Piedi neri, ecco l’imperial stout di Croce di Malto

Profumi intensi e note calde per una birra complessa e decisa che sa scaldare le ultime serate autunnali.

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Uno dei piaceri delle stagioni più fredde è di rintanarsi in casa, fare branco con i propri familiari ed animali domestici, accendere il camino e godersi dei momenti di tranquillità.

Compagnia gradita per questo tipo di serate è una buona birra per completare il quadro ed aggiungere quel pizzico di calore in più che non guasta, ma serve la birra giusta, che deve necessariamente andare oltre le esplosioni di luppolo e freschezza che ci accompagnano in estate. L’attenzione si concentra su toni diversi, su sentori di caffè, cacao e liquirizia… sul mondo di porter e stout, per intenderci.

Dalla Russia con amore

La scelta è caduta su una Russian Imperial Stout tutta italiana, o meglio sulla interpretazione di questo stile ad opera dei ragazzi di Croce di Malto. Si tratta della Piedi Neri, una birra che il birrificio di Novara inserisce nella sua linea di speciali e che ci ha stupiti fin dalla prima volta che abbiamo avuto modo di provarla. Se parliamo di “interpretazione della Russian Imperial Stout” è perché abbiamo trovato la Piedi neri meno forte ed aggressiva di altre esponenti dello stile provate in passato, più rotonda, molto equilibrata tra le componenti dolci e quelle più amare. I toni sono però i classici dello stile e dei malti tostati che assicurano anche il suo caratteristico colore nero, compatto ed opaco: dal caffè al cacao e un tocco di liquirizia, ma senza trascurare note di caramello, castagne e frutta tostata.

Il risultato è un gusto ricco, che si distende in un retrogusto lungo, persistente ed intenso.
È quello che ci salva nell’assaporare la Piedi neri, questa ricchezza che va scoperta ad ogni sorso e ci spinge a centellinarla laddove la piacevolezza della bevuta, la carbonazione non troppo spinta e la gradazione non eccessiva per una Imperial Stout (sono “solo” 8.7° alcolici, sul margine basso di uno stile che può arrivare ai 12) consentirebbe sorsi ampi e prepotenti. Qualità che sono valse alla Piedi neri due secondi posti in manifestazioni di settore tra il 2013 e 2015, rispettivamente al Mondial de la Biere di Gourmant e l’European Beer Star nella categoria relativa al suo stile. 

Una birra, quindi, che si beve con relativa semplicità, ma senza essere avara di sensazioni, capace di regalare quel calore di cui abbiamo parlato in apertura.

Il marchio di fabbrica

Sensazioni che vengono anticipate dalla componente visiva della Piedi Neri: il nero intenso, il color cappuccino della schiuma compatta, ma anche la cura della confezione, con un’etichetta che si fa notare fin da subito per la riconoscibilità del suo protagonista, il disegno di un pellerossa vivace e colorato, in netto contrasto con lo sfondo bianco su cui si staglia. Una sorta di anomalia per il birrificio, che mantiene per buona parte delle sue produzioni uno stile più basico e lineare, ma che ci sentiamo di promuovere.

Così come ci piace l’idea di legare la birra al territorio, nello specifico con l’uso di riso venere e castagne del novarese tra gli ingredienti, che i ragazzi di Croce di Malto ci raccontano così: “siamo particolarmente orgogliosi di questa birra anche per la sua valenza territoriale, in quanto interpreta una materia prima pregiata del nostro territorio (il riso nero) in una declinazione che valorizza reciprocamente gli ingredienti utilizzati e il prodotto finito”. È il tocco personale che permette a Croce di malto di far proprio uno stile di birra prodotto per la prima volta nel birrificio di Thrale a Londra nel diciottesimo secolo, con lo scopo di esportarla alla corte dello zar di Russia, giustificando così sia il nome che la gradazione piuttosto spinta, adatta a favorire il lungo viaggio e scaldare chi la beveva in un clima rigido come quello russo.

La Piedi Neri a tavola

Per un paese come il nostro che è molto focalizzato sul vino e che relega la birra all’abusato abbinamento con la pizza, la domanda sul cibo più adatto per accompagnare una bevuta è sempre in agguato. Meglio spazzare subito via i dubbi: una birra di questo stile non è propriamente da pasto, ma questo non vuol dire che non ci sia qualcosa di adatto a valorizzarla a dovere: pensiamo per esempio ad alcuni tipi di dolci, soprattutto quelli a base di cacao, tipo browney, che ne enfatizzano alcune note a cui abbiamo accennato.

Quanto al servizio, come per tutte le birre più complesse è meglio tenersi su una temperatura non troppo bassa, nello specifico tra i 6 e gli 8°, in grado di consentire a tutti gli aromi di sprigionarsi ed essere apprezzati. Più difficile individuare il bicchiere più adatto ad ospitarla: lo stile ci farebbe orientare verso un baloon, ma il sito di Croce di malto suggerisce una classica coppa per enfatizzare l’intensità della profumazione della birra. Noi l’abbiamo provato con entrambi ed abbiamo azzardato anche una pinta irlandese (le foto si riferiscono a quest’ultimo caso) restando mediamente soddisfatti del risultato. Ma, nel dubbio, seguiremmo il suggerimento degli autori!

Ph. credits: Erika Sciamanna

 

6 dicembre 2017

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