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Eurhop 2017: Una quinta edizione di livello per la manifestazione romana. Tre giorni, più eventi paralleli prima e dopo il week-end, per immergersi nel mondo delle birre artigianali italiane e non:

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Eurhop 2017: Una quinta edizione di livello per la manifestazione romana.

Tre giorni, più eventi paralleli prima e dopo il week-end, per immergersi nel mondo delle birre artigianali italiane e non: Eurhop 2017 ha avuto molto da offrire agli appassionati ed evidenzia lo stato di salute del settore.

Nel mondo brassicolo italiano è stato un anno segnato da qualche discussione di troppo, per alcune acquisizioni eccellenti che sono state accolte con non poche polemiche. Eppure a muoversi tra gli stand dell’edizione 2017 di Eurhop, la quinta della sua vita, si percepisce lo stato di salute di un settore che continua a sorprendere chi gli si avvicina per le prime volte, timidamente e in punta di piedi, per cercare di capire un fenomeno che diventa sempre più robusto e conosciuto. 

 

Più che in passato, infatti, abbiamo fatto fatica a trovare qualcosa di basso livello tra ciò che abbiamo avuto modo di provare, a conferma di un livello medio più elevato delle passate edizioni. Chi è venuto ad Eurhop quest’anno, insomma, l’ha fatto con tutte le intenzioni di affermarsi, stupire e sorprendere. Di farsi notare e tenersi a galla in un mare di birra che rischia di travolgere e confondere il pubblico. 

L’Italia tra conferme e sorprese

Il panorama brassicolo italiano si conferma di buon livello, tra i soliti noti che confermano quanto di buono fatto in passato ed alcune piccole sorprese che sarà bene tenere d’occhio in futuro. 
Tra le prime i soliti Extraomnes, Hammer e Canediguerra, da affiancare a realtà sempre interessanti come Foglie d’erba, Vento forte (ottima la loro Shepees), Birrificio Rurale (in gran forma la loro Emisfero sud 2.0), CR/AK o un Eastside Brewing che amplia sempre di più la sua offerta con alcune birre più particolari come la Pineapple Chunk o la Sour Side Sour Cherry. Se parliamo di conferme è perché si tratta di realtà consolidate, capaci di mantenere il livello elevato raggiunto negli ultimi anni, ma abbiamo trovato altrove le sorprese di questo Eurhop, per esempio in un birrificio proveniente da Bologna: Ca’ del brado. Il tocco personale nel caratterizzare lo stand con un peluche di un bradipo è stato un primo segnale di un birrificio dal carattere forte, che ha concentrato la sua produzione sul mondo delle sour.

Il futuro è acido?

Di Ca’ del brado abbiamo provato due birre di ottima fattura, la Nessun dorma e Invernomuto, che sono solo due rappresentanti di una produzione da tenere d’occhio per il futuro. Aggirandoci per la fiera, infatti, abbiamo scambiato due chiacchiere con molti dei nostri conoscenti che seguono l’ambiente della birra artigianale e non abbiamo potuto fare a meno di notare quanto fosse comune nella maggior parte degli appassionati la crescente attenzione per il mondo delle sour. Le note acidule iniziano ad essere sempre più sdoganate ed in tanti si stanno rendendo conto delle potenzialità che può offrire e che non si limita al solo, spesso ritenuto inarrivabile, Cantillon. Quasi tutti, per esempio, sono stati concordi nell’evidenziare tra le vette di questo Eurhop 2017 la Biere de coupage dei texani Jester King, un blend della loro SPON, birra a fermentazione spontanea, con una Farmhouse giovane, ai quali si deve un altro gioiello come la Viking Metal. Vette di un ramo dell’artigianale che ci è sembrato più che mai vivo e che siamo sicuri che continuerà ad imporsi nei prossimi anni, togliendo spazio alle luppolate che, almeno a Roma e nel Lazio, l’hanno fatta da padrone degli ultimi tempi. 

Uno sguardo oltreconfine

La presenza di Jester King è stato l’indice di uno dei fiori all’occhiello di questo Eurhop 2017, la presenza di alcuni birrifici internazionali che difficilmente abbiamo modo di provare dalle nostre parti. Sempre dagli USA è arrivato Hoppin’ Frog, birrificio di Akron in Ohio del quale abbiamo gustato una double imperial stout chiamato Doris the Destroyer, affiancato da The Veil della Virginia e da Stillwater del Maryland, da Oxbow del Maine e da Other Half di Brooklyn, mentre è originario del Kentucky Against the Grain, che ci ha regalato quel gran capolavoro che è l’imperial stout 70k. Dall’Inghilterra, ed in particolare Londra, è arrivato invece Beavertown con un’ampia selezione delle loro birre, alternando alcune che si riescono a trovare anche alle nostre latitudini ad altre più particolari come la serie Tempus Project. Il Regno Unito ha proposto anche altri grandi realtà come Moor e Magic Rock, ma soprattutto Buxton, un birrificio che non ci delude mai e che anche in questa occasione ci ha colpiti favorevolmente con una double black IPA come la Battle Horse. 

Ma tutto il nord Europa ha avuto una buona rappresentanza ad Eurhop: gran colpo avere gli svedesi di Stigbergets, che ci hanno impressionati sia con la loro IPA Amazing Haze che, ancor di più, con la loro West Coast, ma anche i danesi di Dry & Bitter e gli olandesi di Uiltje (adorabile la loro linea grafica che ha come protagonista un gufo stilizzato), che accanto alle conferme Sir Turnaround e Birds of Prey ci hanno incuriositi con una IPA particolare come la Me, Myself and IPA, dall’attacco morbido e l’amaro che viene fuori alla distanza. 

Presente, per questa edizione, anche il birrificio estone Põhjala, che si conferma estremo in molte delle sue scelte, consolidando l’idea di azienda che produce birre per chi non ama la birra. 

Credits: Testo e Foto Antonio Cuomo

17 ottobre 2017

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