta dai fratelli Fabio e Alessio Mattaccini) ha un concept che unisce impasti caratterizzati da lunga lievitazione (almeno 48 ore) e idratazione (circa 85%) e condimenti “azzardati”, che vanno ben oltre le grandi classiche, quali marinara e margherita.

Il locale è bello, caratterizzato da una predominanza del colore bianco e da arredi semplici ma in armonia con gli spazi interni. I 40 coperti (che diventano 70 d’estate grazie allo spazio esterno) si riempiono rapidamente, e dal menu noto subito il grande risalto che viene dato anche ai fritti. Non solo gli immancabili supplì, ma anche i “Lingotti“, vera rivelazione della serata. Una buona selezione di birre artigianali completa un’offerta soddisfacente.

Anche con la sala piena si riesce a chiacchierare senza esser sopraffatti dal rumore, e questo per me è sempre un valore aggiunto per un locale. Incuriosito dalla grande scelta di fritti, decido di iniziare con due differenti supplì, uno classico e l’altro alla carbonara. Il giudizio è molto positivo sia per quel che concerne il sapore che la cottura del riso (e l’umidità della parte interna) sia per la panatura esterna, molto croccante e asciutta. L’assaggio dei Lingotti conferma la bontà dei fritti, i vari ripieni, tra cui quello con Baccalà mantecato e quello con la crema di Broccoletti, pone in evidenza la voglia di differenziare il menu da quelli classici delle altre pizzerie.

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Per le pizze scelgo due gusti a me molto cari, per poter valutare al meglio sia l’impasto che il condimento. La pizza non è una romana e non è una napoletana, l’impasto è una sorta di via di mezzo, alveolato ma croccante nella parte esterna, mi ha ricordato alcuni impasti ed alcune pizze di Simone Padoan. La prima pizza è condita con carciofi alla romana, mozzarella e mentuccia, con la giusta quantità di ingredienti e un sapore davvero piacevole; la seconda con Polpo alla luciana e salsa alla menta. Buono il polpo, molto buono il sugo, un tantino invasiva la salsa alla menta che copre un po’ gli altri ingredienti, probabilmente l’utilizzo di mentuccia fresca avrebbe reso la pizza più equilibrata. La chiusura, con un insolito ma apprezzato Tiramisù al Té Matcha e frutto della passione, è piacevole e mi convince che una seconda visita, dopo un ulteriore periodo di rodaggio, mi consentirà di valutare ancora meglio una pizzeria che ha tutte le carte in regola per diventare un riferimento della capitale.

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11 gennaio 2017

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