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Izmir: vino e tradizioni gastronomiche

Città turca antica ma, allo stesso tempo moderna, dove il cibo e il buon bere sono una cosa seria

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Izmir, il luogo natio di Omero, affaccia placida sulle acque dell’Egeo. È una città tranquilla, che si sveglia con calma dove il sole quasi perenne rende tutto più piacevole. Si trova a un paio d’ore di auto dai famosi siti archeologici di Efeso e Pergamo, ma può essere una meta sufficiente a se stessa grazie alla sua vocazione gourmet.

La cucina turca sa essere raffinata, ma anche rustica ed è molto varia. Nel mercato cittadino di Kemeraltı si possono trovare tutti gli ingredienti necessari a un buon pasto: tra un venditore di pesce e uno di olive, non mancano frutta e verdure fresche, dolci tipici e bar dove bere un buon bicchiere di çay bollente. La Turchia è un Paese molto esteso – circa due volte l’Italia, per intenderci – e ogni zona offre tipicità difficilmente reperibili altrove.

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Così a Izmir troviamo il kumru, un panino farcito con ingredienti che variano dalla salsiccia (di manzo, perché il maiale è vietato) al formaggio, dal pomodoro ai peperoni. Viene venduto per strada ed è di semplice reperimento.
Non si può mancare un assaggio anche al boyoz e al gözleme. Normalmente consumati a colazione, sono una sorta di pane sfogliato, il primo, e una specie di crepes il secondo. Per tradizione vengono farciti con formaggio e spinaci, carne macinata, uova e funghi. Da non dimenticare i profumati simit: le tipiche ciambelle salate con i semi di sesamo.

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Mangiare, per i turchi, è una questione seria ed è necessario attenersi ad alcune regole. Quando si riunisce la famiglia, è il membro più anziano a sedersi per primo e a dare il via al pasto. Per tradizione, ognuno si serve da un unico grande piatto comune con l’ausilio di un cucchiaio mentre alla bocca il cibo viene portato esclusivamente con la mano destra.  Afiyet Olsun – l’equivalente del nostro buon appetito – è l’espressione che si usa all’inizio e al termine di ogni pasto.

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Ma Izmir è anche sinonimo di buon vino. La vicina Urla, infatti, ospita distese di vigneti che qui, grazie al clima clemente e al caldo sole, hanno trovato un habitat perfetto. Un bel posto dove degustare le produzioni locali è l’azienda Urla Şarapçılık: 350 acri di terra dedicata alla viticoltura e un’architettura futurista.
Nonostante le leggi restrittive sulla pubblicità e la commercializzazione degli alcolici ,che il governo  ha introdotto negli ultimi anni, l’azienda fondata nel 2001 guarda all’esportazione per vini promettenti come il Nero d’Avola e il Cabernet Sauvignon. Tecnologia italiana per i contenitori di fermentazione, know how francese grazie alla consulenza di un enologo che ogni tre mesi visita l’azienda, che offre anche poche eleganti stanze dove soggiornare avvolti dalla natura. I vini sono tutti di gran corpo, anche i bianchi, e a volte meritano più di un fugace assaggio per essere apprezzati a fondo. Non resta che alzare i calici dicendo şerefe! O cin cin.

25 ottobre 2015

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