Hong Kong

Il gusto di Hong Kong nei piatti Vicky Lau: miglior chef asiatica 2015

Un viaggio nei sapori della Cina che, a sorpresa, incontrano l'Occidente

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Avevo letto del Tate e di Vicky Lau in un articolo sul Guardian e ne rimasi subito affascinata. Galeotto un viaggio a Hong Kong, che stavo organizzando, e il mio compleanno che ricorreva proprio in quella settimana, ho deciso di farmi un regalo e prenotare una cena in quell’antro magico fatto di sapori e colori.

Il locale, piccolo ed elegante, si trova nel vivace quartiere di Soho, nei mid levels di Hong Kong, che si può raggiungere in taxi o con i lunghi tapis roulant che si arrampicano su per la collina.
 Dal 2013 il Tate detiene una stella Michelin e nel 2015, l’eclettica chef Vicky Lau, ha ottenuto il riconoscimento Veuve Clicquot Asia Best Female Chef. Insomma, grandi aspettative per una semplice cena di compleanno.
 Quello che si capisce subito osservando i piatti è che l’obiettivo è quello di portare in tavola paesaggi alimentari che nutrano la mente. Un menù degustazione ampio, che cambia ogni stagione, e che fa viaggiare in una dimensione quasi meditativa.
 Solo ventiquattro coperti, in un locale dalle pareti bianche e dall’illuminazione semplice. All’apertura, nel 2013, il desiderio di Vicky era quello di avere un luogo dove poter esprimere i propri desideri e sogni attraverso qualcosa di commestibile.
 Un modo come un altro per raccontare storie, il suo. Perciò, seduti a un tavolo del Tate bisogna prendersi il giusto tempo per ascoltare cosa la chef ha da raccontare. Ma non aspettavi che la storia vi venga spiegata, dovrete interpretarla in autonomia. Solo in rari casi può accadere che Vicky Lau scriva una poesia e la infili sotto il piatto.
 Essendo io stata ad agosto, ho degustato il Sensual Menu, la versione estiva di sei portate e difficilmente la potrò scordare. La sua cucina è una perfetta armonia tra arte, artigianato e scienza fatta di consistenze diverse, contrasti e colori.

fregola e gamberetti
Cosa recita la carta? Pomodoro marinato con purè di cavolfiore, ghiaccio alla mandorla, crema di avocado e semi di senape; spuma di capasanta con granchio di Taraba, gelée di yuzu, medusa marinata, caviale e cialda di carta di riso; millefoglie di tuberi con spuma di cavolfiore e aglio nero in acqua di vongole; fregola sarda con gamberetti baby saltati; petto di piccione cotto a bassa temperatura con fillo pasta, carciofi e sedano rapa; patè di ribes, mousse di lavanda, gelato allo zafferano e meringa allo yogurt.

Zen garden
Il pasto, nemmeno a dirlo, termina con un giardino zen preparato con un dolce a base di mousse al matcha, mousse di cioccolato bianco e macarons. Viene presentato come un mini giardino, con la sabbia di zucchero, che induce alla riflessione. Questo piatto è un omaggio ai maestri dei giardini zen e l’arte del tè. Come vedete, questi piatti raccontano di una storia che si svolge tra Oriente e il Mediterraneo dal sapore di mare. Forse si svolge tra i viali di Hong Kong, sovrastati dai grattacieli, oppure sulle spiagge bianche di Sardegna. Non ci è dato saperlo, ma possiamo immaginarne una nuova a ogni assaggio.
Consiglio di lettura: La storia si Vicky Lau mi ricorda la trama di un libro che ho letto di recente “ Il ristorante dell’amore ritrovato”, di Ito Ogawa, dove si racconta di una giovane ragazza che, per sanare le ferite lasciate da una storia d’amore finita, si rifugia sulle montagne giapponesi e apre un ristorante con un solo tavolo.

8 ottobre 2015

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