Collabwski, la birra che celebra un’amicizia

Abbiamo provato la gradevole sour ale prodotta in collaborazione tra i due birrifici svedesi.

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L’abbiamo detto più volte con sincerità e un pizzico di orgoglio: la scena brassicola italiana ha dimostrato negli ultimi anni di meritare attenzione per originalità, sperimentazione e varietà. Per questo ci siamo concentrati, fin qui, sul nostro piccolo, rigoglioso orticello, ma è arrivato il momento di gettare occasionali occhiate al di là dei ristretti confini del nostro paese. Il mondo della birra artigianale è vasto, c’è un’America tutta da scoprire e soprattutto un nord Europa che stupisce con alcune eccellenze tra Svezia, Danimarca e Norvegia che sarebbe un errore trascurare.

Dalla Svezia con furore

Partiamo dalla Svezia grazie a una piccola chicca che abbiamo avuto modo di provare, una birra One Shot, nata dalla collaborazione di due importanti birrifici svedesi: Brekeriet e Brewski. Del secondo in particolare avevamo provato e apprezzato diverse birre, quindi ci siamo avvicinati alla loro Collabski con gran curiosità, colpiti in prima battuta dalla bellissima illustrazione usata per l’etichetta: due figure che indossano cappellini con i logo dei due birrifici che brindano tra loro, immersi in una pentola in cui è in cottura una minestra. La descrizione parla chiaro, annuncia che ”quella che avete tra le mani è un pezzo di amicizia di vecchia data” e invita a condividere la Collabski con il proprio miglior amico.

Lampone, frutto della passione e ananas a bizzeffe!

L’etichetta della Collabski ci stuzzica anche sul contenuto, parlando di abbondanza di lampone, frutto della passione e ananas. Tre dei frutti più usati sia da Brekeriet che Brewski, aggiunti durante la fermentazione secondaria e tenuti per quattro settimane, prima di imbottigliare la birra. Al primo assaggio è soprattutto il lampone a farsi notare, spiccando in un generico aroma fruttato di base, mentre è meno evidente tutta la parte tropicale che resta molto leggera e in secondo piano. In una birra che rientra tra le kettle sour, inacidita con lactobacillus e fermentata con lieviti saccharomyces e brettanomyces, emergono piuttosto sentori di rabarbaro, accompagnati da note floreali e citriche che lasciano una sensazione gradevolissima in bocca.

Anche se la gradazione alcolica su assesta sul 7%, la Collabski la maschera benissimo risultando piacevolmente beverina. Alla vista la birra appare di un rosato lievemente torbido, con una schiuma chiara, poco estesa e poco persistente. Il corpo è medio, mentre la carbonazione è leggermente sopra la media e, insieme alla secchezza e acidità evidenti, contribuisce ad accrescere la facilità della bevuta.

Il momento dell’acidità

Non ci si stupisce di trovarsi al cospetto di una birra del genere basandosi su quanto sappiamo dei due birrifici che l’hanno messa al mondo: Brekeriet è specialista in sour e wild ale, mentre di Brewski abbiamo sempre apprezzato contaminazione come Mangofeber, Passionfeber o Pango IPA, fresche e piacevoli India Pale Ale impreziosite dall’aggiunta di diverse tipologie di frutta. Birre curate nella confezione, facili da bere, ma non banali nel gusto, che è un piacere provare ogni volta che capita l’occasione.
Nel caso della Collabski si tratta come dicevamo di una One Shot prodotta tra la fine del 2017 e primi mesi di quest’anno, quando Marcus di Brewski ha fatto visita agli impianti di Brekeriet, quindi è ancora possibile reperirla in giro. Se la doveste trovare, datele una possibilità, ma non dimenticate di condividerla con un amico, come suggerito da chi l’ha realizzata.

Photo Credit: Erika Sciamanna

8 giugno 2018

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