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Riso Gallo compie 160 anni

160 di storia e Riso Gallo ci apre le porte dell'azienda

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Siamo stati a trovarli qualche tempo fa nello stabilimento di Robbio, nella Lomellina. L’AD Carlo Preve e il suo direttore marketing ci hanno aperto le porte dell’azienda per farci entrare nel mondo del riso. Quello che più mi ha colpito di queste persone è stata la loro semplicità. Solitamente ci si immaginano le grandi aziende sempre nello stesso modo, delle macchine da guerra sempre di corsa, volte a crescere e produrre. Sicuramente per molti versi è così, ma mi ha colpito che oltre alla produttività io abbia visto delle persone che amano il loro lavoro (non è sempre scontato), che hanno passione per quello che fanno e che nonostante siano a capo di un colosso nel loro settore, non abbiano perso di vista l’importanza dell’umiltà e dei rapporti umani. 
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Siamo state accolte in azienda in mattinata e per prima cosa abbiamo fatto un salto nel passato, una presentazione della storia dell’azienda che ha toccato argomenti che ci hanno molto incuriosito, primo fra tutti la nascita del marchio.
Riso Gallo è un’azienda Italiana, nasce a Genova 160 fa con il primo stabilimento, vendendo riso in Italia ed esportandolo anche in Argentina, dove il consumo di questo alimento è sempre stato molto alto.
All’inizio venivano commercializzati vari tipi di riso, sette qualità per l’esattezza. All’epoca l’analfabetismo era all’ordine del giorno e quindi bisognava trovare un modo per far sì che le persone riconoscessero il riso che volevano comprare senza dover saper leggere. Fu così che l’azienda decise di contraddistinguere le diverse qualità identificandole con delle immagini stampate sui sacchi di riso. Scelsero sette disegni di animali da attribuire ai loro prodotti: il cigno, il cervo, la tigre, la giraffa, l’aquila, l’elefante e infine il Gallo. 
Quella del Gallo era la varietà di riso più pregiata e quando col tempo decisero di unificare l’immagine aziendale, fu naturale scegliere il simbolo più prestigioso fra i 7 per dare il nome Riso Gallo a tutta l’azienda.
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La storia di questo brand prosegue passando per gli anni 60, i primi spot televisivi durante il Carosello, l’invenzione dello slogan “Chicchi ricchi“, il passaggio dalla visione in bianco e nero a quella a colori, fino ad arrivare ai giorni nostri e a diventare marchio sponsor del padiglione Italia ad Expo 2015.
L’azienda è cresciuta ma le persone sono rimaste con i piedi per terra, questo credo che sia il segreto. Abbiamo avuto il privilegio di visitare il processo produttivo del riso, dall’arrivo del risone (che è il chicco così come viene dal risicoltore) fino al chicco di riso pronto dia confezionare.
Il risone arriva dalle risaie, dove viene stoccato in ambiente ad umidità controllata in modo che si conservi perfettamente fino al momento della lavorazione. 
La prima fase è quella della pulitura, attraverso setacci, calamite e impianti di aspirazione per eliminare eventuali corpi estranei. A questo punto si passa alla fase di sbramatura, che consiste del passaggio del risone attraverso una macchina che asporta il rivestimento esterno, la lolla, tramite un semplice processo di abrasione.
A questo punto si è ottenuto un riso integrale che risulterebbe già adatto al consumo, ma che è ancora rivestito da una sottile pellicola esterna. Questa viene rimossa con la fase di sbiancatura, che avviene ancora una volta mediante processo di abrasione. Da questo processo si ottiene il chicco bianco che tutti siamo abituati a vedere sulla nostra tavola mentre la parte che viene rimossa è una farina che si chiama “Pula”.
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La cosa straordinaria della lavorazione del riso è che nonostante la resa da materia prima a riso pronto da consumare sia intorno al 60%, il restante 40% non si può certo considerare uno scarto. Ogni parte trova un nuovo impiego. Con la lolla si produce energia sostenibile e si impiega anche per i mangimi degli animali. La pula è una farina di riso che viene impiegata a livello industriale per la produzione di biscotti per esempio.

7 luglio 2016

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