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Andreas Caminada lo chef svizzero tre stelle Michelin

Nell’ultima puntata di Masterchef ha fatto la sua comparsa Andreas Caminada, scopriamo qualcosa in più di questo giovane chef che ha già conquistato tre stelle Michelin.

Svizzero, vive e lavora nel hotel Schloss  Schaueinstein di cui è proprietario, appena trenta posti, prenotazioni sold out per sei mesi,  a soli 33 anni ha conquistato tre stelle Michelin, formatosi fra Germania; Francia e Svizzera,  dopo alcune esperienze all’estero è tornato nel paese natio per sperimentare la sua idea di cucina.

Il suo ristorante si trova in un castello del millesettecento, nel cantone dei Grigioni, in un paesino con appena 345 abitanti, un piccolo angolo di paradiso dove Caminada realizza la sua idea di cucina, ingredienti semplici da trattare secondo le tecniche culinarie più innovative.

L’idea è quella di mantenere il gusto originario di un ingrediente cercando di valorizzarlo al massimo delle sue potenzialità, dietro a ogni preparazione si nasconde una ricerca attenta e meticolosa, la cura per ogni dettaglio per proporre piatti dai colori accesi e dai sapori netti.

Ritenuto uno chef  che ha bruciato le tappe considerando che ha appena quarantanni, nel 2003 ha acquistato il suo ristorante, aveva quattro dipendenti, oggi sono quaranta, a 33 anni aveva già tre stelle Michelin e 19 punti Gault Millau, unico chef europeo a potersi vantare di tale traguardo.

Il suo ristorante da diversi anni è considerato fra i migliori cinquanta del mondo.

Sposato dal 2012 con Sarah, ha due figli piccoli e tanti progetti da realizzare.

 

 

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Michelin Days e la cena “stellata” da Innocenti Evasioni

Michelin Days è un progetto che rende accessibili i ristoranti presenti nella famosa Guida Michelin. Anche chi normalmente non può permettersi di spendere grosse cifre per mangiare nei “templi” dei grandi Chef, ora potrà assaporare questa esperienza gastronomica senza sforare il proprio budget.
Il funzionamento è molto semplice: si va sul sito Michelin Days, ci si registra, si sceglie il ristorante nel quale si vuole andare, si prenota e il gioco è fatto. Oltre ad avere accesso ad importanti sconti, avrete il privilegio di poter gustare dei menù dedicati ai clienti di questo servizio, che possono basarsi sull’utilizzo di un ingrediente in particolare, sulla cucina del territorio o su molto altro ancora. Gli chef saranno sicuramente in grado di stupirvi. 
Noi di iFood abbiamo toccato con mano la bontà del progetto, andando a cenare nel ristorante Innocenti Evasioni a Milano, casa degli Chef Eros Picco e Tommaso Arrigoni.

La location dà il meglio di se in estate, con un bellissimo giardino che vi farà quasi dimenticare di essere a Milano, ma anche durante le altre stagioni non rimarrete certo delusi, soprattutto grazie alla presenza di una grande vetrata lungo tutta la sala principale che vi farà godere della vista “sul verde”.
Abbiamo prenotato per una cena infrasettimanale, ad attenderci un menù basato sulla tradizione e sui sapori della cucina milanese, con qualche piccola rivisitazione qua e là. Menù che non troverete comunemente nella carta del ristorante, ma proposto in esclusiva per i clienti Michelin Days.

In apertura un calice di benvenuto con amuse bouche composta da una mousse di Parmigiano, riso venere soffiato e verdure croccanti. Un inizio perfetto, con consistenze differenti che invogliano il palato a continuare.
A seguire l’apertura del menù milanese vero e proprio, buono, completo e anche abbondante. Cinque portate con ricette conosciute, sapori amichevoli, comprensibili da qualunque palato e non a caso molto apprezzabili anche da chi solo grazie a questa iniziativa si approccia per le prime volte al mondo dell’alta cucina.
Il percorso inizia con un cotechino adagiato su una purea di patate speziate e accompagnato da mostarda di pere, ovviamente fatta da loro. Nonostante l’idea generale di pesantezza che può dare pronunciare la parola “cotechino”, questo piatto si è presentato saporito e al contempo delicato. Buonissima la mostarda, perfetta in abbinamento con la carne e non eccessivamente pungente.
Prosegue con il classico risotto alla milanese, molto buono, al dente al punto giusto. Cremoso e con un sapore di zafferano molto intenso senza però risultare eccessivo.

Anche la portata successiva, il secondo, è uno dei piatti che per eccellenza rappresentano questo territorio: l’ossobuco. Qui viene presentato in maniera più elegante del solito, senza osso, ma affiancato da un cilindro di daikon scavato all’interno e farcito con una crema di midollo. Un vero e proprio concentrato di sapore.
Porzioni abbondanti e sapori che sanno di comfort food, ci accompagnano al pre-dessert: un cubo di gorgonzola accompagnato da sfoglia e mela.
Infine il dolce che rappresenta una delle tradizioni milanesi poco conosciute, dimenticata da molti. Si tratta della barbajada, che tradizionalmente è una bevanda che nasce a Milano alla fine dell’800, a base di caffè e cioccolato, e che si gustava in accompagnamento ai dolci.
In questo menù è stata proposta per accompagnare una torta molto profumata alle banane insieme ad un gelato fior di latte.

Un menù che rappresenta una proposta completa con un prezzo accessibile, aperto ad un pubblico più ampio di quello che solitamente frequenta questo genere di locali. Una buona opportunità per fare delle vere e proprie esperienze degustative. 
Noi siamo rimasti sodisfatti dalla comodità e dalla qualità del servizio, per non parlare dell’ottimo rapporto con il prezzo. Provatelo anche voi.

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Francesco Apreda nuovo Direttore Didattico di Italian Kitchen Academy

Lo Chef Francesco Apreda ha deciso di concentrare una parte dei suoi sforzi sull’educazione di giovani leve e ha selezionato Italian Kitchen Academy come scuola d’elite. La lunga esperienza internazionale di Francesco Apreda, e del corpo docenti da lui selezionato, sarà sicuramente fondamentale per continuare il percorso di crescita che l’Accademia ha intrapreso fin dal suo esordio nell’aprile 2015. Italian Kitchen Academy darà la possibilità allo chef di realizzare il programma di studio, di scrivere le dispense di riferimento per gli studenti e di seguire gli allievi lungo tutto il loro percorso di crescita professionale.

Saranno cinque le caratteristiche che cercheremo di evidenziare e sviluppare nei ragazzi che sceglieranno il corso professionale di Italian Kitchen Academy – ha dichiarato Apreda – Sarà richiesta estrema professionalità, il rispetto per la materia prima, per i docenti e per le gerarchie di brigata e la giusta umiltà nel modo di rapportarsi con colleghi, professionisti del settore e non solo. Inoltre sarà necessaria enorme curiosità che è la base per essere contemporanei, figli del proprio momento storico, aprendo così la mente a quelle fondamentali influenze che provengono da tutte le parti del mondo. Questo corso non sarà un insieme di semplici lezioni ma un modo di illustrare il mio concetto di cucina, di educazione e di lavoro di squadra“.

Il corso – che avrà inizio a fine ottobre – è aperto a tutti e durerà tre mesi e mezzo, con frequenza obbligatoria di quattro giorni a settimana, per un totale di 200 ore complessive. Il numero degli studenti sarà estremamente ristretto (massimo 8) e la selezione avverrà a seguito di un colloquio attitudinale con i responsabili di Italian Kitchen Academy.

Italian Kitchen Academy – Vicolo Scavolino, 64A – Roma
info@italiankitchenacademy.com
Tel. 06 6991113
www.italiankitchenacademy.com

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Guida al Taste of Roma 2016

Ormai alle porte l’edizione 2016 del Taste of Roma, che aprirà ai romani le porte della cucina di eccellenza. Un appuntamento oramai fisso per passeggiare, scoprire, incontrare e degustare la migliore enogastronomia in compagnia. L’elenco degli chef che partecipano quest’anno è davvero incredibile, per quantità (sono passati da 12 a 14) e qualità: Adriano Baldassarre (Tordomatto), Alba Esteve Ruiz (Marzapane Roma), Alessandro Narducci (Acquolina), Andrea Fusco (Giuda Ballerino), Angelo Troiani (Il Convivio Troiani), Cristina Bowerman (Glass Hostaria), Daniele Usai (Il Tino), Davide Del Duca (Fernanda Osteria), Francesco Apreda (Imago all’Hassler), Giulio Terrinoni (Per me), Heinz Beck (La Pergola-Hotel Rome Cavalieri), Roy Caceres (Metamorfosi) e Stefano Marzetti (Mirabelle Hotel Splendide Royal).

Ma non ci saranno solo i piatti: spazio infatti anche al Charity Restaurant con Anthony Genovese, Oliver Glowig, Massimo Viglietti e Gianfranco Pascucci (tutto il ricavato sarà devoluto in beneficenza a onlus e associazioni di primaria importanza fra cui WWF Oasi per Terre dell’Oasi, un progetto di sviluppo sostenibile e di tutela della biodiversità attraverso la produzione e la commercializzazione di prodotti biologici coltivati nelle aree protette); e ancora l’Electrolux Chefs’ Secrets, la Taste Bakery con Les Chefs Blancs e iFood, la VIP Lounge ed il laboratorio del Molino Vigevano.

Naturalmente ho già studiato tutti i menu proposti dagli chef, per vedere se verranno presentati piatti che ho già potuto provare e per studiare le nuove proposte, alla ricerca di abbinamenti di sapori che possano sorprendere il mio palato. Se avessi una tessera carica di sesterzi, la spenderei per questi piatti: Babbà in sospensione al cacao, nuvola di orzata e ghiacciato alla banana (Francesco Apreda), Spuntature di maialino con fichi settembrini e soya dolce (Cristina Bowerman), Kebab di tonno, panna acida al lime e scorpion trinidad (Daniele Usai), Uva fragola, blu del monviso e cioccolato (Roy Caceres) e Trippa di rana pescatrice, spuma di pecorino, olio alla menta (Giulio Terrinoni).

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Intervista a Pasquale Palamaro

Qual è l’obiettivo delle Summer Dinners 2016?

Le Summer Dinner nascono dopo l’evento celebrativo dei 50 anni dell’Albergo Regina Isabella (nel 2005). Invitammo 15 grandi chef da tutta Italia, e l’anno successivo decidemmo di dar continuità a questo progetto con le Summer Dinners. Successivamente abbiamo pensato di ideare un tema per ogni anno (Donne Chef, Emergenti, etc.).

Qual è il concept di quest’anno e come sono stati scelti gli Chef?

Il concept del 2016 nasce dai miei viaggi: ho sempre incontrato chef italiani che lavorano all’estero e che hanno un ruolo particolare, poiché sono ambasciatori della nostra cucina e devono riuscire a trasmetterne le caratteristiche negli altri paesi. E’ un lavoro difficile per una serie di motivi, dalla reperibilità delle materie prime di qualità alla capacità di riuscire a trasmettere al nostra cultura culinaria all’estero. Gli chef che ho scelto sono amici che ho conosciuto in giro per il mondo e dei quali ho apprezzato la professionalità.

Quali obiettivi si pone uno chef come Pasquale Palamaro che ha già ottenuto molti riconoscimenti (come la Stella Michelin per “Indaco”)?

Abbiamo raggiunto la prima stella in lasso di tempo abbastanza breve (quattro anni) ed è chiaro che io pensi ad una seconda stella quale obiettivo per continuare a migliorarmi. Non deve mai spegnersi la voglia di creare piatti e sperimentare tutti i giorni. Non so quanto tempo sarà necessario per riuscirci ma credo che la seconda stella sarà figlia dell’equilibrio: piatti coerenti nei quali non c’è bisogno di strafare.

Quest’anno l’offerta ristorativa del Regina Isabella presenta una novità: in cosa il “Dolce Vita” si differenzia dalle altre realtà già presenti?

Il progetto Dolce Vita mi affascina perché è completamente diverso da tutto ciò che accade oggi nel mondo: offre infatti il vecchio stile francese, caratterizzato dal servizio al gueridon, dal lavoro di un cameriere che porziona uno chateaubriand o un pesce al sale. Sono lavori quasi del tutto scomparsi, ormai è tutto già standardizzato nel piatto, la cucina dei 5 stelle è spesso omologata. Volevamo dare una visione completamente diversa da quanto accade all’Indaco. Voglio che ciò che accade nel piatto dell’Indaco accada sul carrello del Dolce Vita.

Quanto ed in che modo cambia il lavoro tra un ristorante stellato ed uno, sempre stellato, che si trova all’interno di una struttura alberghiera?

Ho il compito di far coesistere realtà completamente diverse con tempi del tutto differenti: mentre all’Indaco si lavora sulla precisione, con le pinzette, con la calma, negli altri spazi ristorativi c’è molta adrenalina per il servizio, si lavora su altri numeri o con un altro stile. Mi ritrovo nella stessa giornata in 2 cucine molto diverse ma questa situazione mi sta aiutando a migliorare ulteriormente.

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Da quest’anno sei il manager di tutte le strutture ristorative del Regina Isabella: senti la responsabilità ed in che modo vuoi portare il tuo stile nei vari ristoranti?

Questo incarico mi fa sentire più completo, maturo, responsabile, posso gestire il triplo delle risorse e, se prima le cucine e le brigate erano separate, da quest’anno esiste una sola grande cucina ed una sola brigata. Gli chef possono lavorare per il Dolce Vita e per l’Indaco, in base ad una turnazione, ma anche tutti assieme in caso di grandi eventi e ricevimenti. C’è più sinergia e la squadra è più unita.

Quanto sono state importanti le esperienze presso le cucine di grandi chef e quanto hanno caratterizzato la tua idea di cucina?

Io ero un appassionato di cucina, molto classico, ma dopo l’evento del 2005 (i 50 anni del Regina Isabella), nel corso del quale ho potuto lavorare al fianco di grandi chef, mi sono letteralmente “ammalato” di cucina. Ho quindi sentito l’esigenza di approfondire la conoscenza andando alla scoperta di tecniche e materie prime che potessero completare la mia formazione. Ad oggi non mi sento ancora completo, sento di dover cercare dentro di me la perfezione, nei prodotti, negli abbinamenti, nelle lavorazioni. Cannavacciuolo mi ha dato l’estrema “mediterraneità”, è straordinario nel rappresentare la sua terra (la Campania) in Piemonte. Genovese mi ha fatto avvicinare alle spezie, che ha fatto un percorso importante in Asia. Sono quindi stato da Paolo Teverini, che riusciva a fare un degustazione da 6 portate, dessert incluso, con 700 kcal. Quindi sono stato all’estero, da Elvio Milleri, che mi ha fatto conoscere l’Italia intera dal punto di vista dei prodotti: lui importa qualunque eccellenza italiana in Danimarca.

Anche una collaborazione, che magari dura il tempo di una sola cena, può avere importanza nella formazione di uno chef?

Si, infatti spesso ho potuto completare dei miei piatti osservando all’opera dei colleghi nel corso di un evento, mi hanno donato la necessaria lucidità per finalizzare una mia idea.

Da tanti viaggi sei a casa, ad Ischia. Perché?

Sono qui perché porto avanti un progetto con altri due chef dell’isola che amo sempre menzionare, Nino Di Costanzo e Libera Iovine. Sono stato spesso fuori per apprendere e conoscere ma sempre con l’idea per fare bene nella mia terra. Oggi insegno nell’istituto alberghiero nel quale studiai anni fa, per coltivare il vivaio che porterà avanti una certa idea di cucina. Il mio lavoro arriverà fino ad un certo punto, fino a certi traguardi. Poi toccherà alle nuove generazioni ripartire da questo punto per spingersi ancora più avanti. Il mio, il nostro compito, è quindi quello di trasmettere la passione a questi ragazzi.

Ultima domanda, necessariamente banale: perché sei in cucina?

Io sono cuoco da sempre, non saprei dirti quando ho iniziato. Mia madre voleva io divenissi Geometra o Ragioniere, ma io a soli 14 anni imposi ai miei genitori di firmare il modulo per l’iscrizione all’istituto alberghiero, ero già convinto della mia scelta. Non mi pesa mai neanche un solo singolo giorno in cucina, sono ancora innamorato di questo mestiere. Oggi mia madre vede uno chef, un uomo felice.

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Livello1, il mare approda all’Eur

È in una fase di rinnovamento il trentaduesimo quartiere di Roma, tante sono le novità che vedranno protagonista l’EUR nei prossimi mesi. A breve sarà inaugurata la Nuvola di Fuksas – il nuovo centro congressi della Capitale – e anche l’Acquario, che sorgerà sotto il lago artificiale dell’EUR, sembra essere in dirittura di arrivo. Al via anche la riqualificazione delle Torri del quartiere Europa destinate a ospitare gli uffici della Tim. È su questa zona di Roma che ha puntato l’attenzione un gruppo di amici che ha dato vita a Livello1, un nuovo indirizzo gourmet della ristorazione capitolina.

A Emilia Branciani, proprietaria di Livello1 e interior designer, il compito di realizzare il progetto del ristorante che vanta sessanta coperti all’interno e trenta posti all’esterno. “Ho scelto colori naturali, con la predominanza degli elementi di terra e di acqua, per creare un ambiente confortevole in cui il cliente potesse sentirsi protagonista e vivere un’esperienza gastronomica fuori dal comune” ha dichiarato.

Un ristorante dal respiro moderno, arredato in modo elegante e finemente ricercato dalla scelta delle luci alla mise en place. Un ambiente accogliente, luminoso e completamente insonorizzato. Di grande effetto la vetrata targata Casali che separa la cucina dalla sala, creata ad hoc per il ristorante, dal leggero effetto ondulato e decorata con dei rami marini che lasciano intravedere il lavoro svolto dallo chef e dalla sua brigata.

Al timone della cucina lo chef stellato Felice Lo Basso: Livello1 nasce, infatti, grazie alla collaborazione con lo chef di origine barese, legato ai proprietari da un rapporto di profonda stima e amicizia. A Lo Basso il compito di curare la cucina, formare il personale, scegliere i piatti e rinnovarli stagionalmente. A Mirko Di Mattia, giovane e talentuoso chef proveniente dal Gavius, l’incarico di portare avanti quotidianamente il lavoro impostato da Felice Lo Basso.

Ho conosciuto i proprietari durante il loro soggiorno all’Alpenroyal Grand Hotel dove io lavoravo – ha raccontato Lo Bassoe subito ho percepito la loro passione per la buona cucina. Nel corso degli anni la nostra amicizia si è consolidata e così ho deciso di seguirli nel progetto di creare un ristorante che facesse solo pesce. Io sono di origine pugliese, il mare è la mia vita. Abbiamo voluto realizzare – prosegue – una cucina di livello (da qui il nome del ristorante) basata sulla scelta di un prodotto di qualità, lavorato il meno possibile proprio per esaltare l’eccellenza della materia prima”. Grazie alla presenza della Pescheria annessa al ristorante, nella cucina di Livello1 ogni giorno arriva il pescato fresco dai mari locali, a ulteriore garanzia dell’idea di fornire una cucina attenta alla qualità e alla stagionalità della materia prima.

Livello1
Via Duccio di Buoninsegna, 25
00144 Roma

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Eataly Roma festeggia il suo 4° compleanno con 7 chef stellati

Il 21 giugno 2012, nell’ex air terminal della stazione Ostiense di Roma, apriva le porte, per la prima volta, il tempio dell’enogastronomia italiana: Eataly. Il 21 giugno 2016 Eataly festeggia questi quattro anni della propria storia, nel corso dei quali ha cercato di raccontare in Italia e nel mondo la cultura enogastronomica italiana, i prodotti e i produttori, le ricette più belle e importanti del nostro Paese; cercando anche in parallelo di insegnare e trasmettere una giusta educazione alimentare, trasmettendo metodi, conoscenze e segreti dei più grandi chef.

Per quest’occasione in una sola sera sette chef stellati lavoreranno assieme per una straordinaria cena itinerante: Roy Caceres (Metamorfosi), Oliver GlowingRosanna Marziale (Le Colonne), Gianfranco Pascucci (Al Porticciolo), Niko Romito (Reale), Massimo Viglietti (Ristorante Achilli) e Marianna Vitale (Sud). Oliver Glowig e Pasquale Torrente inoltre, al ristorantino del fritto, faranno una cena a 4 mani. Sarà un evento unico, in cui ogni chef, in un ristorantino diverso, preparerà un piatto, ma ci sarà anche modo di parlare con loro, soddisfare curiosità, strappargli qualche piccolo segreto sulla loro cucina stellata.

Ma per festeggiare al meglio questo compleanno sono previsti tanti altri eventi: si parte il 21 giugno alle 17 con il taglio della torta, che verrà offerta a tutti i clienti, preparata da Luca Montersino, che sarà presente per festeggiare il grande evento. Successivamente, dalle 19 alle 21, la consueta diretta di Radio Rock, con la presenza dei due speaker Matteo e Barbara, per un’altra puntata in diretta di “Made in Eataly” dalla Birreria. Nelle serate di lunedì 20, mercoledì 22 e giovedì 23, tre osterie romane del circuito Slow Food racconteranno la storia della romanità in cucina. Infine, da venerdì 24 a domenica 26, si svolgerà “La festa di compleanno di Eataly Roma“: una grande festa per concludere il mese dedicato al quarto compleanno di Eataly. Una tre giorni imperdibile, 15 proposte di street food, 18 birrifici artigianali, show cooking, eventi, laboratori di cucina per bambini, musica live.

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“Angel Chef”, il pranzo solidale

Sono oramai 3 anni che la dinamica e giovane chef Iside De Cesare, patron insieme a Romano Gordini del ristorante stellato La Parolina a Trevinano (Vt), dedica una giornata alla raccolta fondi destinati a finanziare la borsa di studio che porta il suo nome, riservata alle alunne meno abbienti dell’Istituto Enogastronomico romano SAFI Elis.

Quest’anno il pranzo si svolgerà sabato 18 giugno alle 12,30, e sarà realizzato da Iside presso il suo ristorante, con la partecipazione delle allieve del quarto anno che, in questo modo, aiuteranno in prima persona le future compagne più meritevoli e meno fortunate. Il costo del pranzo è di 45 euro a persona (25 euro per bambini e ragazzi) e il ricavato viene interamente devoluto alla realizzazione di nuove borse di studio per l’anno scolastico successivo.

Il progetto Angel Chef nasce per aiutare le allieve con voglia di studiare e forte determinazione a diventare cuoche. Da anni, Iside De Cesare, attraverso testimonianze e attività progettuali, arricchisce il percorso di studi delle studentesse di SAFI Elis, permettendo loro di verificare sul campo le competenze acquisite. Tali attività consentono loro di lavorare con professionisti qualificati del settore della ristorazione (sia in cucina che in sala), di sperimentare nuove tecniche di cottura e di preparazione, e di vivere in prima persona un’esperienza lavorativa in un ristorante stellato.

Contatti per la prenotazione del pranzo solidale:
La Parolina – Via Giovanni Pascoli, 19 – Trevinano (VT)
Tel. 0763717130

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Fabrizio Ferrari approda a Unico Milano

Fabrizio Ferrari è il nuovo Chef di Cucina di Unico Milano, la stella Michelin più alta in Europa, al ventesimo piano della WJC Tower in zona Portello. Già stella Michelin a Bergamo e dopo un’esperienza in Francia, Ferrari torna a Milano, suo primo amore, nell’aprile 2015 con un progetto impegnativo: la start-up della Terrazza Triennale Osteria con Vista.

Un anno dopo, l’arrivo a Unico Milano, con l’entusiasmo e la carica che, da sempre, lo contraddistinguono. In cucina con lui, il Sous Chef Marcello Baratella, con cui Ferrari ha raggiunto alcuni fra i più importanti riconoscimenti professionali ottenuti negli oltre trent’anni di carriera, e Beppe Allegretta, storico Chef Pasticcere di Unico Milano che ha subito trovato una grande intesa con Chef Ferrari.

Fra le novità portate da Chef Ferrari, la riapertura di Unico Milano per il servizio del pranzo, con una formula adatta ai pranzi di lavoro: una “Soluzione unica” disponibile nelle varianti carne, pesce o vegetariano. Un’unica uscita, curata, all’altezza di un locale di alta cucina, ma che arriva a tavola in tempi brevi grazie a un controllo ferreo della linea di cucina e all’occhio sempre vigile sul pass.

Il menu che ho pensato per Unico Milano parte dal recupero del cibo perduto e dei sapori radicati nella nostra memoria più profonda per trasformarli in piatti dal carattere distintivo. Oggi, sono alla ricerca di tutti quegli elementi che stanno per essere dimenticati, ma che possono offrire grandi emozioni: materie considerate povere, ma dalla personalità fortissima. Il ricordo è la mia chiave: far ricordare per farsi ricordare” – racconta Chef Ferrari. A monte, la qualità della materia prima e la padronanza delle tecnologie, la cucina sotto vuoto su tutte, nel pieno rispetto degli ingredienti, per esaltarne colori, sapori, aromi.

La nuova rotta di Unico Milano si muove sui binari della continuità in termini qualitativi, dal servizio alla cucina appunto, ma punta a crescere, mai fermi, sempre più in alto: “Nel 2014 abbiamo acquisito un ristorante che già vantava un alto livello di ristorazione. Può sembrare un’impresa facile, ma da un locale di successo ci si aspetta sempre di più. Siamo felici che lo Chef Ferrari sia entrato a far parte del progetto Unico Milano. La sua cucina ci ha appassionati da subito e abbiamo una visione, una progettualità molto simili” – dichiara la proprietà di Unico Milano.