quaresima.evid

In Quaresima

E' tempo di Quaresima: i quaranta giorni che intercorrono tra i festeggiamenti del Carnevale e la Pasqua di Resurrezione.

condivisioni

Pieter Bruegel il Vecchio, Lotta tra Carnevale e Quaresima, olio su tavola, 1559, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

La Quaresima, periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua, caratterizzato dall’invito alla conversione a Dio. Periodo di rinuncia, sacrificio, digiuno e astinenza, per nutrirsi solo della Parola Divina, per nutrire l’anima.

L’anno religioso, fin dal Medioevo, alterna “giorni di grasso”, ovvero momenti di festa, a “giorni di magro”, caratterizzati dal divieto di consumare carne, considerata cibo d’eccellenza e massimo desiderio alimentare.

«Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere» diceva Socrate, non bisogna fare del cibo il centro dei desideri di gola. Proprio con l’astinenza e il digiuno si rafforzano la volontà e la capacità di resistere alle tentazioni e se ne ricavano anche vantaggi dal punto di vista salutistico, mediante la depurazione dell’organismo dagli eccessi dei giorni festivi.

Questo periodo di privazione, infatti, era stato istituito dalla Chiesa in segno di penitenza, per purificare l’anima dei fedeli, presentato come vittoria dello spirito sulla carne.

“Gli alimenti a base di carne rafforzano la lussuria e i sensi: infatti riscaldano e nutrono i vizi”. ( VII sec., Isidoro di Siviglia, teologo, scrittore e arcivescovo).

quaresima
A sinistra, Hieronymus Bosch, I Sette Peccati Capitali, olio su tavola 120X150 cm, 1500-1525 circa, Museo del Prado, Madrid. A destra, il dettaglio che rappresenta il peccato della Gola.

Ai fastosi banchetti dei signori si contrapponevano i cibi poveri della maggioranza della popolazione. Chi aveva costantemente lo stomaco vuoto poteva consolarsi pensando alla punizione che la Chiesa riservava alla gola, uno dei sette vizi capitali, considerato il peccato peggiore poiché aggrediva nello stesso tempo sia il corpo sia l’anima. Secondo i precetti religiosi la gola portava alla morte dello spirito e, durante il regno di Carlo Magno, la pena di morte, anche per il corpo, era prevista per i trasgressori dei giorni di digiuno.

La gravità di questo peccato e l’importanza di seguire il calendario liturgico è anche sottolineata nella Divina Commedia di Dante, dove i golosi vengono puniti, perché non hanno saputo controllare i propri istinti e sono caduti in tentazione: in vita stimolati freneticamente da un’insaziabile bramosia di cibo e bevande, sono ora puniti nella gola: soffrono atrocemente la fame e la sete, ridestate in loro dalla vista di frutta e di acque, però intoccabili.

“Tutta esta gente che piangendo canta
per seguitar la gola oltre misura,
in fame e in sete qui si rifà santa.
Di bere e di mangiar n’accende cura
l’odor ch’esce del pomo e de lo sprazzo
che si distende su per sua verdura.”

quaresima,
Incisione acquerellata di Salvador Dalì (1904-1989) per il canto XXIII del Purgatorio della Divina Commedia di D. Alighieri. Dall’edizione Joseph Foret, Parigi 1960.
L’immagine rappresenta la pena inflitta ai golosi attraverso alberi carichi di frutti e cosparsi d’acqua che eccitano il loro desiderio di mangiare e bere che rimane però inappagato rendendoli spettrali.

In questo periodo di preparazione alla Pasqua, era dunque obbligatorio mangiare di magro. 
Cibo di magro per eccellenza già dal 1200 era la pasta, fresca al nord, secca al sud. Veniva preparata in molteplici modi, proprio per rispondere agli obblighi liturgici, che riguardavano sempre la moderazione, l’equilibrio, la sobrietà.
Via libera era data anche a pesce, legumi, frutta e verdura; i derivati del latte, dapprima proibiti, vennero riammessi solo a fine Medioevo.

Discorso a parte è da fare per il pane: con la scoperta casuale del lievito, infatti, il pane divenne senz’altro più buono dal punto di vista del gusto, della sofficità, della leggerezza, della digeribilità, dei profumi e dei sapori, ed è per questo che il pane sacrificale, doveva essere azzimo, per rispondere all’idea di massima purezza e naturalità. Il lievito, quindi, veniva considerato un elemento corruttivo della genuinità del pane, utilizzato soltanto per rispondere ad esigenze puramente “materialiste”. 

Quaresima..
Lavanda dei piedi e Resurrezione e Noli me tangere di Giotto, 1303-1305 circa, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Il “no” a cui si educa è un mezzo, non un fine: deve solo spianare la strada per contenuti più profondi di cui si alimenta l’uomo interiore. (Giovanni Paolo II)

 

Fonti bibliografiche e fotografiche:

http://www.taccuinistorici.it/ita/

https://it.wikipedia.org/wiki/Sette_peccati_capitali_(Bosch)

Dante Alighieri, La Divina Commedia

 

10 febbraio 2016

Traduci

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Le Ricette Più Viste