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Week end in Normandia

Pochi giorni per conoscere un angolo della Francia settentrionale, tra curiosità culturali e prelibatezze gastronomiche

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Culla dell’Impressionismo e di una parte significativa della letteratura francese a cavallo tra Ottocento e Novecento, la Normandia, grande regione della Francia settentrionale, vale il viaggio anche solo per un week end, per gli spunti culturali che vi si trovano, per la varietà del paesaggio e per la buona cucina.

Gli itinerari più smaccatamente turistici, comprendono: Rouen, la città che vide il rogo di Giovanna d’Arco, e della cui cattedrale Monet dipinse circa 30 dipinti con ogni condizione di luce, dall’alba al tramonto; l’isola di Mont Saint Michel, abbazia dedicata al culto di San Michele Arcangelo; Bayeux, ben conservato villaggio medievale vicino alle spiagge che videro il sanguinoso sbarco degli Alleati nel 1944.

Per uscire dai soliti circuiti vi consiglio di visitare la piccola e raccolta cittadina di Bernay. Qui gli amanti dell’architettura medievale troveranno una delle meglio conservate abbaziali cluniacensi, Notre Dame di Bernay.

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Tutti gli altri potranno godere di un’atmosfera fuori dal tempo, tra vie costeggiate di edifici con la tipica facciata à colombage. Questa particolare tecnica di costruzione, diffusa anche in altre regioni francesi, prevedeva un’intelaiatura portante di travi di legno che restavano successivamente visibili in superficie anche quando l’edificio veniva completato con un traliccio di legno di salice e da materiale limaccioso e mattoni. La cosiddetta tradizione normanna faceva largo uso di travi verticali che conferivano alle case un riconoscibile “effetto zebra”. A Bernay se ne trovano, accanto ad alcune più recenti, altre che risalgono al XVII secolo.

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Il resto dell’architettura cittadina è composto in gran parte da eleganti villette ed edifici ottocenteschi dalla facciata in mattoni e dai tetti che talvolta si ergono con una pendenza che arriva al 100%, facendo spazio a mansarde accoglienti e spaziose.

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Passeggiare a Bernay implica il passaggio su diversi piccoli ponti o il costeggiare la Charentonne e il Cosnier, i due corsi d’acqua cittadini, sulle rive dei quali sono sorte le abitazioni, in un rapporto continuo tra terra e acqua. In primavera la colonna sonora è il chiacchiericcio dell’acqua scrosciante che fa da contrappunto al canto degli uccelli.

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Qui visse una parte della propria infanzia Edith Piaf, ospite della nonna paterna che appena fuori dal centro storico di Bernay gestiva una famigerata casa di tolleranza.

Muovendosi su percorsi più pii, spostandosi da Bernay verso nord, si può fare sosta a Lisieux, la città di Santa Teresa del Bambin Gesù, patrona di Francia assieme a Giovanna D’Arco; il santuario è ben visibile anche dalla ferrovia.

Interessante è avventurarsi, poi, verso la costa nord-ovest, affacciata sul canale della Manica, ma distante dai celebri porti commerciali di Le Havre e Honfleur. Ci troviamo vicino nelle località balneari che conobbero la loro prima fortuna sul finire del XIX e all’inizio del XX secolo: Dieppe, dove era più diffuso un turismo anglofilo, e soprattutto Deauville e Trouville-sur-mer,

Deauville è più adatta ad un soggiorno estivo, per chi vuole anche godere della spiaggia più bella e più famosa della Normandia; la città è caratterizzata da case a colombage risalenti all’800 e dal Casinò in un lussuosissimo edificio del 1912 che oggi ospita ancora periodicamente il Festival del Cinema Americano.

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A Deauville il miliardario Rothschild acquistò da Gustave Flaubert la tenuta di Ferme du Coteau, una fattoria ai margini della città in cui lo scrittore abitò per un periodo, per trasformarla in una lussuosa villa, rivenduta nel 1924 ad un altro miliardario americano ed ancora oggi conosciuta come Villa Strassburger dal nome dell’ultimo proprietario.

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Nel 1913, Coco Chanel, agli albori della proprio successo, aprì qui, tra il Casinò e l’albergo più lussuoso della località, l’Hotel Normandie, una boutique finanziata dal suo amante Boy Capel. Sembra incredibile, ma i maglioni che Chanel creò in quegli anni si ispirano, per linea e scollatura, agli abiti dei marinai di Deauville.

Deauville ieri e oggi

Raggiungibile attraverso diversi ponti è l’attigua città di Trouville-sur-mer, dall’atmosfera più raccolta e meno mondana; qui Flaubert, nel 1836 tra una passeggiata sul lungo mare e un bicchierino di Calvados, conobbe l’amore della sua vita, Elisa Schlesinger, che gli ispirò il romanzo L’éducation sentimentale; qui Marcel Proust trascorse diverse estati, quando la città era chiamata con l’evocativo soprannome di “reine de plages“, regina delle spiagge. La piccola città del litorale normanno vide in quegli anni passare per le sue vie molti altri artisti, tra cui tantissimi pittori impressionisti, tra cui Courbet, Monet, Corot, Degas ed altri.

Il centro storico di Trouville si inerpica verso la collina, con i cento scalini della Escalier du Serpent, ma si estende fino al mare; d’obbligo è un passaggio al Marché du Poisson, dove fanno bella mostra crostacei e molluschi, giganti e freschissimi.

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Tra i prodotti gastronomici più importanti della Normandia ci sono le mele, in molteplici varietà, sia da tavola, sia da sidro; i prodotti ittici, tra cui le migliori ostriche di Francia; ed infine due pregiate razze di bovini da latte, le mucche Jersey e la razza Normanna.

Le mele sono largamente utilizzate in molti dolci, tra cui la torta di mele normanna, e il bourdélot, una mela intera avvolta da pasta sfoglia, e in numerosi piatti salati. Il sidro viene bevuto come accompagnamento al pasto oppure distillato e fatto maturare in botti di quercia per divenire Calvados, acquavite di cui è conosciuta la produzione fin dal 1554.

Il prezzo di una bottiglia di Calvados è variabile, a seconda dell’invecchiamento, e abbastanza sostenuto; ma questa acquavite è assolutamente da provare. Le versioni più giovani mantengono ancora la freschezza della frutta, mentre quelle invecchiate prendono sentori di legno come altre tipologie di brandy. Se non amate particolarmente i superalcoolici, assaggiate il Pommeau: servito come aperitivo, è composto da Calvados e succo di mela, oppure godetevi quel che resta dell’aroma fruttato dell’acquavite in numerosi piatti dolci e salati, quando l’alcool viene alleggerito dalla fiammeggiatura.

Dal latte delle vacche autoctone, che si possono vedere pascolare sui verdi prati normanni, si ottiene un burro ricchissimo e molto usato nelle ricette tradizionali – le torte e i biscotti palets, medaglioni croccanti a tutto burro – e una serie di rinomati e deliziosi formaggi, tra cui il Camembert, il Livarot, il Neufchâtel, il Pont-l’évêque.

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La Normandia è giustamente conosciuta per la sua cucina creata a partire da  ingredienti sostanziosi per pranzi luculliani. Non a caso si parla di trou normand, l’usanza di bere a metà pasto un bicchierino di Calvados, per digerire rapidamente quel che già si è ingurgitato e far spazio a nuove vivande. In realtà pare che questa usanza permetta di assimilare velocemente – e senza rischi, grazie al forte contenuto di alcool del Calvados – le spropositate abbuffate di frutti di mare, altro vanto immancabile della tavola normanna.

—-Se non siete muniti di auto, ricordate che molte località della Normandia sono raggiungibili da Parigi, con un paio d’ore di treno veloce, in partenza dalla Gare Saint-Lazare, e ugualmente ben collegate tra loro con treni a percorrenza breve.

[Fonti: foto d’epoca da www.ouest-france.fr e www.trouville-deauville.maville.com]

16 aprile 2015

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