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Il poeta buongustaio: Neruda e la cipolla

Il vero amore di Pablo Neruda per la buona tavola

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Pablo Neruda, premio Nobel per la letteratura nel 1971, temuto ed ostacolato dal regime cileno per la sua militanza nel partito Comunista e costretto a lunghi anni di esilio, è stato definito da Gabriel Garcia Marquez come il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua.

Conosciuto principalmente come il poeta dell’amore e della sensualità, per la straordinaria intensità dei suoi versi amorosi, non si ispirò soltanto ai sentimenti più elevati, ma anche a un genere d’amore più semplice e che non passa mai di moda: l’amore per il cibo.

Nella raccolta Ode al vino e altre odi elementari, Neruda dedica i suoi versi a momenti che nella quotidianità ci paiono scontati, ma che sono in realtà ciò che rende preziosa la vita. Così, tra l’Ode al giorno felice e l’Ode alla semplicità, scopro l’Ode al vino e quella al cocomero, e poi al carciofo, alla prugna, al pomodoro. Questi ingredienti sono visti dal poeta con occhi a tratti ingenui a tratti infinitamente profondi, le immagini evocate si prestano ad essere trasformate in foto e video, come recentemente fatto da una nota marca di passata con l’Ode al pomodoro, che prende letteralmente vita in una réclame molto suggestiva.

Una di queste odi, forse una delle più cariche di sensuale struggimento, è lOde alla cipolla

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La curiosità che solletica i nostri appetiti da foodies è che Neruda non solo cantò così bene la bellezza e bontà di questo ortaggio, ma amò anche profondamente il suo gusto e la sua eccezionale versatilità in cucina.

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Per avere leprove di questo amore, non solo platonico, ci si rifà agli archivi storici dell’isola di Capri, il luogo dove Neruda trascorse un periodo del proprio in esilio; qui si conserva la memoria della quotidianità del poeta: le fotografie, le notizie sui rotocalchi, la spesa quotidiana che il poeta compiva come un rito, fermandosi a chiacchierare con l’ortolano o il fornaio, le cene conviviali in cui era sempre a capotavola, perchè tutti potessero godere della sua compagnia e delle sue battute, l’amore “illecito” con Matilde Urrutia, con la quale si sposò nel 1952 con un’anticonvenzionale cerimonia al chiaro di luna, pur essendo ancora legalmente sposato con Bianca.

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Qui, ancora, durante l’insolita luna di miele, all’amico caprese Mario Alicata viene l’idea di una disfida culinaria incentrata sull’ortaggio trasparente e acquoso, da disputarsi in due cene: nella prima si cimentano i coniugi Neruda e il menù è anch’esso una poesia:

– cipolle marinate al vino rosso;

– insalata alla piuma cipollina;

– pasticcio fritto incipollatissimo;

– ceviche di gamberi di Capri carichi di cipolla violetta.

Fa capolino anche il gambero, un altro grande amore del poeta buongustaio, richiesto espressamente da Neruda anche nel menù del pranzo nuziale, cucinato anch’esso in estrema semplicità e per pochi intimi da Matilde.

 

La seconda manche della “sfida all’ultima cipolla” non si disputerà mai: alla fine della prima cena, Mario Alicata si dichiara sconfitto e si arrende alla perizia culinaria della coppia Neruda-Urrutia nel trattare questo concentrato di sapori.

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A noi resta una poesia e l’immagine sorridente e godereccia di un grande artista che fu anche un semplice grande uomo.

Fonti bibliografiche:

http://www.lisolaweb.com/le-cipolle-di-neruda-che-fecero-piangere-alicata/;

http://www.gallito.eu

Fonti fotografie d’epoca:

http://amori-difficili.blogspot.it;

http://www.undo.net;

www.corriere.it]

28 aprile 2015

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