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Taste Slovenia

Ero stata in Slovenia da bambina, quando ancora si chiamava Yugoslavia, si entrava col passaporto e la benzina costava veramente poco. I miei ricordi sono piuttosto confusi, ma mi è rimasto in mente il colore grigio, le case diroccate, le palacinke (tipiche crespelle servite con marmellata) e i cevapcici (carne trita speziata, a forma di polpetta allungata).

Quando sono partita per Bled, a circa un’ora di macchina a nord-est di Lubiana, ero carica di aspettative. Negli ultimi anni il mio unico contatto con questo giovane paese era stato all’Expo a Milano, e mi aveva incuriosito. 

Dopo 4 giorni in giro, il grigio dei miei ricordi ha lasciato posto al verde dei prati che circondano l’azzurrissimo lago di Bled, i colori delicati delle case di Radovljica, il blu della costa tra Portorose e Pirano, il bianco di stalattiti e stalagmiti delle grotte di Postumia, i rosa degli alberi di ciliegie in fiore a Brda e il colore nei piatti. Colore, colore, colore. 

L’arancione delle carote, il bianco del pesce, il giallo delle patate, il rosso dei pomodori, il rosa di carne e salmone, il giallo paglierino della Ribolla gialla o della Malvasia. 

Un percorso enogastonomico ricco di eccellenze, fatto soprattutto di valorizzazione del territorio, di stagionalità, di accostamenti interessanti ma sempre con un occhio alla tradizione. 

Trovate qui un itinerario di viaggio per un weekend lungo fuori porta, perfetto per i prossimo ponti primaverili. Vi lascio qualche suggerimento per mangiare e per bere…

Restaurant Bled Castle

A picco sul lago di Bled c’è una collina con il più vecchio castello sloveno, magnificamente restaurato. Una parte del castello è stata adibita a ristorante moderno, colori chiari, meravigliose vetrate per pranzare a picco sul lago. Cucina ricercata, porzioni abbondanti, servizio curato e non invadente. Vellutata di sedano e cardamomo con gambero rosso, petto di pollo ripieno di pere, avvolto in pancetta e servito su una purea di patate dolci con foglioline di cavoletti di Bruxelles fritti, per dessert una potica, tipico dolce sloveno, una piccola ciambellina ripiena di noci, uvetta e spezie, servita con una crema tiepida. Un pranzo veloce, leggero ma gustoso. Il petto di pollo era un autentico invito a mangiarlo, un piatto ben equilibrato, colorato e sfizioso. Vista mozzafiato, se riuscite a farvi dare un tavolo sulle vetrate. 

Restaurant Julijana, all’interno del Grand hotel Toplice

Subisco il fascino dei ristoranti eleganti, delle tovaglie di Fiandra, dell’argenteria e dei cristalli. Amo il galateo, i camerieri che arrivano tutti insieme al tavoli e appoggiano i piatti tutti in contemporanea, da sinistra, mentre invece li tolgono da destra. Il ristorante Julijana, all’interno del Grand Hotel Toplice, a Bled, è un piccolo ristorante elegante e riservato, con solo 20 coperti. Lo chef Simon Bertoncelj è un giovane promettente che sa il fatto suo. Ci ha servito una cena leggera, a base di pesce. Sgombro marinato su pasta sfoglia con marmellata di pomodori e caprino, una millefoglie di pesce e verdure con cialda al nero di seppia e un piatto di merluzzo e gamberi con crema di spinacini e polpette di pesce. 

 

Restaurant Vila Podvin

A 2  km dalla città medievale di Radovljica, in una costruzione risalente al XIV secolo, con un meraviglioso spazio all’esterno, si trova il ristorante Vila Podvin, di uno dei migliori chef sloveni, Uroš Štefelin, la cui grande sfida è riportare in auge ingredienti poveri e dimenticati, tipici della sua infanzia combinandoli con la sua creatività e l’uso di tecniche innovative. Erbe di campo, uova, parti meno nobili di carne come la lingua e la guancetta ma ricche di gusto e tenerissime, grazie alle cotture prolungate e all’uso sapiente di marinature.

Pečina Restaurant, all’interno del Grand Hotel Bernardin

Ristorante al decimo piano dell’hotel che si affaccia sul mare di Portorose, cucina mediterranea, ottimo pesce freschissimo e servizio impeccabile. Antipasto di salmone con schiuma di olive, tonno con agrumi e carpaccio di branzino, un piatto di tagliolini neri all’astice con una schiuma di olio di oliva che era da svenire e un filetto di branzino al tartufo con verdure al forno. Per chiudere una torta con cioccolato ed arance. 

Ristorante Pri Lojzetu

Ristorante che esiste da più di cento anni, ora in mano al brillante e audace chef Tomaz Kavcic. A pochi chilometri dal confine di Gorizia, nel paesino di Vipana si trova il castello di Zemono, nome col quale tutti indicano ormai il ristorante. Si tratta di una villa di collina disposta su due piani, uno per ricevimenti, l’altro per il ristorante vero e proprio, con piccole stanze dalle volte basse, arredate con garbo e luci soffuse. La cucina è geniale, gli impiattamenti lasciano senza fiato e gli abbinamenti dei sapori ancora di più. Sono rimasta semplicemente incantata, a partire dal pane spezzato a mano, come era tradizione nelle case fino a qualche decina d’anni fa, dalla crema di rafano, mele e yogurt che lo accompagna. Le selezioni di olio, la cura nell’abbinamento dei vini, lo chef che accompagna i camerieri e spiega i suoi piatti con cortesia e competenza. 

Qui sotto, terrina di mais, con il masin nelle sue declinazioni diverse: polentina morbida, mais bollito, grigliato e popcorn. Poi uno dei suoi piatti iconici, quello che più ricorda la tradizione dei pranzi domenicali, il brodo di carne, nella declinazione dello chef: “crudo, secco e caldo”, brodo chiarificato inserito in una provetta e due pezzi di manzo crudo avvolti in verdure essiccate, con concentrato di pomodoro, prezzemolo e carota, le verdure che si usano di solito per fare il brodo. Amo il brodo in tutte le forme e questo piatto mi ha semplicemente esaltato. Sarebbe da provare a rifare a casa, se non fosse per i tempi di preparazione, solo essiccare il pomodoro richiede 60 ore… 

Abbiamo continuato con un piatto di gnocchi con asparagi e bruscandoli e concluso con uno strudel di mele racchiuso in una palla di cioccolato gettata con forza sul piatto sporco di gelatina di lamponi. Scenografico, eccellente, se abitate nel Nord Est fateci un pensierino, vale anche da solo il viaggio!

Colpo da maestro per il finale, un gin lemon con gelatina al limone anticipato da un cesto di rami di ginepro sul quale i camerieri han versato azoto liquido, per profumare in maniera decisa l’ambiente. 

Ristorante Gredic

Seduti al vostro tavolo in questo castello del 1700, adibito anche ad hotel, potrete ammirare dalle vetrate i paesaggi collinari del Collio sloveno.  Colori chiari, ampie vedute, un meraviglioso terrazzo esterno dove poter bere un calice di vino bianco gelato, per aperitivo. Siamo stati accolti con un menù a base di pesce, con cozze gratinate con crema di ceci, una tartare di salmone accompagnata da un plumcake salato ai porcini, un risotto con un radicchio tipico, la rosa di Gorizia,  e riduzione di lampone e un trancio di branzino col crema di broccoli e gnocchetti. Sapori netti, piatti gustosi ma leggeri. Il dolce viene spesso servito al piano inferiore, dove si trovano le cantine.

Ma ovviamente non abbiamo solo mangiato, abbiamo anche bevuto, e molto bene… La valle del Vipava, nel collio sloveno, è molto famosa per i suoi vigneti. La viticultura è infatti il settore agricolo principale in questa valle così fertile (oltre il 60%), e le vigne coprono oltre 3000 acri di terra dell’area totale.  (350 km²). I vigneti sono perlopiù concentrati in terrazze, e il terreno è eccellente sia per i vini rossi che per i bianchi, ma sono questi ultimi ad essere i più conosciuti: Ribolla, Chardonnay, Sauvignon, Pinot bianco e grigio, Riesling e Malvasia.

Vi lascio i nomi di qualche cantina:

LEPA VIDA Ottimi i bianchi, in particolare la Malvasia e il OOO, out of office, un blend di Malvasia e Ribolla gialla.

BARKOLA WINES, agriturismo che produce e vende vini, succhi di frutta, marmellate e prosciutti.

KLIVEC WINES, un agriturismo nel piccolo paese di Medana, che offre vini biodinamici della propria cantina e una cucina corroborante e legata al territorio.

Che dire, vi ho incuriosito? Fateci un pensiero per i prossimi ponti primaverili, la Slovenia non vi deluderà!

 

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dal Mondo Travel & Food

Alla scoperta della Slovenia

La Slovenia è uno degli stati più piccoli d’Europa e forse tra i meno conosciuti come meta turistica. Grazie alla sua posizione e alla varietà di paesaggi però ha tantissimo da offrire. Che siate appassionati di sci, che vi piacciano le passeggiate nella natura oppure in riva al mare, in Slovenia nessuno rimane a bocca asciutta e tutto nel giro di poche ore di macchina! 

Andiamo insieme a scoprire alcune delle meraviglie che questa bellissima terra ci offre!

Bled

Paesaggi idilliaci, un isolotto in mezzo al lago e un castello medievale da cui si può ammirare tutto il territorio circostante. Questa é Bled, un paesino incantato che si trova nella zona nord della Slovenia, avvolto da colline e montagne. 

L’atmosfera che si respira é di pura tranquillità e l’unico rumore che interromperà la quiete dei rumori della natura é il suono del campanile della Chiesa di S. Maria Assunta. Raggiungibile con la pletna, imbarcazione tipica del lago di Bled, l’isola che ospita la chiesa vi aspetta con la sua ripida scalinata di 99 gradini. Una volta giunti in cima potete visitare la chiesa stessa e gli altri edifici lì costruiti. E’ possibile salire sul campanile e godersi la vista dall’alto e, mi raccomando, durante la visita alla chiesa non dimenticatevi di suonare la campana: la leggenda dice che, se suonata tre volte, i vostri desideri si avvereranno!

Dove alloggiare: La catena SAVA HOTELS & RESORTS offre diverse opzioni per alloggiare a Bled. Il Grand Hotel Toplice vanta di una lunga storia, é l’hotel piú elegante di Bled e gode di numerose visite da personaggi prominenti. Alloggiare al Grand Hotel Toplice vi fará sentire come re e regine grazie all’arredamento in vecchio stile e alla vista diretta sul lago sia dalla camera che dal ristorante. L’unico hotel a 5 stelle di Bled offre tutti i servizi possibili per viziare i proprio clienti, inclusa sauna e piscina rigorosamente con l’acqua termale locale. 

Gli inguaribili romantici non possono perdersi il Glamping (Glomourous Camping) , un campeggio a 5 stelle dove si può alloggiare in adorabili casette di legno avvolte nella natura tutte dotate di SPA adiacente e bagno privato.  

Radovljica

Poco lontano da Bled vi aspetta Radovljca, una cittadina molto pittoresca immersa nel verde e nelle colline. Passeggiando per le vie della cittá si intuisce subito come la filosofia del rispetto dei materiali locali e della creativitá delle persone che ci abitano regni sovrana. Assolutamente da visitare é il museo delle api dove viene presentata la tradizione dell’apicoltura locale con grande enfasi sull’ape autoctona, la Grigia della Carniola, che nei mesi estivi si puó anche ammirare all’opera dal vivo proprio al museo. 

La magia continua nella pensione/locanda della famiglia Lectar, dove non solo si possono gustare piatti della tradizione come zuppe e dolci fatti in casa, ma si può assistere al museo vivente di pan di miele. Molto simile al pan di zenzero, il pan di miele viene preparato ogni giorno nel laboratorio e accuratamente decorato dalle persone che ci lavorano. La tradizione del del pan di miele decorato risale al tardo medioevo ed era molto diffuso tra le famiglie di alto ceto sociale. Ancora oggi vengono usati le tecniche e gli strumenti di una volta, i vestiti indossati dagli artisti del pan di miele sono ancora quelli tipici. I prodotti del Lectar sono preziosi e rinomati souvenir che all’occorrenza vengono anche personalizzati, per matrimoni ad esempio. Il prodotto tipico è proprio a forma di cuore, ma ci sono altre creazioni stagionali come le classiche casette natalizie oppure a tema pasquale che vi lasceranno a bocca aperta!

Grotte di Postumia e Castello di Predjama

Scoperte nel 1800, le grotte di Postumia sono famosissime in tutto il mondo e sono le più grandi grotte turistiche d’Europa con i loro 24 km di gallerie, passaggi e sale sotterranee. Munitevi di giacca e pantaloni lunghi, la temperatura sotterranea é costante a 10 gradi e cominciate il percorso turistico di circa 5 km, per la maggior parte visitabile con il trenino che affascina i visitatori già da 140 anni. Vedute mozzafiato di stalattiti, stalagmiti e colonne vi incanteranno per tutta la durata della visita di circa 1 ora e mezza! Il percorso non presenta scale ed é in materiale completamente antiscivolo. Per i più temerari é possibile intraprendere su prenotazione una visita ad alto livello adrenalinico nelle zone ancora più sotterranee delle Grotte di Postumia, ovviamente con attrezzatura adatta come stivali, tuta e casco con lampada!

Photo credit: Postojnska Jama

 

Ad una decina di km dalle Grotte di Postumia si trova il Castello di Predjama, dove dovete assolutamente fare tappa. Maestoso, a tratti inquietante, é una creazione senza precedenti: costruito in mezzo ad una roccia verticale alta 123 metri, é proprio l’unico castello costruito in una grotta in Europa. Proprio per la sua posizione era considerato inespugnabile e al suo interno il cavaliere Erasmo di Predjama aveva trovato rifugio nel XV secolo. Tradito però da uno dei suoi servi, venne catturato e ucciso. All’interno del castello é possibile visitare le diverse stanze e scoprire le loro diverse funzioni, nonché il famoso passaggio segreto che permetteva di abbandonare l’edificio in casi estremi.

Pirano

A neanche un paio d’ore di macchina dalle Grotte di Postumia ci troviamo già al mare. Pirano è una piccola cittadina sul Mar Adriatico con una lunga storia alle spalle.  Circondata da alte mura, la città ha molti elementi in comune con Venezia in particolare nella sua architettura, come si vede dal campanile del Duomo di San Giorgio, un San Marco in miniatura. Il personaggio più importante di Pirano è Giuseppe Tartini, compositore e violinista,  autore del celebre trillo del diavolo a cui è dedicata la piazza centrale.

Dove alloggiare: il Grand Hotel Bernardin a Portorose offre vista mare da tutte le camere e anche dal ristorante. Dotato di spa e piscina, garantisce pieno relax ai suoi visitatori a prezzi contenuti nonostante le sue 5 stelle! Da qui si raggiunge Pirano in circa venti minuti di passeggiata sul lungomare.

Brda (Collio)

Brda è una zona limitrofa all’Italia che comprende diversi paesini immersi in un bellissimo paesaggio collinare. Uno di questi è Šmartno, un piccolo paese circondato da mura che, grazie alla sua posizione, si prestava a fortezza militare nel medioevo. Si può osservare tutta la zona dalla torre GONJAČE, alta 23 m per 144 gradini, che rappresenta proprio il punto centrale di Brda. Quando il cielo è limpido si possono vedere tutte le montagne circostanti, dalle Alpi Giulie fino alle Dolomiti. Se la visibilità non lo permette però rimarrete colpiti dallo spettacolo degli alberi in fiore e delle vigne. La zona di Brda ha una tradizione di vigneti e uliveti, ma anche di alberi da frutto, in particolare la ciliegia il cui raccolto si festeggia ogni anno all’inizio di Giugno.

Dove alloggiare: la località di Brda ha attività di turismo piuttosto giovani e al momento offre 550 posti letto totali. In una zona così bella non si può non alloggiare in un bed&breakfast a contatto con la natura per godersi momenti di vero relax. Stekar offre camere in style country, quasi antico, con una vista mozzafiato sulle colline circostanti. A colazione potete gustare pane fatto in casa delizioso, nonché i succhi e le marmellate prodotte dall’azienda agricola che gestisce anche il bed&breakfast.

Quello che traspare dalla Slovenia è il rispetto per le materie prime locali e la valorizzazione del territorio. Non essendo meta di turismo di massa, conserva ancora la genuinità di un luogo legato alle sue tradizioni e di cui ne va orgoglioso. Prendetevi una pausa dalla frenesia della vita quotidiana e fate tappa in Slovenia, ci lascerete il cuore!

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dal Mondo News Travel & Food

Magdas Lokal

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Signore e signori, attenzione prego. Sono uscita per una serata mondana (per i miei standard si intende!)  e sono rimasta piacevolmente sorpresa. Io che “a mangiare fuori non ci vado perché a casa mia si mangia meglio”  – ok, non sono cosí estrema, peró meglio mettere le mani avanti – ho trovato il posto dove passerei le mie giornate a ordinare tutto quello che c’é nel menu. E ora vi spiego perché.

Il Magdas Lokal é quel posto dove ad ogni portata viene servita una porzione extra di accoglienza.

Il Magdas Lokal é il locale del mondo, aperto dal lunedí al venerdí dalle 9:00 alle 23:00 e pronto ad aprire le sue porte a persone e culture diverse in ogni momento.

Il locale del mondo aperto da appena pochi mesi a Klagenfurt, capoluogo della Carinzia (Austria) ha suscitato molto interesse per la sua natura del tutto innovativa. 

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Al Magdas Lokal si mangia, si beve, si prende il caffè, ma quello che succede nei retroscena é un progetto assai piú grande. Dietro al marchio Magdas, che dá giá nome a un hotel a Vienna, si nasconde un Social Business della Caritas, in parte finanziato da una campagna di Crowdfunding, mirato ad offrire possibilità lavorative a quei gruppi di persone che di possibilità non ne hanno.

In Austria, specialmente nelle località turistiche, servono sempre dipendenti nel settore gastronomico e, proprio per questo, il Magdas Lokal offre formazione professionale a rifugiati che hanno tutte le carte in regola per lavorare in Austria, ma non la giusta qualificazione. Affiancati da esperti del settore della ristorazione, vengono offerti due tipi di specializzazione, una nelle cucine e una nel servizio, della durata di un anno. Una volta completata la formazione, i neo-cuochi e neo-baristi avranno la certificazione riconosciuta in tutto lo stato per lavorare nella gastronomia.

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In questo primo anno di rodaggio del Magdas Lokal ci sono dieci rifugiati provenienti da paesi come la Siria, la Thailandia, la Nigeria e l’Afghanistan. Alcuni di loro hanno già lavorato come cuochi o camerieri nel loro paese di origine e ricevere la giusta certificazione in Austria significa anche essere adeguatamente pagati in base alla loro esperienza.  

Al Magdas si puó fare colazione fino alle 11. A mezzogiorno vengono offerti due menu, di cui uno sempre vegetariano, a prezzi contenuti. L’ora di pranzo rappresenta proprio la rush hour del locale, che ormai é già diventato punto fisso per tante pause pranzo. Per la sera il menu si espande con deliziose insalate, burger e dolci  per tutti i gusti. Durante tutta la giornata é possibile ordinare i cosiddetti mezze, una selezione di antipasti tipici della cucina medioorientale come hummus, baba ganoush o deliziosi involtini di pasta fillo ripieni di spinaci e formaggio. Il tutto é rigorosamente accompagnato da pane fatto proprio nel locale. Immancabile nel menu é la baklava a cui si aggiungono delizie come crème brûlée o new entry come la deliziosa crema siriana alle mandorle e zafferano.

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Ingredienti regionali e stagionali sono protagonisti nei piatti del Magdas. Il menu cambia sia a seconda della reperibilità dei prodotti sia a seconda della nazionalità dei dipendenti per garantire anche l’atmosfera multi-culti che si respira nel locale.

Oltre agli “addetti alla ristorazione”, un altro gruppo di persone coinvolto in questo progetto si é dedicato all’arredamento. La maggior parte dei tavoli, delle sedie, sgabelli e credenze che riempiono il locale sono frutto del lavoro di upcycling che ha visto persone disabili riportare a nuovo mobili recuperati dai magazzini della stessa Caritas, provenienti da donazioni di privati o acquistati presso mercatini delle pulci locali. L’atmosfera che si crea grazie a un mix tra moderno e vintage è opera dello studio italo-austriaco Murero-Bresciano Architekten, dove colori e materiali parlano una sola lingua e formano il piano di lavoro, il piatto in cui servire quello che la cucina propone.

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Il locale é dotato di wifi e si può tranquillamente lavorare nel locale con il proprio laptop o tablet gustando una delizia dopo l’altra. Anche i bambini sono i benvenuti al Magdas, che mette a disposizione un’area tutta per loro dove possono giocare, disegnare e passare il tempo in completa libertà. Last but not least, il locale é completamente non fumatori, che al momento non é di certo da dare per scontato in Austria fino a quando la legge sul divieto di fumo entrerà ufficialmente in vigore. 

Anche se aperto solo da fine Novembre 2016, il Magdas sta riscuotendo molto successo e sono in programma eventi e attività come mostre, concerti (nel locale c’è anche un palco a disposizione) e attività di networking. 

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Questo progetto, oltre a voler offrire un futuro migliore ai suoi dipendenti, vuole anche dimostrare come iniziative di integrazione mirate non siano solo la visione astratta di un mondo perfetto ma una realtà che può funzionare. E che funziona.

Se passate da Klagenfurt, magari in occasione mercatini di Natale o di Pasqua, vi consiglio vivamente di fare tappa al Magdas, vi sentirete subito a casa.

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Travel & Food

Praga

Praga  è una città antica, elegante e misteriosa, da visitare senza dubbio anche in inverno. 

Se la visitate a piedi, cosa che vi consiglio, potreste non accorgervi dei 10 gradi sotto lo zero, distratti dalla bellezza dei suoi scorci, e sicuramente troverete decine di angoletti romantici e caldissimi per ristorarvi, magari un bistrot dove, prima di voi, era già passato Mozart o Kafka.

Praga

La città è attraversata dal fiume Moldava: vi troverete ad attraversarlo sui vari ponti che lo sovrastano, tra cui il più importante è il Ponte Carlo.

Sulla riva destra si concentra la Città Vecchia o Staré Mesto in ceco, il cuore pulsante di Praga, mentre sulla riva sinistra si trova Malà Strana, detto anche “piccolo quartiere”.

Praga

Entrambe le zone di Praga sono da visitare, per perdersi nella storia che le ha create.

Nella piazza principale della città vecchia troverete la famosa chiesa di Santa Maria di Tyn, con le sue caratteristiche guglie gotiche, quasi di fronte al celebre Orologio Astronomico.

Praga

Magari, in questo scenario, vivrete all’improvviso l’emozione di essere baciati da fiocchi di neve.

Praga

Praga

L’Orologio astronomico è una meta imprescindibile di Praga, anche per la bellezza della piazza e delle vie che lo circondano; all’ interno della torre, un modernissimo ascensore di recente costruzione vi porterà in cima, dove potrete godere di una vista stupenda della città.

Praga

A Praga è possibile muoversi per le vie della città con antichi tram restaurati a nuovo. Quello che vedete in foto è fra i più antichi, ancora funzionanti, e, se avrete fortuna, vi verrà anche offerta la Becherovka, un tipico liquore praghese, composto da 20 erbe diverse, usato come rimedio naturale per il raffreddore o come digestivo.

Questa linea vi potrà portare al famoso Castello di Praga, costruito nel IX secolo dal Principe Borivoj che ne fece la propria sede grazie anche alla posizione privilegiata e dominante in cui sorgeva. All’ epoca il castello era un complesso articolato che comprendeva un bellissimo palazzo, tre chiese e un monastero. Queste costruzioni nel tempo subirono numerosi cambiamenti, per via dei deterioramenti causati dalle guerre Hussite.

Praga

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Successivamente il complesso riprese a vivere, fu restaurato e ampliato grazie all’ intervento di Vladislao Jagellone. Più tardi durante il regno di Rodolfo e ancora nella seconda metà del XVIII secolo, dopo la defenestrazione di Praga, il complesso assunse definitivamente lustro e bellezza. Oggi il Castello di Praga custodisce numerosi oggetti d’arte, documenti storici e i gioielli della Corona di Boemia di inestimabile valore.

Praga

Praga

Praga

Dal Castello di Praga si può godere di una vista ancor più completa dell’intera città, in particolar modo su Malà Strana, che si trova proprio sotto il Castello: da qui si può procedere visitando il celebre “vicolo d’Oro” (o Zlata Ulicka ) degli alchimisti. Una delle tante leggende, che riguarda la città, racconta delle visite notturne di scienziati, ricercatori e alchimisti dell’epoca che si riunivano in questo vicolo per sperimentare formule magiche, ricercare la pietra filosofale e trasformare il ferro in oro.

Praga

Le case in questo vicolo hanno dimensioni ridottissime, in alcune il tetto è alto poco più di  un metro; al n°  22 pare vivesse Franz Kafka.

Oggi il vicolo è totalmente trasformato e coloratissimo: si può sostare a bere qualcosa di caldo, acquistare graziosissimi souvenir o bere dell’ottima birra.

Praga

Altra sosta obbligata è presso la Cattedrale di San Vito: difficilmente riuscirete a fotografare tutto il prospetto per intero, perché fu ultimata in un secondo momento rispetto ai palazzi importanti che ora la circondano, e il piazzale antistante l’ingresso della chiesa è davvero ridotto rispetto a quello che solitamente ha una Cattedrale di queste importanti dimensioni; una volta entrati, però, rimarrete senza fiato per la bellezza degli interni. Resterete incantati dal grande rosone centrale, appena sopra l’ingresso, e per i colori affascinanti delle vetrate delle navate laterali, così come tutta la maestosa struttura gotica.

Praga

Praga

Praga 

Praga
interni Intercontinental Praha Hotel

Mangiare a Praga è un’esperienza entusiasmante. Tra le specialità tipiche da scoprire non perdete il Gulasch, che vi sembrerà meno piccante di quello ungherese, il Prosciutto di Praga, assolutamente da assagiare, la selvaggina, le salsicce e, tra i dolci, il Trdelnik. Quest’ultimo è una pasta lievitata dolce, arrotolata su appositi rulli in metallo e legno e cotta poi sulla brace; troverete questo street food quasi ad ogni angolo di strada, spesso farcito all’interno di crema di nocciole.

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Ovviamente da non perdere anche l’assaggio dell’ottima birra, o pivo, praghese.

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Birrificio e Ristorante U Fleku

Ecco alcuni indirizzi in cui far tappa per gustare qualcosa di tipico:

Sarah Bernhardt Restaurant, piatti tipici praghesi in versione moderna e cucina francese.

U Fleku Pivovar Restaurace, birreria e ristorante per una serata spensierata da soli o con amici.

Como Restaurant, cucina ceca, italiana e sushi.

Non c’è da perdere tempo, mettete sciarpa, guanti e cappuccio: la Parigi dell’Est vi aspetta.

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Zanzibar mare e spezie

Zanzibar è un’isola situata di fronte alle coste della Tanzania. Non è immediato arrivarci perchè non è facile trovare voli diretti, la maggior parte delle compagnie aeree propone almeno uno o due scali, ma capirete che ne vale la pena appena atterrerete.
La mia esperienza personale è stata volare su Dar Es Salaam (Milano->Cairo e Cairo->Dar Es Salaam) e poi da lì il traghetto che impiega circa un paio d’ore per arrivare a Zanzibar. Viaggio lungo, lo ammetto, ma totalmente ripagato.
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La città principale dell’isola è Stone Town ed è lì che si arriva viaggiando sia in aereo che in traghetto. È una delle città più importanti dell’Africa orientale, è stata capitale del Sultanato di Zanzibar e la sua architettura riflette sia il periodo dell’occupazione britannica che le molteplici influenze che caratterizzano la cultura Swahili. Troverete infatti elementi (soprattutto portoni) che rispecchiano l’architettura moresca, persiana, araba, indiana ed infine europea. Addentratevi per le vie dei mercati dove troverete il cuore pulsante della cultura locale.
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Ma Zanzibar è anche, e soprattutto, natura. Rigogliose giungle verdi e mare cristallino caratterizzano questi luoghi. Impressionante il fenomeno delle maree e la loro diversità in base alle zone dell’isola. A Kendwa, nel Nord, sono poco accentuate e il mare è più calmo e riparato. Se vi spostate a Jambiani invece, a Sud, vi accorgerete che il mare cambia in maniera impressionante. Le maree si alternano ogni 6 ore e la mattina vi troverete davanti ad uno spettacolo meraviglioso. Per fare il bagno dovrete camminare un bel pò, ma in compenso lo farete su distese di sabbia con acqua bassa e cristallina che daranno vita a panorami bellissimi, con le tipiche barche dei Masai adagiate nelle secche.
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Consiglio di fare le varie escursioni in barca, ce ne sono diverse in tutte le zone dell’isola, vi porteranno a visitare dei piccoli isolotti fra cui Prison Island, dove farete visita alla riserva con le tartarughe giganti. Spesso durante queste gite si approda su delle lingue di sabbia che emergono in mezzo al mare. Munitevi di cappellino e crema solare ma non perdetevi la sensazione di essere letteralmente su un francobollo di terra e solo acqua intorno. Quello è il momento dove potrete spogliarvi di tutto ciò che riguarda la quotidianità, lo stress, il lavoro e godervi degli attimi di vera pace e relax.
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Zanzibar_Orizzontale_2 Zanzibar_Orizzontale_3A Zanzibar troverete anche spezie, tante. Qui si coltivano molte varietà di quelle che usiamo comunemente anche in Italia ma che solitamente siamo abituati a vedere sotto forma di polvere o elementi secchi. Vederli freschi è stata una bellissima scoperta e se siete interessati all’argomento consiglio di fare quello che viene chiamato appunto “il tour delle spezie”. Vi porteranno a visitare le coltivazioni e vi spiegheranno i  molteplici utilizzi che se ne possono fare, non solo a livello gastronomico, ma anche curativo. È stato divertente cercare di riconoscere le varie piante e spezie fresche.
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Zanzibar è una meta che potrete prendere in considerazione in quasi tutti i periodi dell’anno, tenete presente che il culmine della stagione delle piogge è aprile. Ideale nei periodi da luglio a settembre, ma io ci sono stata per capodanno e il clima era perfetto. Qualche pioggia ogni tanto ma essendo un clima tropicale le nuvole arrivano, scaricano acqua in maniera violenta per 5 minuti e poi torna il sole più caldo di prima.
In generale ricordatevi che  non ci sono vaccini obbligatori ma alcuni sono consigliati, magari parlatene con l’Asl della vostra zona come ho fatto io, sapranno dirvi cosa è meglio fare. Essendo zona in cui è presente la malaria è comunque importate portare sempre con voi un bon repellente per gli insetti. 
Il visto per la Tanzania, necessario per entrare nel paese, potrete ottenerlo all’arrivo in aeroporto ad un costo di 50 dollari americani. Ricordatevi che i dollari vengono accettati ovunque purché siano stati emessi dopo il 2006.
A  me è piaciuta molto, è un viaggio che consiglio, difficilmente dimenticherò i sorrisi dei bambini che gridano “jambo” (che vuol dire “ciao”) quando ti incontrano.
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Un grazie speciale anche ai miei compagni di avventura che oltre a rendere questa esperienza unica, hanno condiviso con me i loro scatti per raccontarvi il nostro viaggio.

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Cortina d’Ampezzo d’inverno

Parlare di Cortina d’Ampezzo nella sua versione estiva prima di quella invernale sembra strano, eppure nell’articolo che trovate qui su iFood potrete perdervi tra i colori intensi della montagna d’estate, quasi percependo il profumo di abeti ed erba appena tagliata.
Ma Cortina senza la neve non è lei, e allora preparate la tuta da sci, attrezzatevi con la fat bike oppure con le pelli d’alpinismo e percorriamo insieme sentieri innevati e stradine scoscese, per innamorarci di panorami meravigliosamente unici.
Il verde lascia spazio al blu cristallino ed insieme al bianco prorompente vi faranno viaggiare con la mente, in attesa di godervi un weekend tra relax e attività tipiche.

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Ricca di impianti da sci che disegnano linee su tutta la quinta di montagne che la circonda, è la meta ideale per qualsiasi tipo di sciatore, dal piccolo apprendista nei campi baby all’esperto avventuriero, con anche uno snow park nel comprensorio delle Tofane. Del resto i Mondiali di sci del 2021 ci aspettano, e i progetti per arrivare pronti a questa data non mancano, ampliando l’offerta di piste e innovando quelle già presenti.

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Ma non esiste solo lo sci da discesa oppure lo snowboard, infatti, oltre all’anello da fondo che si trova nella zona più a nord del paese in località Fiames, potete armarvi di appositi sci da alpinismo e salire lungo i percorsi che d’estate vi portano a rifugi e bivacchi, per poi scendere curvando tra neve fresca e camosci.

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Quando la neve scende copiosa rende morbidi i profili e avvolge tutto quel che tocca in un silenzio meraviglioso, quasi come se il tempo si fermasse in istanti di ghiaccio ed anche i quartieri più vitali sembrano tornare nel passato. Colori smorzati e un candore austero, da guardare attraverso le finestre opacizzate dalla condensa avvolti in morbide coperte e con il camino che scoppietta.

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L’ultima novità dei noleggi di sci (che d’estate cambiano volto attrezzandosi con biciclette e attrezzature da ferrata) sono le fat bike, biciclette con ruote molto grosse nate per arrivare li dove le mountain bike tradizionali non arrivano, che siano paesaggi innevati o lande desertiche. Salendo su una di queste bike potrete seguire i percorsi per gli sci d’alpinismo e per le ciaspe (le racchette per camminare sulla neve senza sprofondare) e rifarvi della fatica con un ottimo pranzo tipico in rifugio.

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Le piste da sci sono praticabili anche, in zone apposite, dai piccoli di casa con bob e slitte e a poca distanza dal centro (in località Guargné) troverete anche un parco attrezzato e una parte di pista dedicata proprio a queste attività per grandi e piccini. Ma nulla di vieta di avventurarvi lungo la strada estiva, che d’inverno viene battuta con il gatto delle nevi, che porta verso il rifugio Ra Stua e scendere, dopo una sontuosa merenda, aggrappati alla slitta.

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Le attività da praticare non si fermano però alla sola neve, infatti a due passi dal centro lo storico Stadio del Ghiaccio (costruito per le Olimpiadi del 1956 ed in seguito ristrutturato internamente e chiuso sia in copertura che sul fronte aperto) ospita allenamenti e partite di hockey, oltre alle attività agonistiche di pattinaggio artistico, aperte al pubblico in orari prestabiliti che potete verificare sul sito ufficiale.

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Per tutte le info utili potete rifarvi al post ‘estivo’ sempre su Cortina, valutando anche località limitrofe dove ampliare la scelta di piste da sci (a San Vito di Cadore trovate ampie piste adatte a tutti, esposte a sud e preparate in notturna a regola d’arte, così che al mattino presto possiate essere i primi a segnare i solchi lasciati dalla fresa da neve) oppure una pattinata sul ghiaccio del lago di Misurina con le bellissime Tre Cime di Lavaredo a vista.

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La stagione invernale qui inizia presto, infatti già a fine novembre gli impianti esposti a nord riescono ad aprire arrivando fino ai primi di maggio grazie all’ausilio della neve artificiale.
Negli ultimi anni la sinergia delle attività locali ha permesso l’organizzazione della ‘Fashion week‘ che, a cavallo del ponte dell’Immacolata, vede un fiorire di eventi di moda, gastronomia e attività legate agli sport invernali.

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Valutate in anticipo il periodo che più vi è congeniale, confrontate i prezzi di alta e bassa stagione che si alternano durante l’inverno e godetevi un abbraccio della natura a 360 gradi.

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Photocredits: Si ringraziano il noleggio Snow Service (nella persona di Ute Dandrea) e Gabriele Dallago per le foto delle attività locali.

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Il Radicchio Rosso di Treviso IGP, il Fiore d’inverno

Nella splendida ed internazionale cornice della Laguna veneziana, all’interno degli spazi prestigiosi dell’Istituto provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà, si sono ufficialmente aperti i festeggiamenti per i vent’anni dal riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta del Radicchio Rosso di Treviso.

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Un appuntamento durato tre giorni in cui si sono alternati show cooking con originali proposte degli Chef presenti, degustazioni di piatti della tradizione, una ricca mostra mercato di eccellenze gastronomiche e prodotti trasformati, dai formaggi alla birra fino alle crostate ed al panettone al Radicchio Rosso di Treviso, nonché visite guidate alla bellissima sede dell’evento.

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Il Radicchio rosso di Treviso IGP in pastella e fritto, una vera delizia!

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Tra i piatti preparati durante gli show cooking, una originale (e buonissima) amatriciana con Radicchio Rosso di Treviso tardivo IGP e pesce spada preparata dello Chef  Leonardo Poma del Ristorante Albertini, dedicata alle popolazioni colpite dal sisma, nell’augurio di una rapida ricostruzione.

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Ma scopriamo un po’ di più su questo ortaggio inimitabile e così versatile in cucina, perfetto consumato sia cotto che crudo e utilizzabile dall’antipasto al dolce.

Era il 1996 quando il Radicchio Rosso di Treviso veniva riconosciuto come IGP, Indicazione Geografica Protetta, nello stesso anno nasceva il suo Consorzio di Tutela che oggi conta 89 soci, produttori lungimiranti che, seguendo un disciplinare e controlli rigorosi, producono in modo sostenibile questo meraviglioso prodotto.

Al fine di proteggere questa eccellenza veneta dalle contraffazioni, il Consorzio ha imboccato la strada del deposito marchio collettivo. La registrazione della denominazione “Radicchio Rosso di Treviso” come marchio collettivo servirà per rafforzare la tutela in ambito europeo e sui mercati extra UE.

Il disciplinare UE prevede che la coltivazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP sia  possibile soltanto nelle campagne di 24 comuni del Veneto ( 17 in Provincia di Treviso, 5 in Provincia di Venezia e 2 in quella di Padova). È proprio in quest’area pianeggiante del Veneto centrale che il radicchio lascia la terra per essere immerso nelle acque pure di risorgiva, molto ricche di sali minerali che gli permettono di tornare in vita. Tra queste tre province infatti, dalle profonde falde, riemerge il fiume di risorgiva più importante d’Europa, il Sile.

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Conoscete il lungo processo di lavorazione del Radicchio rosso di Treviso IGP?

Questo prezioso ortaggio, tolto dal campo, non arriva direttamente sulle nostre tavole ma necessita di un lungo processo di lavorazione, in buona parte manuale, ed è soprannominato Fiore d’Inverno perchè le rigide temperature invernali sono fondamentali per la sua produzione.

Importante distinguere anzitutto le due tipologie di Radicchio rosso di Treviso IGP: il Precoce ed il Tardivo.

La prima varietà, il Precoce con foglie più sviluppate e larghe la cui raccolta va da settembre a novembre, ed il Tardivo, notevolmente più pregiato, dalle foglie compatte ed avvolgenti di un bel colore rosso vivo, la cui raccolta avviene da novembre in poi, dopo alcune gelate.

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Il Radicchio Rosso di Treviso IGP è in origine una cicoria amara, che nel campo di coltivazione appare scura, infangata, e con le foglie accartocciate dalle prime gelate. Grazie al lungo processo di lavorazione, al sapere dei contadini (veri artefici di questa magia che si ripete ogni anno), e al fondamentale apporto delle acque di risorgiva, questa cicoria ormai sfibrata dal gelo e ai limiti della sopravvivenza, si risveglia e compie una vera e propria metamorfosi, presentandosi sulle nostre tavole trasformata in un bellissimo Fiore invernale, dalla foggia slanciata, pulita e decisamente regale.

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Il radicchio è una pianta biennale, soltanto nel secondo anno completa il suo ciclo vegetativo producendo il seme. Semina e piantumazione avvengono tra luglio ed agosto e, nel campo trascorre lunghi mesi prima che si possa procedere alla sua raccolta, che può iniziare soltanto a novembre.

È infatti necessario che le cicorie subiscano due brinate prima di lasciare il campo di coltivazione. Il gelo brucia letteralmente le foglie esterne, bloccando il processo vegetativo delle piante.

La piante di cicoria vengono quindi raccolte insieme alla loro radice, legate e collocate in ambienti coperti e con poca luce, immerse fino al colletto all’interno di vasche dove scorre acqua di risorgiva ad una temperatura costante non inferiore a 12-15 C°.

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Questo processo, detto di imbianchimento, dura circa 10-15 giorni e, grazie al tepore dell’acqua il cespo di radicchio la cui radice è ancora viva, si risveglia e viene così forzato a sviluppare nuove foglie, un cuore che nascerà croccante, succulento e con il tipico colore bianco e rosso dato dall’assenza di luce (il buio ne impedisce la fotosintesi).

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Prima di passare al confezionamento ed arrivare sulle nostre tavole, il Radicchio Rosso di Treviso IGP dovrà subire l’ultimo processo, sempre rigorosamente manuale, la toelettatura. Ultimo dei numerosi passaggi manuali previsti dalla lavorazione di questo prodotto, in cui mani esperte eliminano oltre il 70% delle foglie nate in campo.

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Ripulito da tutte le foglie esterne, rimarranno soltanto il cuore e una parte del fittone (la radice), commestibile anch’esso (sacrilegio buttarlo!). Un ultimo bagno in acqua corrente ed è pronto per essere confezionato.

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Chiaro che la qualità del prodotto è strettamente legata alla qualità del suolo, dell’acqua di risorgiva così ricca di sali minerali e al procedimento di lavorazione, che le aziende agricole del Corsorzio seguono attentamente sottoponendosi a rigorosi controlli. Sul mercato sono presenti purtroppo tante imitazioni realizzate con procedimenti molto meno onerosi e decisamente più rapidi, ma non portano ad un prodotto con le giuste caratteristiche.

La garanzia di una ottima qualità, di un prodotto croccante, dolce con una leggera nota amarognola, si ha cercando sul mercato il vero Radicchio Rosso di Treviso con il marchio IGP del Corsorzio.

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Per festeggiare i 20 anni di denominazione IGP del Radicchio Rosso di Treviso, alcune community di Instagramers del Veneto si sono sfidate in cucina con la #radicchiochallenge, preparando piatti a base di Radicchio.

A noi di iFood il compito di decretare foto e ricetta migliore!

Giuria composta da Vatinee Suvimol e Alessandra Giovanile per la fotografia e Instagram, Elisabetta Gavasso e la sottoscritta (Roberta Morasco) per la valutazione della ricetta.

Valutazione fatta tenendo conto dei seguenti criteri:

  1. Originalità, gusto ed equilibrio;
  2. Valorizzazione del Radicchio Rosso di Treviso IGP;
  3. Presentazione e composizione del piatto.

La ricetta e fotografia che per noi vince questa bellissima #radicchiochallenge è quella della community Igers Veneto, che hanno proposto due piatti in cui il Radicchio è assoluto protagonista, gli spaghetti integrali con pesto di radicchio e noci e delle mini quiche al radicchio e noci.

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I nostri complimenti anche alle altre community, Igers Vicenza, Treviso, Venezia, Belluno e Padova, la scelta non è stata facile, le ricette di questa #radicchiochallenge erano tutte originali e ben presentate!

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L’Antica Mostra del Radicchio Rosso di Treviso IGP continua a Treviso fino all’11 dicembre 2016, informazioni e dettagli li potete trovare nella fan page del Consorzio.

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Blog tour con Insolita Italia: reportage delle bellezze di Salerno e Amalfi

Adoro viaggiare, assieme al cibo è tra le mie più grandi passioni. Amo percorrere km, oltrepassare i cieli in alta quota e raggiungere terre lontane da sempre sognate. Forse, proprio questa mia ambizione di voler raggiungere i confini del mondo, è stata la “causa” di aver visto poco della mia terra. Me ne rammarico perché il nostro bel paese è tra i più belli del mondo e le sue infinite bellezze, sono motivo di vanto e orgoglio. Per cui, quando ho saputo che avrei fatto parte del gruppo di blogger partecipanti al blogtour di Insolita Italia, ho fatto i salti di gioia! Un tour ricco di bellezze e cultura, da Salerno ad Amalfi, approdando in luoghi con paesaggi mozzafiato e patrimonio di questa terra, la mia. 

Assieme alle mie compagne di viaggio Valentina Scannapieco, Laura Perri, Sonia Paladini e Simona Pirrone, abbiamo visitato posti unici e abbiamo assaggiato le prelibatezze di questo territorio che ancora preserva antiche tradizioni e amore per la qualità, come se il tempo non avesse scalfito antiche usanze.

Il tour ha avuto inizio con la scoperta di Cetara, un piccolissimo borgo che si affaccia su un mare blu e cristallino. Qui, in particolar modo, abbiamo avuto il piacere di conoscere un prodotto locale davvero unico: la “colatura di alici”. La colatura, è una salsa dal sapore intenso e saporito, ottenuta da alici  lasciate sotto sale per 24 ore. Dopodiché, le alice vengono trasferite in piccole botti di castagno chiamate “terzigni”, alternate da strati di sale e ricoperte da un disco di legno il quale verrà spinto verso il basso grazie al peso di un masso che farà da peso. Man mano che il disco scende, affiora in superficie un liquido che verrà poi conservato in appositi recipienti di vetro, filtrato attraverso stracci di lino e infine pronto per la consumazione. Piatto tipico è senza ombra di dubbio gli spaghetti con la colatura che abbiamo avuto il piacere di provare nel noto ristorante “Al Convento” di Pasquale Torrente.

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Foto di Sonia Paladini
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Foto di Sonia Paladini
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Foto di Sonia Paladini

Il secondo giorno, il tour ha fatto tappa ad Amalfi, perla della costiera amalfitana. Tra limoni dal profumo inebriante e distese di verde, ci siamo emozionate durante il nostro “lemon tour” nella Valle dei Mulini. Grazie a Salvatore, che ci ha fatto da guida tra i terrazzamenti di agricoltura verticale, abbiamo vissuto un’esperienza unica ed irripetibile. La sua storia ci ha emozionato: lasciare il suo lavoro rispettoso, ben pagato, per accorrere in aiuto verso la sua famiglia, la sua terra, le sue tradizioni e origini. Lì, dove i contadini vengono chiamati “contadini volantini” perché si arrampicano tra i limoneti; lì, dove lo sfusato amalfitano è simbolo di bellezza, profumo, unicità e storia antica generazioni. La giornata si è conclusa in bellezza con una visita nella cucina di dove nasce la “melanzana ca ciucculata” dolce tipico di Amalfi dal gusto intenso, particolare e unico!

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Foto di Valentina Scannapieco
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Foto di Valentina Scannapieco

Il terzo giorno, abbiamo fatto visita agli scavi archeoligici di Paestum, definito il sito più antico del sud Italia. La guida ci ha mostrato i principali templi: il tempio di Nettuno, il tempio di Hera e il tempio di Atena. Il tempio di Nettuno è in particolar modo il più suggestivo, poiché è quello che si è conservato meglio nel corso dei secoli ed è il più grande dell’intero sito archeologico. Affascinante anche la visita agli altri monumenti di interesse archeologico presenti a Paestum: l’anfiteatro romano, la tomba del truffatore e il museo Nazionale di Paestum. Terminata la visita, abbiamo consumato il nostro pranzo ospiti dell’azienda agricola Barlotti. Qui la qualità è di casa e si vede! La mozzarella è tra le più buone che abbia mai mangiato e l’attenzione verso le bufale, è tale da rendere le stalle un habitat sereno e pacifico per l’animale. Emozionante la visita al nido di cuccioli di bufala…un’esperienza indimenticabile! L’intensa giornata, già ricca di emozioni, si è conclusa nelle cucine del noto ristorante Pascalò a Vietri sul Mare. Un onore essere lì, in una cucina professionale, assieme al padrone di casa Pasquale Vitali e Luigi Chirico, presidente dell’associazione ristoratori Vietri sul Mare. Un’esperienza unica assistere ad un live showkooking dove tra pomodorini del piennolo DOP, alici di Cetara, pesto alla cetarese e ceramiche tipiche di Vietri, ci siamo sentite veramente a casa!

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Foto di Simona Pirrone

 

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foto di Simona Pirrone
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Foto di Laura Perri

Il nostro tour è arrivato alla fine e come ultima tappa, abbiamo fatto visita al pastificio storico Antonio Amato. E’ stato affascinante veder “nascere” la pasta che comunemente portiamo in tavola tutti i giorni. Tutto prende vita dalla scelta del grano migliore e dalla lavorazione della semola, si prosegue con la trafilatura, poi successivamente la pasta viene tagliata,quando è ancora morbida e flessibile, e infine lasciata ad essiccare. Medesimi passaggi tramandati da anni, quando non c’erano ancora le macchine e il tutto veniva svolto da mani sapienti, gesti antichi che si tramandano col tempo e che semplicemente si modernizzano, conservandone tradizione e cultura. La pasta confezionata e venduta in tutto il mondo, si presenta al pubblico in forme perfette, poiché i difetti vengono eliminati prima del confezionamento da un macro setaccio vibrante. Quando la qualità è la prima regola fondamentale di un intero processo! 

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foto di Laura Perri
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Foto di Laura Perri

Il mio diario di viaggio si conclude qui e aggiungo un altro bagaglio ricco di esperienze, sapori e profumi. Ed è osservando queste immagini che l’immagine del sole che sorge, facendo capolino tra le nuvole e riflettendosi su un mare calmo e taciturno, mi fa pensare a quanto sia bello emozionarsi per le bellezze della propria terra. 

 

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Paestum: Parco Archeologico del Cilento

Una delle tappe del blogtour organizzato da InsolitaItalia in collaborazione con iFood, che mi ha vista coinvolta in prima persona insieme alle mie colleghe redattrici Laura, Sonia, Valentina e Anna Rita è stata al Parco Archeologico di Paestum, in provincia di Salerno.

Paestum è uno dei siti archeologici più antichi del sud Italia, ricchissima di monumenti storici, per questo l’UNESCO lo ha incluso nell’elenco dei siti di interesse mondiale, da salvaguardare come patrimonio dell’umanità.

E’ stato uno dei principali centri della Magna Grecia e le tracce più antiche di insediamento umano risalgono al Paleolitico. Alla fine del V secolo a.C. la città fu conquistata dai lucani, mentre nel 273 a.C. si stabilirono i romani.

paestum-1Il sopralluogo è stato affascinante e suggestivo, la guida ci ha parlato degli scavi tutt’ora attivi, e prima di guidarci all’interno del museo in cui sono custoditi tutti i bassi rilievi, resti di vecchie tombe e reperti archeologici di vita quotidiana ritrovati durante gli scavi, ci ha mostrato i principali templi:  il tempio di Nettuno, il tempio di Hera (La Basilica) e il tempio di Atena, tutti costruiti secondo le regole dell’ordine dorico.

Il tempio di Nettuno è stato costruito intorno alla metà del V secolo a.C., è il più grande tempio di Paestum e anche quello che si è conservato meglio negli anni. Di tutta l’area archeologica, è’ il tempio che colpisce maggiormente, costruito con enormi massi collegati tra di loro tramite semplici tasselli, senza malta, questa tecnica costruttiva ha consentito all’edificio di resistere a terremoti e altre calamità naturali. 

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Il tempio di Hera invece è il più antico dei templi presenti di Paestum, si ritiene fosse stato edificato intorno il 550 a.C. Considerato a lungo una basilica romana, in realtà il tempio è stato dedicato ad Hera, moglie di Zeus, ma ancora oggi viene chiamata “Basilica”. La sala al suo interno è divisa da una fila di colonne centrali invece all’esterno troviamo 9 colonne su entrambe le parti frontali e 18 colonne su entrambe le parti laterali. Le colonne erano molto importanti per sostenere il tetto spiovente in legno, di cui oggi non è rimasto nulla.

tempio-di-hera-1Infine il tempo di Atena (o di Cerere) che è stato edificato verso la fine del VI secolo a.C. È l’unico tempio di cui si ha la certezza a quale divinità sia stato dedicato, per l’appunto Atena, la dea dell’artigianato e della guerra. Posizionato sul punto più alto della città, il tempio dominava l’area. La parte interna è elevata rispetto al colonnato circostante, ed era accessibile attraverso un’ampia anticamera, decorata con colonne doriche nel peristilio e ioniche nella cella.

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Da non perdere anche gli altri monumenti di interesse storico ed archeologico presenti a Paestum tra questi: la tomba del tuffatore, il Museo Nazionale di Paestum e l’anfiteatro romano.

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A Paestum abbiamo avuto il piacere di visitare l’azienda agricola Barlotti che ci ha accolti con una ricca degustazione a base di prodotti del loro caseificio, a cominciare dalla vera mozzarella di bufala.

Oltre le stalle con le bufale, sono presenti il ristorante con pittoreschi tavoli in legno, fiori freschi, grandi vetrate con vista sul giardino esterno e un piccolo spaccio adiacente al ristorante in cui è possibile acquistare i prodotti caseari.

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Paestum è la perla del Parco del Cilento, oltre l’arte e la cucina ha una posizione privilegiata vicino al mare, la tappa ideale per una vacanza!