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Food photography: la temperatura colore

Come gestire e utilizzare i colori della luce

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La temperatura colore serve a determinare l’esatto colore delle sorgenti di luce e si misura in gradi Kelvin (K) in una scala nella quale il colore bianco sta tra i 5000°K e 5500°K. La luce infatti può essere calda, neutra o fredda variando tonalità dal rosso al blu. Con una temperatura colore bassa avremo una dominante rosso-gialla mentre con una temperatura colore alta avremo una dominante blu-azzurra. Il fuoco (una candela, un falò o un caminetto acceso) produce una luce molto calda e tutto ciò che lo circonda assumerà ai nostri occhi una colorazione rossastra. Al contrario un giorno senza sole, coperto da nuvole scure grigio-bluastre, darà una luce fredda e tutto sembrerà tendere all’azzurro. Il sole pieno a mezzogiorno produce invece una luce neutra perfettamente bianca, permettendoci di percepire i colori esattamente così come sono ma nelle altre ore della giornata cambia fino ad arrivare all’arancio del tramonto o dell’alba. La luce solare è diversa anche a seconda della stagione e della latitudine: in inverno è più fredda e in estate più calda, e in Norvegia è molto più azzurra di quella che arriva in Marocco.

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L’essere umano possiede quella che viene chiamata “costanza percettiva cromatica”, cioè la capacità di distinguere il colore di un oggetto indifferentemente dal colore della luce che lo illumina. Saremo sempre in grado di capire che un foglio di carta è bianco sia guardandolo al tramonto che in una giornata nuvolosa. Le fotocamere non possono farlo quindi siamo noi che dobbiamo dire loro in che tipo di situazione di luce ci troviamo. Se non lo facciamo interpreteranno il colore del foglio al tramonto come giallo e il colore dello stesso foglio sotto le nuvole come celeste. Ovviamente hanno una modalità automatica per il riconoscimento della temperatura colore ma, come per tutti i comandi automatici, non è detto che dia sempre il risultato più corretto e sopratutto nel caso volessimo dare alla foto una sensazione cromatica ben precisa o fare qualcosa di più creativo, non ci permette di poter scegliere liberamente. Se ad esempio usassimo il bilanciamento automatico per fotografare una scena durante l’ora del tramonto, la macchina tenderebbe ad azzerare la dominante arancione facendoci sì vedere un oggetto bianco effettivamente di colore bianco, ma facendoci perdere tutta l’atmosfera e la sensazione che quella luce dà. Oppure potremmo trovarci nella situazione inversa di scattare a luce neutra ma avere la necessità di dare all’immagine una dominante colore. Le tre foto che ho messo ad inizio articolo sono una prova di questo: sono realizzate tutte con fondo bianco e luce neutra ma ho scattato impostando nella fotocamera tre temperature colore diverse. Nella prima ho scelto una temperatura bassa così che la macchina, calcolando di dover compensare una luce calda, ha raffreddato i toni facendoli virare verso l’azzurro; nella seconda ho impostato la temperatura corretta mentre nella terza ho scelto una temperatura alta così da ottenere colori più gialli. La foto dei nashi bianchi doveva dare la sensazione di acquosità per via del sapore rinfrescante del frutto, inoltre doveva essere pubblicata tra marzo e aprile e la dominante celeste chiaro ricordava sia l’idea di freschezza che la luce di fine inverno. La foto dei lamponi doveva essere solo dimostrativa quindi il bianco puro era perfetto mentre l’ultima foto serviva per un articolo sui succhi di frutta che sarebbe uscito in estate quindi una dominante calda era più adeguata. 

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Giocando con la temperatura colore in modo ancora più estremo possiamo ottenere effetti come quello che vedete in queste foto che ho fatto durante una degustazione all’aperto e in notturna di bollicine franciacorta. Non mi sono limitata a non impostare correttamente la temperatura colore in fase di scatto, ma l’ho anche ulteriormente abbassata in post produzione fino ad avere una tonalità blu scura per dare l’idea della freddissima luce lunare che si ha di notte altrimenti non avrei comunicato la suggestività di un evento del genere.

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Oltre che con le condizioni temporali di stagione o di orario, si può giocare con le affinità col soggetto come nel caso delle foto sopra alle quali ho scelto di dare una dominante giallo oro direttamente collegabile al colore del vino passito che stavamo assaggiando. Ci sono alcuni fotografi che decidono di dare sempre una precisa variante cromatica alle proprie foto come fosse una firma stilistica, un gusto personale che li rende subito riconoscibili. Per il food è il caso ad esempio di Con Poulos (fotografo dei libri di Donna Hay e Martha Stewart) che scatta quasi sempre con fondo bianco e dominante colore celeste. Per sperimentare tutti questi cambi cromatici dovete solo andare a modificare i gradi Kelvin nelle impostazioni della macchina fotografica, ma fate attenzione perché alcuni modelli base non hanno questa possibilità e vi permetteranno solo di scegliere tra pochi valori preimpostati e indicati con simboli come una nuvoletta, il sole, una lampadina, ecc.

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Se modificate la temperatura colore inconsapevolmente senza avere in mente un preciso risultato cromatico da ottenere o se non la impostate affatto, la foto sembrerà unicamente quello che è, cioè un errore. Nelle tre versioni della stessa foto qui sopra è chiaro che l’unica accettabile è la centrale. Quella a destra sembra solo ingiallita e non piacevolmente calda come quelle del passito, mentre quella a sinistra ha preso quel celestino asettico tipico delle peggiori luci neon da ospedale.

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Nei casi estremi in cui la luce è talmente calda o fredda da non riuscire a compensarla con i valori che ci offre la fotocamera, oppure quando ci sbagliamo o scattiamo al volo, il negativo digitale (raw) ci salva mentre scattando solo in jpg possiamo fare poco. Cercate di scattare sempre in raw per avere più libertà d’azione o di recupero in postproduzione. La foto sopra è stata scattata impostando il grado più basso possibile di temperatura colore nella fotocamera ma non è bastato perché è rimasta gialla. Grazie al raw ho potuto abbassarla ulteriormente in postproduzione fino ad ottenere il bianco. Con il jpg avrei potuto migliorarla ma non recuperare così tanto le tonalità dei singoli colori. Questa purtroppo è una situazione che potrà capitarvi spesso se fotografate durante una cena al ristorante senza flash perché molti locali tendono ad avere luci basse e calde o addirittura candele per dare atmosfera all’ambiente. Come avete capito quindi non c’è una regola obbligatoria da seguire, tutto dipende sempre da quello che volete comunicare. In fotografia gli errori tecnici diventano interpretazioni se fatti con consapevolezza.

6 aprile 2015

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