feudi1a

Feudi di San Gregorio, i vini dell’Irpinia e Marennà

La cantina più grande del sud Italia, 3 vini docg e un dessert paradisiaco

condivisioni

Continua il viaggio tra le eccellenze irpine promosso dalla Camera di Commercio di Avellino in concomitanza con TuttoFood, questa volta fra vitigni locali e un ristorante stellato Michelin. L’interno campano è un territorio aspro e dolce insieme grazie al susseguirsi ravvicinato di montagne, colline e vallate con corsi d’acqua, alle grandi escursioni termiche tra giorno e notte e al vento forte che spesso lo percorre. Un entroterra di origine vulcanica votato alla viticultura già dai tempi di Plinio e dell’impero romano. L’Irpinia pur essendo una zona ristretta geograficamente parlando, è ricchissima di vigneti e può vantare 19 DOP e ben 3 DOCG: Greco di Tufo, Fiano di Avelino e Taurasi. Il Greco di Tufo è uno dei pochi vini bianchi italiani (assieme al marchigiano Verdicchio) in grado di invecchiare benissimo. Importate dalla Grecia dagli antichi romani, le sue viti crescono su siti di tufo con suoli gessosi (da cui il nome) . Il Fiano preferisce invece suoli vulcanici e argillosi, e possiede uve talmente dolci da attirare anche le api. Il Taurasi viene prodotto con uve di Aglianico, il più nobile e importante vitigno dell’Italia meridionale, anch’esso di origine greca.

feudi8

E’ sulla produzione di questi vini che si basa il lavoro di Feudi di San Gregorio, l’azienda vinicola leader del sud Italia. Relativamente giovane, fondata solo nel 1986, in pochi anni è riuscita a imporsi anche nel mercato internazionale facendo conoscere i vini campani nel mondo. A fine anni ’80, quando in molte zone d’Italia i vitigni internazionali stavano soppiantando le varietà autoctone, Feudi scelse di puntare tutto sulle uve tradizionali irpine, studiando la storia del territorio, selezionando i terreni migliori e i vitigni più adeguati. Recuperarono viti anche di 150 anni soprattutto nell’area di Taurasi, affiancandole ad impianti nuovi e moderni. L’attuale sede dell’azienda è stata realizzata nel 2004 dall’architetto giapponese  Hikaru Mori ed è uno dei più eleganti e raffinati esempi di cantina moderna presenti in Italia.  

feudi5

L’edificio è circondato da un roseto e da un giardino aromatico con ben 70 diversi tipi di erbe ad uso esclusivo della cucina del Marennà, il ristorante da una stella Michelin che si trova all’ultimo piano della struttura. Fare il giro della cantina è uno spettacolo per gli occhi, dalle sale di accoglienza agli spazi di rappresentanza, con la chicca dei vini esposti con i campioni di terreno da cui provengono, per rendere ben visibile agli occhi la tipicità e la diversità di ogni singola uva.

feudi7

La bottaia è spettacolare: uno spazio unico enorme dal soffitto a volte, con un secondo piano sospeso che si affaccia sulle botti sottostanti. E’ qui che il gentilissimo staff di Feudi ci ha offerto un brunch spettacolare a base di salumi e formaggi tipici della zona, accompagnati dalla focaccia più soffice e croccante mai provata (preparata nelle cucina del loro ristorante ovviamente) e soprattutto dalle bollicine del Dubl, nato dalla volontà di sperimentare uno spumante realizzato con metodo classico sulle uve della tradizione campana.

feudi2

Ultima novità in casa Feudi è la possibilità di personalizzare le bottiglie. Direttamente dallo store online si può scegliere uno dei loro vini, indicare un simbolo, un logo o delle iniziali e una frase che andranno a creare l’etichetta su misura per un regalo o un’occasione particolare. Come vedete dalla foto, quelle che ci hanno regalato erano in una semplice confezione nero opaca con le nostre iniziali in oro, e con una scritta sulla bottiglia a ricordo della giornata passata nella loro azienda.

feudi6

Come accennavo prima la cantina ha anche un ristorante, il Marennà, che vanta una stella Michelin dal 2009. Il nome deriva dal lessico dialettale del luogo: “a marenna” era una sorta di colazione di metà mattinata che i contadini facevano per riposarsi dal lavoro. Questo ristorante è stato un successo al di là delle aspettative per Feudi, arrivando alla stella in soli tre anni dall’apertura. Partito come punto di ritrovo con cucina per i clienti dell’azienda, si è avvalso della consulenza di Heinz Beck prima di affidarsi completamente all’attuale chef Paolo Barrale, suo ex allievo. Di origini siciliane ma adottato irpino da molti anni, Barrale crea piatti di alta cucina campana partendo da ricette e abbinamenti storici della regione, trasformandoli in portate raffinate grazie all’utilizzo anche di ingredienti nobili e particolari e ovviamente di tecniche di cucina più moderne e complesse.

feudi9

Il ristorante ha grandissime pareti vetrate che si affacciano sulle verdi colline irpine, vetrate che si allungano fino alla cucina a vista per creare un unico spettacolo visivo, dal paesaggio al lavoro dello chef e del suo staff. A tavola veniamo accolti dal benvenuto dello chef, una ciotolina deliziosa e divertente che gioca con il contrasto caldo-freddo: “ricordo del ragù con spuma” con crema fredda di yougurt di bufala, sugo caldo e molliche di pane aromatizzate.

feudi3

A seguire per antipasto baccalà con crema di scarola, latte di mandorla e caviale vegetale, un piatto delicato e vagamente dolce, con la genialata del finto caviale realizzato con i semi di basilico. Come primo ravioli di borragine con asparagi, burro di manteca e stravecchio di bruna alpina, e per secondo una spalla di vitello alle spezie con purea di sedano rapa e verdure primaverili. Infine arriva quello che potrei definire come il dessert più sublime ed entusiasmante mai assaggiato in assoluto, quella che al Marennà chiamano “la nostra pastiera 2015“. Una vera rivelazione, una folgorazione per tutti i sensi, dal gusto, al profumo alla consistenza. Dopo il primo cucchiaino ho guardato gli altri commensali in cerca di consenso: “ma sono io che sto impazzendo e sto provando un assaggio di paradiso o è possibile che qualcuno abbia concepito un dolce del genere qui sulla terra?” Della pastiera in realtà ha solo l’idea e gli ingredienti base, perché per il resto è qualcosa di davvero nuovo. Alla base del piatto ci sono delle piccole semisfere di frolla, il grano cotto e dei pezzetti di arancia semicandita, non solo la buccia dell’agrume ma degli spicchietti che comprendevano anche la polpa per lasciare il sapore rinfrescante del frutto oltre alla dolcezza della scorza candita. La ricotta in versione spuma, soffice e vellutata, ricopre tutto nascondendo un cuore di sorbetto all’arancia arricchito dall’acqua di fiori d’arancio. Una sottile lastra di zucchero appoggiata sulla spuma fa da base di appoggio a dei profumatissimi petali di gelsomino.

feudi4

I vini di Feudi ci hanno ovviamente accompagnato per tutto il pranzo, dal Greco di Tufo per l’antipasto e il primo, al buonissimo Taurasi Riserva per il secondo fino al passito prodotto dalle loro uve di Fiano. Il Taurasi era un Piano di Montevergine del 2009, il vigneto simbolo di tutta la produzione della Feudi di San Gregorio, un terreno nel quale le viti si affiancano ad alberi di nocciole ed ulivi. Ha un colore rosso rubino intenso, profuma di frutti rossi dolci e in bocca rimane morbido e vellutato. Il passito invece era una bottiglia di Privilegio 2013, anche questo buonissimo e perfetto in abbinamento con il dessert proposto. Non eccessivamente dolce, dal colore dorato chiaro, molto limpido, profuma di fiori bianchi e di frutta fresca.

feudi10

Se vi trovate in Fiera a TuttoFood e volete assaggiare questi vini, potete passare allo stand di Feudi di San Gregorio nella sezione dedicata all’Irpinia. Altrimenti se avete in programma un viaggio nell’interno campano, vi consiglio caldamente una visita completa in cantina dalla bottaia al ristorante… e mi raccomando, se è nel menù di stagione, prendere la pastiera a tutti i costi!

4 maggio 2015

Traduci

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Le Ricette Più Viste