Eastside Brewing: Una visita al birrificio di Latina

Siamo stati nell’impianto in cui Luciano Landolfi crea le sue birre, dalla Soul Kiss alla Sour Side, per quattro chiacchiere sul passato, presente e futuro del birrificio.

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Ogni viaggio inizia con un primo passo ed è importante che sia solido, saldo e sicuro per dar forza e slancio al cammino che ci attende. Per questo abbiamo deciso di iniziare questo nostro percorso nei birrifici artigianali italiani da una realtà che conosciamo bene e apprezziamo molto, che negli ultimi quattro anni è stata fonte di continue sorprese ed oggetto di una crescita decisa e costante, che ci ha accolti nella sua sede per una visita piacevole ed una interessantissima chiacchierata su passato, presente e futuro dell’attività.

Signore e signori, benvenuti in Eastside Brewing!

In principio era la Soul Kiss

La prima sorpresa di Eastside è datata 2013 e si chiama Soul Kiss, una birra che assaggiammo con una parziale diffidenza, quella che si dedica a tutte le novità quante queste arrivano in gran numero. Una diffidenza subito spazzata via dalla evidente qualità dell’American Pale Ale con cui Eastside si affacciava sul mercato. Appena nato dalla collaborazione tra Luciano Landolfi ed Alessio Maurizi, ai quali si affiancarono presto altre tre soci, Tommaso, Fabio e Cristiano, l’Eastside del 2013 operava come Brew Firm appoggiandosi agli impianti, e l’esperienza, di Luigi Serpe di MaltoVivo, in provincia di Benevento. Un progetto che in realtà ha radici più vecchie e profonde, che nasce nel 1992 quando Luciano e Alessio giocavano nella giovanili della squadra di basket di Latina, la Virtus. “Avevo creato un gruppo di tifosi, chiamato Eastside, con cui seguivamo la squadra in serie B1” ci racconta Landolfi, “la squadra per sfortuna è fallita, ma mi sono portato dietro questo nome in tutto quello che facevo. Quindi anche quando abbiamo deciso di dedicarci alla birra, è il nome che ho portato io in dote.

Il tempo necessario per consolidare la prima birra, metterne in cantiere qualche altra (l’IPA Sunny Side, ancora oggi la birra più venduta di Eastside, la American Brown Ale Sweet Earth, ed un primo esperimento come la Six Heaven, un’IPA al cocco) e rendersi conto di avere esigenze troppo importanti per appoggiarsi a qualcuno, quindi subito pronti per l’importante passo successivo: mettere in piedi la propria sede in quel di Latina, un “grande salto” compiuto nel 2015 ma non per questo completato, perché la strada del birrificio è in continua evoluzione.

L’abito che fa il monaco

Una evoluzione che però poggia su basi solide, su concetti e visione chiari film dai primi giorni. Lo dimostra la veste grafiche che li accompagna sin dalla prima birra e che gli consente di essere riconoscibili e ricercati. Il merito va senza dubbio al grafico Roberto Terrinoni, ma anche all’idea sicura e definita alla base dell’identità di Eastside. Pur nella loro riconoscibilità, infatti, ogni birra del birrificio di Latina ha una propria forte caratterizzazione, una etichetta curata in ogni particolare che viene guadagnata una volta che la birra va in produzione con regolarità (le One Shot devono accontentarsi di un’etichetta bianca in attesa di conoscere la risposta del mercato). Una vera storia da raccontare che abbiamo chiesto a Luciano di condividere con noi: ”Ci sarebbe da parlare per ore di tutte le etichette, che sono piene di particolari e richiami, almeno un paio dei quali specifici del sapore della birra”, ci spiega con evidente soddisfazione, ”la più vicina a noi, quella più legata al territorio è quella della Sweet Earth in cui si vedono delle montagne e una donna che mette le mani nella terra e queste diventano delle radici. Sweet Earth vuol dire dolce terra, è una birra caramellata, un’American Brown Ale con sentori terrosi e resinosi, con un pochino di affumicatura data dal malto peated e riconducibile ai whiskey scozzesi. Il legame con il territorio è dato dal fatto che si narra che ai tempi della bonifica ci fosse la tradizione dei coloni di assaggiare fisicamente la terra per vedere se era buona.

 

 

Un esempio evidente dello studio a cui abbiamo accennato, che si ritrova in ognuna delle produzioni di Eastside, come per la Sunny Side che richiama l’idea che la terra che li ospita, Latina, goda di un’esposizione costante tutto l’anno e che si rifà alle informazioni che Alessio ha sull’argomento, venendo dal mondo delle energie rinnovabili. Così come la Route 148, che è la Pontina che collega Latina a Roma con “l’immagine di due mani, una che abbraccia il Colosseo e una che va nelle paludi”, e la Sera Nera, la Cascadian Dark Ale ”spudoratamente dedicata a Tiziano Ferro, l’unica persona che è riuscita ad emergere dalla nostra città”.

Diversa l’ispirazione per la Bear Away, con il faro sull’etichetta che richiama una manovra che si fa in nautica quando si arriva a una boa e si torna indietro, che dipende dall’essere velisti di due dei soci di Eastside, che hanno suggerito questo nome per la birra che ha segnato il punto di svolta tra Beer Firm e birrificio vero e proprio. Doppio senso invece per la Bere Nice, che omaggia la moglie di Alessio, Berenice, ma anche la bevuta facile che la caratterizza; evocativo il nome della Fumo Lento, che descrive sia l’affumicato che il fumo del sigaro, la fumata lenta, o della Sun Stroke, ”il colpo di sole che dà in quanto birra più alcolica, come la Terzo Grado, ancora più forte.

Chiude la rapida panoramica sulla Bimba Mia, la saison brettata dedicata a Franco Califano, che ci ha confessato essere anche la sua preferita tra le birre che produce. “Anche questa è una bella etichetta, con questa figura femminile che non si capisce bene se sia ancora una ragazzina o già una donna, con il vestito che diventa le cupole di Roma, le perle che tradizionalmente si regalavano al passaggio tra ragazza ed adulta.

A piccoli passi verso il futuro

Camminando tra le stanze di Eastside Brewing, raccontandoci la storia dietro le birre, anticipandoci qualcosa delle prossime produzioni e delle “idee che non mancano mai” e che andranno realizzate un passo per volta, quello in cui ci ha condotti Luciano è un percorso tra il passato, presente e futuro del suo birrificio. Siamo stati accolti in una Tap Room in via di ridefinizione e realizzata interamente con materiale riciclato, pronta ad ospitare un bancone ripensato a cui andranno aggiunte delle spine per poter ospitare al meglio i prossimi eventi di Eastside; siamo stati accompagnati e guidati tra i magazzini adibiti alle diverse esigenze di una produzione che diventa sempre più importante, cominciando da quello climatizzato in cui le birre passano un periodo tra i sei e i dodici giorni, mentre rifermentano in bottiglia, con aggiunta di zucchero e lievito a seconda della carbonazione che si vuole ottenere; ci siamo ovviamente soffermati nell’ampia sala con i fermentatori, ben otto di cui sei da 3000 litri e due da 1500, tutti contrassegnati dall’indicazione della birra che ospitavano, rigorosamente personalizzata da un disegno fatto dallo stesso Luciano. Infine abbiamo assistito ad alcune fasi della birra in produzione quel giorno, che era una Sunny Side.

Un ambiente interamente pensato e plasmato, per accogliere le esigenze di Eastside, partendo da un capannone inizialmente vuoto, “400 metri quadri puliti”, ai quali si sono aggiunti altri 150 che ospitano la cella fredda e ai quali si aggiungeranno presto altri 400, “che diventeranno nuovo magazzino, uffici e zona di vendita”.

Quest’ultima la vera novità che vedremo presto, uno spaccio dove poter reperire i prodotti Eastside, quella che potremo apprezzare dall’esterno, da consumatori, mentre qualcosa muterà anche dietro le quinte: altri tre fermentatori da seimila litri, il doppio dei tre più grandi disponibili al momento, ed un nuovo magazzino per accompagnare il prossimo step dell’evoluzione di Eastside che già in questi giorni ha rivelato una prima novità: una Double Blanche ancora senza nome, la Fata Morgana, una Strong Scotch Ale (Wee Heavy) presentata al classico appuntamento natalizio romano, Birre sotto l’albero, la seconda uscita della The Truth, l’American IPA con luppoli Cryo, oltre alla nuova Sour Side presentata ad inizio mese, con pesca e albicocca, più alcolica della precedente (da 4.8 a 5.6), ma anche più acida nonostante una spinta in più dal punto di vista dei malti. Ulteriori conferme dell’attenzione per le tendenze del mercato e della volontà di sperimentare che fa di Eastside una delle realtà italiane da tener d’occhio.

Ph. credits: Erika Sciamanna

27 dicembre 2017

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